Notizie Notizie Italia Apple compie 50 anni: dal garage di Steve Jobs all’impero da 3.700 miliardi di dollari

Apple compie 50 anni: dal garage di Steve Jobs all’impero da 3.700 miliardi di dollari

1 Aprile 2026 13:12

Era il primo aprile del 1976 quando due giovani californiani un po’ hippy  e un po’ nerd firmarono un contratto di partnership per dar vita ad una società che producesse personal computer, la Apple Computer Company.

Steve Jobs, un ventunenne che aveva abbandonato gli studi universitari ed era appena tornato da un viaggio di “ricerca spirituale” in India, e Steve Wozniak, un impiegato della Hewlett-Packard, quel giorno avviarono uno dei più grandi successi del capitalismo americano di tutti i tempi, evolutosi in un gigante tecnologico il cui valore di mercato si aggira oggi intorno ai 3.700 miliardi di dollari.

Apple nel corso di quest’ultimo mezzo secolo ha saputo cambiar pelle in modi sorprendenti, lanciando prodotti che hanno definito il loro tempo integrandosi profondamente nella vita di tutti i giorni, dai primi computer Macintosh, all’iPod fino all’iPhone, ad oggi e di gran lunga ancora il prodotto di punta della società di Cupertino.

Gli inizi straordinari: l’Apple II, lo sbarco a Wall Street, il primo Macintosh

I primi passi di Apple corrispondono a quelli delle narrazioni favolistiche sulla Silicon Valley, a partire dal leggendario garage, quello della casa dei genitori di Jobs a Los Altos, California, che i due fondatori utilizzavano nel tempo libero come magazzino per costruire i loro prototipi. Al mito fondativo della società appartiene anche la storia di Ron Wayne, una sorta di “quinto Beatle” di Apple. Wayne era allora un ingegnere di 41 anni che fece da consulente a Jobs e Wozniak e a cui fu data una quota del 10% ma di cui, sfortunatamente per lui, si liberò pochi mesi dopo per 2.300 dollari. L’avesse mantenuto, quel 10% varrebbe ora 370 miliardi di dollari.

Il primo grande successo di mercato arrivò nel giugno del 1977, con il lancio dell’Apple II, il loro primo personal computer. Nonostante il prezzo molto alto di 1.298 dollari, che corrispondono a circa 7000 attuali, le vendite furono straordinarie e spinsero la società verso lo sbarco a Wall Street, avvenuto nel 1980. Secondo un calcolo di AP, un acquisto di 2.200 dollari di azioni Apple nel 1980 al prezzo dell’IPO varrebbe oggi oltre 5,5 milioni di dollari.

Il 24 gennaio 1984 inaugurò anche lo stile teatrale e ricco di suspense delle presentazioni di Steve Jobs, poi divenuto un segno distintivo di Apple e in generale del modus operandi della Silicon Valley. Quel giorno Jobs, nel corso dell’incontro annuale degli azionisti, accompagnato dalla canzone di Bob Dylan “The Times They Are A-Changin’” presentò il primo Macintosh, un personal computer che introduceva il mouse ed era dotato di un’interfaccia grafica con cui gestire i file del sistema.

Il lancio del Macintosh, chiamato così in nome di una varietà di mela apprezzata da uno degli ingegneri, rappresentò qualcosa di rivoluzionario anche dal punto di vista della comunicazione Fu infatti preceduto da uno spot pubblicitario diretto da Ridley Scott ispirato al romanzo 1984 di George Orwell e andato in onda durante il Superbowl, che viene ancora oggi considerato una pietra miliare nella storia della pubblicità.

L’abbandono di Jobs, l’ascesa di Microsoft e gli “anonimi” anni 90

Nonostante le innovazioni il Macintosh non vendette tanto quanto previsto, forse per via del costo ancora molto elevato, pari a 7.900 dollari attuali. La delusione provocò licenziamenti e tagli di costi e una frizione tra Jobs a l’allora ceo John Sculley, che si tradusse nelle dimissioni di Jobs nel settembre 1985. Il fondatore si sentì tradito e vendette tutte le sue quote, rimanendo con solo un’azione simbolica.

