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Al via l’era Obama, focus degli analisti sul piano di stimolo all’economia

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Parte l’era di Barack Obama alla Casa Bianca. L’esito dell’esperienza di quello che è stato ribattezzato l’uomo della speranza sarà legata a doppio filo ai risultati che coglierà il suo piano di stimolo all’economia. Il programma proposto dal nuovo presidente sarà il più ampio di sempre, con una potenza di fuoco salita da 775 a 825 miliardi di dollari, dei quali 550 di spese e 275 di sgravi fiscali, e l’obiettivo dichiarato di creare tra i 3 e i 4 milioni di posti di lavoro.


“Lo sforzo che l’America sta per compiere è di gran lunga superiore a quello intrapreso dal Giappone negli anni Ottanta – commenta Peter Anderson, CIO US Equities di RCM, società del gruppo Allianz Global Investors specializzata in gestione azionaria globale – ed è molto più probabile che riesca a rivitalizzare l’attività economica entro la fine del 2009. Un recupero che dovrebbe accelerare nel biennio 2010-2011, trascinando anche il resto del mondo”. In questo contesto, secondo Anderson, anche i mercati azionari dovrebbero reagire positivamente alla ripresa della crescita”.

Ottimista anche il commento di Cormac Weldon, Head of US Equities di Threadneedle. Lo strategist si aspetta che la nuova amministrazione intraprenderà un approccio attivo nei confronti dei temi economici con nuove iniziative tese a rallentare il tasso di crescita dei pignoramenti e ulteriori misure per iniettare capitali nelle banche. Queste misure, secondo Weldon, daranno all’economia americana la possibilità di stabilizzarsi nei prossimi trimestri prima di tonare a crescere nel prossimo anno.


In una nota pubblicata venerdì scorso gli analisti di Scottish Widows Investment Partnership’s (SWIP’s) hanno chiarito di ritenere che il piano darà ottimi risultati nel lungo periodo e che soprattutto il settore delle infrastrutture beneficierà di grandi investimenti. “Accogliamo molto positivamente il piano di Obama – spiegava Nick Ford, US Equities Fund Manager di Swip – tuttavia l’attuale stato dell’economia americana rallenterà la spesa in infrastrutture nel breve periodo, malgrado i benefici fiscali accordati dal Congresso”. Non mancano però i punti caratterizzati da maggiore incertezza. Se l’analisi di Swip è infatti molto positiva nei confronti delle aziende produttrici di beni durevoli, per contro è molto più cauta con riferimento alle aziende produttrici di beni di consumo. Queste ultime secondo l’opinione dei gestori della casa scozzese non godranno degli stessi effetti positivi del piano Obama.