Bce: il Consiglio guarda agli errori del 2011, ma conferma il rialzo dei tassi
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Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha affrontato l’ultimo vertice di giugno con un imperativo categorico: evitare i passi falsi del passato. È quanto emerge dalle minute pubblicate oggi, che svelano i dettagli del dibattito interno culminato nel rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base, deliberato lo scorso 11 giugno. Secondo quanto si legge nel documento, i banchieri centrali hanno richiamato esplicitamente il precedente storico del 2011: quindici anni fa, infatti, l’Eurotower rispose alle pressioni inflazionistiche con due incrementi del costo del denaro, per poi essere costretta a una repentina e drastica inversione di rotta a causa del violento scoppio della crisi del debito sovrano.
Per i governatori, la memoria storica non deve tradursi in un’immobilizzazione della politica monetaria di fronte ai rischi sistemici, bensì nella necessità di mantenere la massima flessibilità, evitando di vincolarsi ex ante a un percorso di rialzi predefinito. Proprio in quest’ottica di cautela, la stretta di giugno è stata accompagnata dalla riaffermazione del principio meeting by meeting.
La traiettoria futura della BCE non sarà quindi scritta sulla pietra, ma resterà strettamente ancorata e dipendente dall’evoluzione dei dati macroeconomici.
Lo shock geopolitico e la scelta della stretta
Dietro la decisione della BCE di ritoccare il costo del denaro c’è la consapevolezza che le tensioni geopolitiche globali abbiano cambiato pelle. Secondo i membri del Consiglio, infatti, il conflitto in Medio Oriente non rappresenta più una fiammata passeggera, ma si è strutturato come uno shock energetico persistente. L’impennata dei costi non si limita al greggio, ma si sta propagando rapidamente a cascata su carburanti raffinati, fertilizzanti, materie plastiche e trasporti, contagiando l’intera catena produttiva e alimentando un’inflazione sistemica.
In questo contesto, l’incremento di 25 punti base è stato ritenuto la risposta più coerente: una mossa graduale ma tempestiva per contrastare uno shock d’offerta che rischia di mantenere l’inflazione al di sopra del target del 2% ancora per diversi trimestri. Per Francoforte, una stretta di questa entità offre il doppio vantaggio di non soffocare la crescita economica e di preservare ampi margini di manovra per il futuro. La decisione sui tassi è stata unanime “Tutti i membri hanno sostenuto la proposta avanzata da Lane di aumentare di 25 punti base i tre tassi di riferimento della BCE” si legge nei verbali.
Questa mossa, che segna il primo rialzo dei tassi dal 2023, posiziona l’Eurotower in prima linea tra le grandi banche centrali del G7. Con questa decisione, i vertici di Francoforte hanno voluto lanciare un segnale chiaro ai mercati, mostrandosi molto più reattivi e attenti ai rischi sui prezzi rispetto alla parziale inerzia iniziale registrata durante lo shock inflazionistico seguito all’invasione dell’Ucraina. Dal verbale emerge chiaramente la linea strategica che ha guidato la votazione: un “aggiustamento misurato” della politica monetaria è l’approccio ideale per gestire l’incertezza e ponderare i prossimi dati macroeconomici. Ciononostante, resta una piccola possibilità che la BCE possa essere orientata ad alzare nuovamente i tassi già tra due settimane “Riteniamo tuttavia più realistico un intervento a settembre” commentano gli esperti di ING.
Gli effetti indiretti: perché l’inflazione di fondo fa paura a Francoforte
Il vero timore tra i corridoi dell’Eurotower non è più solo il caro energia in sé, ma il modo in cui questo si sta propagando all’intero sistema economico. Dalle minute della BCE emerge un forte consenso interno su un punto cruciale: l’inflazione ha ormai rotto gli argini del comparto energetico e sta contagiando in modo progressivo i beni industriali, i servizi e gli alimentari. Gli indicatori dell’inflazione di fondo, quella depurata dalle componenti più volatili, mostrano una persistenza decisamente superiore alle aspettative, accendendo più di un campanello d’allarme tra i banchieri centrali.
