Analisi tecnica su Ftse Mib, Banco Bpm e Ubi Banca

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Ftse Mib

Lo scorso 2 ottobre la volatilità ha investito l’indice italiano che, con un rosso di quasi il 3%, ha segnato la peggior seduta dell’anno. Un segnale che non può di certo essere ignorato e che richiama alla cautela. Anche se il Ftse Mib è riuscito ieri a trovare la forza per superare nuovamente area 21.500 punti, le candele short day del 1 e 2 ottobre non hanno ancora del tutto smaltito l’effetto. Quindi sono probabili ulteriori ribassi verso quota 21.000 punti, un supporto chiave di breve visto anche la presenza della media mobile 200 periodi. Il break di tale supporto genererebbe accelerazioni verso 20.600 e 20.000 punti. L’area di prezzo che se infranta indicherebbe un cambio di sentiment del mercato si trova tra 20.000 e 19.600 punti. Quest’ultimo livello coincide con il ritracciamento di Fibonacci del 61,8% dell’up trend avviato a dicembre 2018. Per il momento la volatilità espressa sembra suggerire la possibilità di ulteriori ribassi quindi si suggerisce prudenza per un approccio long. Meglio attendere che la situazione si stabilizzi, magari con un rimbalzo dai 21.000 punti oppure una chiusura sopra 21.795 punti. A quel punto, il Ftse Mib potrebbe mettere nel mirino 22.000 punti e poi i massimi annui a 22.357 punti. Il segnale rialzista più importante rimane quello sul break di forza di 22.357 punti, con target verso i 23.000 punti.

Banco Bpm

Dal mese di maggio il titolo dell’istituto di credito è inserito in una fase laterale tra 1,6 euro e 2 euro. Dopo aver toccato la parte bassa del canale lo scorso 13 agosto, Banco Bpm è rimbalzato arrivando quasi a toccare l’estremo opposto. Il recupero è stato interrotto dalla candela short day ad alta volatilità e volumi del 4 ottobre, il cui effetto negativo non è stato ancora completamente assorbito dai prezzi. In tale scenario si consiglia cautela. Al ribasso il livello da monitorare è a 1,83 euro, dove risiede un sopporto statico chiave e la trend line rialzista di breve periodo costruita sui minimi di agosto e settembre. Il break di tale livello potrebbe provocare una graduale discesa verso 1,73 e 1,7 euro. Al contrario, un approccio più conservativo suggerisce di attendere il superamento dei 2 euro per poi mettere nel mirino i massimi dell’anno in area 2,16 euro.

Ubi Banca

Prosegue il rimbalzo del titolo del gruppo bancario avviato nella seconda metà di agosto. Ancora una volta i corsi hanno tentato, senza riuscirci, il superamento della resistenza collocata a 2,65 euro e con il rialzo di ieri si stanno riportando vicino a tale livello. In tale scenario, il break dei 2,65 euro aprirebbe la strada verso i massimi annuali a 2,86 euro, dove nei pressi passa anche il 61,8% di Fibonacci di tutto l’uptrend avviato a settembre 2016. Al ribasso, invece, troviamo una zona di supporto molto importante formata dal livello statico dei 2,434 euro e dalla media mobile 200 periodi. La rottura di tale fascia di prezzo darebbe un segnale negativo e potrebbe chiamare in causa i successivi supporti collocati a 2,25 e 2,09 euro.


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