Gli anni 90 videro l’ascesa del pc e del sistema operativo Windows di Microsoft, che non si fece troppi problemi a replicare l’interfeccia grafica inventata da Apple. Una causa legale durata sette anni e finita alla Corte Suprema americana diede tuttavia ragione alla società di Bill Gates non giudicandola in violazione del diritto d’autore.

Apple visse gran parte di quel decennio un po’ in sordina, con vari avvicendamenti al vertice fino al ritorno di Jobs nell’agosto del 1997. Da allora è iniziata la seconda vita della società.

Il ritorno di Jobs, la “seconda vita” di Apple: dai primi iMac all’iPhone

La prima mossa di Jobs dopo il ritorno sfruttò un’iniezione di liquidità da 150 milioni di dollari arrivata proprio da Bill Gates, dopo una pacificazione dei rapporti tra le due società. Questo investimento consentì a Jobs di sviluppare una serie di personal computer colorati e dalle forme accattivanti, che furono chiamati “iMac”. Fu quello il momento in cui Apple introdusse la celeberrima “i” nella denominazione dei suoi prodotti, con la quale si compatta un mantra formato da “internet, individual, instruct, inform, inspire”.

Negli anni 2000 si cambia ancora marcia e i prodotti Apple passano dall’essere fruiti da una nicchia ammirata dagli appassionati di design a prodotti di massa. Nell’ottobre 2001 arriva il primo iPod, un lettore di musica digitale tascabile in grado di immagazzinare fino a 1.000 canzoni, destinato ad obliterare il mercato dei compact disc. Apple ne arrivò a vendere 450 milioni, attraverso varie iterazioni e design.

Il 9 gennaio 2007 Jobs presentò su un palco di San Francisco quello che sarebbe diventato un prodotto talmente rivoluzionario da ridefinire un intero segmento del mercato nel giro di pochi mesi: l’iPhone. Telefono cellulare, iPod con tastiera touch screen, e apparecchio per connettersi ad internet, tutto in un unico prodotto tascabile.

Da allora ne sono stati venduti oltre 3 miliardi e, quasi 15 anni dopo la morte di Steve Jobs, l’iPhone rappresenta oltre la metà dei 416 miliardi fatturati annualmente da Apple.

Quest’anno si attende un chiaro posizionamento di Apple nell’AI

In questo 2026 il mercato si attende da Apple una schiera di nuovi prodotti in grado finalmente di chiarire il posizionamento della società nell’era dell’AI.

Ci sono rumors sul lancio di un nuovo telefono ripiegabile, forse chiamato iPhone Fold, che dovrebbe accompagnare l’uscite dell‘iPhone 18 in settembre. Inoltre una nuova serie di personal computer Mac dovrebbe arrivare presto, tra questi un MacBook dotato di touchscreen.

Tutti gli occhi sono puntato adesso sulla Worldwide Developers Conference che Apple terrà a giugno. Come riporta un’analisi di Wedbush, grandi aspettative sono riposte sulla versione dell’assistente vocale Siri integrata con intelligenza artificiale, il cosiddetto Siri AI.

“L’azienda è chiamata a presentare una strategia AI di successo a Cupertino dopo aver posticipato questo lancio di punta lo scorso anno. Ci aspettiamo che Apple discuta l’integrazione con Gemini, spiegando come Google alimenterà il proprio modello per i servizi AI di Apple, tra cui una Siri personalizzata con un migliore contesto personale e una maggiore consapevolezza di ciò che appare sullo schermo, si legge in un’analisi di Wedbush, che prevede anche “il lancio di un servizio di abbonamento AI entro il 2027”.