Al momento, il fenomeno è guidato dai cosiddetti “effetti indiretti” (il trasferimento dei costi di produzione sui prodotti finali), mentre gli “effetti di secondo livello”, ovvero la rincorsa tra salari e prezzi, non hanno ancora trovato un riscontro oggettivo nei dati. Tuttavia, i governatori avvertono che la probabilità di veder scattare questa spirale aumenta esponenzialmente con il prolungarsi dello shock energetico in corso. “Poiché lo shock energetico si è rivelato più persistente di quanto previsto nelle riunioni di marzo e aprile, e gli effetti indiretti hanno iniziato a diventare sempre più visibili e diffusi, le prospettive di inflazione sono ulteriormente peggiorate” si legge nel minute “In questo contesto, i membri hanno valutato che i rischi per l’inflazione fossero orientati al rialzo”
A preoccupare particolarmente il Consiglio direttivo è l’effetto memoria. Il ricordo ancora vivo della fiammata inflazionistica del 2022 ha radicalmente cambiato la psicologia di famiglie e imprese. Rispetto al passato, gli attori economici potrebbero reagire con molta più rapidità, anticipando i tempi e adeguando preventivamente listini e richieste salariali; un cambio di comportamento che rischierebbe di rendere l’inflazione strutturale e drammaticamente cronica.
Lo spettro di un nuovo rialzo tra luglio e settembre
Sulle prossime mosse dell’Eurotower hanno commentato gli analisti di ING. Secondo gli esperti, con un’inflazione core destinata a toccare il 2,6% a fine anno anche nello scenario migliore, la maggioranza della BCE continuerà a spingere per un ulteriore aumento dei tassi. Non si tratterebbe di una mossa per difendere la credibilità dell’istituto, bensì di uno scudo preventivo contro gli effetti di secondo impatto. Resta tuttavia da capire se l’economia dell’Eurozona possa davvero sopportare un altro ciclo di strette.
Sul fronte delle tempistiche, ING evidenzia un recente cambio di rotta: se fino a pochi giorni fa il calo dei beni energetici sembrava aver scongiurato un intervento a luglio, la recente risalita delle quotazioni potrebbe spingere i falchi di Francoforte ad agire subito. Di conseguenza, pur rimanendo una piccola possibilità di un ritocco al costo del denaro già tra due settimane, lo scenario più probabile resta quello di una pausa estiva, con il secondo rialzo rinviato alla riunione di settembre.
Economia più debole ma lo spettro stagflazione è lontano
L’Eurotower non nasconde che lo shock energetico stia penalizzando la crescita economica, erodendo il potere d’acquisto e deteriorando la fiducia di famiglie e imprese. Ciononostante, il Consiglio direttivo respinge con fermezza lo scenario di una deriva verso la stagflazione (una fase di stagnazione economica accompagnata da alta inflazione). La domanda interna dell’Eurozona, infatti, si mantiene solida, sostenuta dalla tenuta dell’occupazione, dalle prospettive di crescita dei salari reali, dagli investimenti tecnologici e dall’aumento della spesa pubblica in difesa e infrastrutture.
Le nuove proiezioni dello staff della BCE stimano una crescita del PIL dello 0,8% nel 2026, dell’1,2% nel 2027 e del 1,5% nel 2028: dati rivisti leggermente al ribasso rispetto alle stime di marzo, ma che configurano comunque un quadro di espansione.
Nel dibattito interno, tuttavia, i governatori hanno sollevato una riflessione inedita e cruciale sul futuro dell’occupazione e sulla sua capacità di assorbire l’impatto della crisi “Vi era anche il rischio che l’occupazione non restasse resiliente dopo questo shock come lo era stata dopo quello del 2022, perché questa volta le imprese potrebbero essere meno inclini a trattenere manodopera e potrebbero invece cogliere l’occasione per sostituire lavoro con intelligenza artificiale”.
Per il momento, la realtà dei dati fotografa una situazione ancora rassicurante, pur mostrando i primi segnali di un fisiologico raffreddamento delle assunzioni “Il mercato del lavoro è rimasto resiliente e ha continuato a sostenere la domanda interna, con la creazione di nuovi posti di lavoro nel primo trimestre, sebbene a un ritmo più lento rispetto all’ultimo trimestre del 2025”.