BCE, verso una pausa a luglio: perché i mercati scommettono su tassi fermi
Fonte immagine: Getty Images
La prossima riunione della Banca centrale europea, in programma giovedì 23 luglio 2026, si preannuncia come una delle meno movimentate dell’anno, ma non per questo sarà meno importante. Dopo la stretta monetaria decisa a giugno, il Consiglio direttivo dovrebbe infatti scegliere di lasciare invariati i tassi d’interesse, prendendosi una pausa prima di valutare eventuali nuove mosse in autunno.
È questa la convinzione condivisa da numerosi osservatori del mercato. Tra questi, Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, che parla di una vera e propria “pausa di primo tempo” della BCE, e Nicolas Jullien, Global Head of Fixed Income di Candriam, secondo cui un intervento a luglio appare poco probabile, mentre resta aperta la possibilità di un nuovo rialzo a settembre.
Perché la BCE dovrebbe fermarsi a luglio
Dopo l’ultimo aumento dei tassi, Francoforte sembra intenzionata ad attendere nuovi dati prima di prendere ulteriori decisioni. Uno dei motivi principali è che la riunione di luglio non sarà accompagnata dalle nuove proiezioni macroeconomiche degli esperti della BCE, aggiornamento che arriverà soltanto a settembre. Senza nuove stime ufficiali su crescita, inflazione e mercato del lavoro, il Consiglio direttivo avrebbe pochi elementi aggiuntivi per modificare nuovamente la politica monetaria. Secondo PIMCO, la scelta più probabile è quindi quella di mantenere il tasso sui depositi al 2,25%, continuando ad adottare un approccio prudente e basato sull’evoluzione dei dati economici.
Inflazione in calo, ma l’incertezza resta
Negli ultimi mesi sono arrivati segnali incoraggianti sul fronte dell’inflazione. I prezzi dell’energia sono diminuiti rispetto ai livelli registrati nelle settimane precedenti e anche l’inflazione di giugno ha sorpreso positivamente, risultando inferiore alle attese degli analisti. Anche la crescita dei salari continua a muoversi su livelli compatibili con l’obiettivo del 2% perseguito dalla BCE. Per PIMCO questi elementi riducono il rischio che siano necessari più rialzi di quelli oggi scontati dai mercati, anche se il quadro rimane incerto e il Consiglio direttivo continuerà a monitorare attentamente tutti gli indicatori.
Economia ancora debole nell’Eurozona
Se il rallentamento dell’inflazione rappresenta una buona notizia, la crescita economica continua invece a destare preoccupazione. Secondo Nicolas Jullien di Candriam, l’economia dell’Eurozona rimane fragile e il rischio di una recessione non può essere escluso. È vero che alcuni indicatori, come gli indici PMI e le sorprese macroeconomiche, hanno mostrato un miglioramento, ma non abbastanza da indicare una ripresa solida. Anche la presidente della BCE, Christine Lagarde, nelle scorse settimane ha riconosciuto che lo scenario economico resta caratterizzato da numerose incertezze.
Il messaggio della BCE sarà più importante della decisione
Per i mercati finanziari il vero evento non sarà tanto la conferma dei tassi quanto il linguaggio utilizzato dalla presidente Lagarde durante la conferenza stampa. Gli investitori cercheranno di capire se la BCE intenda mantenere aperta la porta a nuovi rialzi oppure se ritenga ormai vicina la conclusione del ciclo restrittivo. Sia PIMCO sia Candriam ritengono probabile che Francoforte continui a ribadire un approccio “data dependent”, cioè basato esclusivamente sui dati economici, senza fornire indicazioni vincolanti sulle prossime riunioni.
In altre parole, nessun impegno preventivo, ma piena disponibilità a intervenire se l’andamento dell’inflazione dovesse richiederlo. Molti analisti ritengono che la vera svolta possa arrivare dopo l’estate. Con le nuove previsioni macroeconomiche e un quadro più aggiornato sull’economia europea, il Consiglio direttivo avrà a disposizione elementi più completi per decidere se procedere con un nuovo rialzo oppure interrompere definitivamente il ciclo di irrigidimento monetario. Sia PIMCO sia Candriam indicano settembre come la riunione nella quale potrebbe essere presa un’eventuale nuova decisione sui tassi, qualora inflazione e crescita dovessero evolvere secondo le aspettative.