Alitalia: lo stato della situazione
Che ne sarà di Alitalia? La confusione è ormai totale. Il 10 ottobre il premier Prodi aveva avvertito che lo Stato non avrebbe più messo un euro nella compagnia di bandiera né avallato nuovi piani di ristrutturazione. Due settimane dopo, il ministro dell'Economia, Padoa-Schioppa, ha promesso che lo Stato non farà fallire Alitalia. Nel mezzo una girandola di dichiarazioni di ministri, sindaci e governatori regionali che rivendicano la tutela degli interessi locali. E sullo sfondo i mercati finanziari, che ballano sul titolo Alitalia. La negazione di ulteriori coperture finanziarie lascia intravedere il concreto rischio di una procedura concorsuale. La compagnia, infatti, sta bruciando cassa. Dispone ancora di 800 milioni dell'aumento di capitale da un miliardo effettuato nel 2005, ma, di questo passo, con le perdite che si accumulano di mese in mese, il piccolo tesoro andrà esaurendosi. Secondo i pessimisti già in primavera. I bilanci dicono che l'Alitalia con lo Stato azionista è arrivata al capolinea e aggiungono che l'alternativa positiva non può venire dalle altre compagnie aeree nazionali, figlie di una liberalizzazione dei cieli e di una moltiplicazione degli scali fatte alla giornata. Negli ultimi vent'anni, sull'altare dell'Alitalia, lo Stato imprenditore ha bruciato la bellezza di 15 miliardi di euro. Una cifra impressionante, pari a una finanziaria di media taglia. E la sequenza nella quale questo disastro ha preso corpo toglie ogni speranza per il futuro.