Notizie Asset Class Hormuz riaccende il petrolio: Eni, Saipem e Tenaris guidano il rally energetico a Milano

Hormuz riaccende il petrolio: Eni, Saipem e Tenaris guidano il rally energetico a Milano

8 Luglio 2026 11:39

La nuova escalation tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz riporta il rischio geopolitico al centro dei mercati energetici. Gli attacchi nello Stretto di Hormuz, la controffensiva degli Stati Uniti e la revoca della deroga sulle vendite di greggio iraniano hanno alimentato una nuova corsa del Brent, tornato sopra i 76 dollari al barile. Il movimento sostiene l’intero comparto Oil & Gas europeo e spinge in particolare i titoli energetici di Piazza Affari, dove Eni, Saipem e Tenaris si muovono in rialzo. A rafforzare gli acquisti contribuiscono anche fattori specifici: il giudizio positivo di Santander su Eni e il nuovo contratto da 2 miliardi di dollari conquistato da Saipem in Indonesia.

Le tensioni nel Golfo Persico spingono i titoli energetici a Piazza Affari

La nuova escalation geopolitica nel Golfo Persico ha bruscamente riacceso i timori sui livelli dell’offerta globale, imprimendo una forte accelerazione ai prezzi del greggio. A innescare la fiammata sono stati gli attacchi iraniani contro tre imbarcazioni nello Stretto di Hormuz, tra cui una metaniera GNL e una petroliera saudita, che hanno segnato il picco di massima tensione da quando, il mese scorso, è entrato in vigore l’accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran. I colloqui tra Washington e Teheran appaiono ora fortemente incerti, specie dopo che il Tesoro statunitense ha revocato la deroga alle sanzioni che consentiva alla Repubblica Islamica di vendere greggio, facendo di fatto marcia indietro su un punto cardine delle trattative.

La reazione dei mercati energetici non si è fatta attendere: l’ICE Brent, dopo aver archiviato la seduta precedente in rialzo di oltre il 3%, ha guadagnato un ulteriore 2,8% nelle prime contrattazioni del mattino, superando la soglia dei 76 dollari al barile.

Questo rally delle quotazioni petrolifere ha dato immediato ossigeno al comparto Oil & Gas europeo, con Piazza Affari in prima fila. A Milano i riflettori sono tutti puntati sui grandi player del settore: Eni mette a segno un progresso del 2,2% portandosi a 20,46 euro, seguita a ruota da Saipem (+2,4% a 4,51 euro) e Tenaris, che avanza dell’1,8% a 23,87 euro. Il vento favorevole soffia con decisione su tutte le principali piazze del Vecchio Continente: a Madrid svetta Repsol con un balzo del 3%, mentre a Londra BP e a Parigi TotalEnergies registrano guadagni rispettivamente dell’1,7% e dell’1,6%.

Controffensiva USA e calo delle scorte

Intanto Washington non si è fatta attendere e, nella notte, ha avviato una serie di raid militari nella regione dove si continuano a segnalare forti esplosioni. Parallelamente agli interventi sul campo, l’amministrazione statunitense ha formalizzato la revoca di una licenza temporanea che consentiva a Teheran l’esportazione di greggio. Sebbene gli analisti concordino sul fatto che questo blocco non stravolga nell’immediato i fondamentali fisici del mercato, l’impatto sul sentiment degli investitori è notevole: cresce infatti il timore di una rottura definitiva dell’accordo transitorio tra USA e Iran, aumentando il premio al rischio sul prezzo del barile.

Ai forti venti di crisi in Medio Oriente si sommano poi i dati in arrivo dagli Stati Uniti, che evidenziano un mercato dai flussi decisamente contratti. Secondo le ultime rilevazioni notturne dell’American Petroleum Institute (API) citate dagli esperti di ING, le scorte statunitensi di petrolio greggio sono diminuite di 400.000 barili nell’ultima settimana, con le giacenze presso l’hub strategico di Cushing (punto di consegna del WTI) in calo di appena 100.000 barili.

Eni promossa da Santander e maxi-commessa in Indonesia per Saipem

Oltre alla spinta del greggio, a sostenere il rally dei big energetici a Piazza Affari contribuiscono importanti catalizzatori societari. Sotto i riflettori c’è innanzitutto Eni, che incassa una promozione di peso da parte di Grupo Santander. Gli analisti hanno infatti alzato la raccomandazione sul titolo del Cane a Sei Zampe a outperform dal precedente neutral, fissando un prezzo obiettivo a 25,50 euro. Un target ambizioso, che implica un potenziale di rialzo (upside) di circa il 24% rispetto alle quotazioni attuali, offrendo una forte spinta agli acquisti sul titolo.

Sull’altro fronte del listino milanese, accelera decisamente Saipem, forte di un importantissimo successo commerciale sul fronte internazionale. La controllata PT Saipem Indonesia, in joint venture con PT Tripatra Engineers and Constructors, si è infatti aggiudicata una maxi-commessa del valore complessivo di circa 2 miliardi di dollari (quota di competenza Saipem) per il progetto Kutei North Hub Field Development, nel bacino di Kutei (Kalimantan orientale). L’accordo, assegnato da Eni North Ganal (joint venture tra Eni e Petronas), prevede una durata stimata di 48 mesi e copre l’intero spettro delle attività di ingegneria, approvvigionamento, costruzione e installazione (EPCI) di un’unità galleggiante di produzione, stoccaggio e scarico (FPSO).

Rotte a rischio nello Stretto di Hormuz

Il repentino rimbalzo del petrolio rischia di inaugurare una nuova fase di profonda turbolenza per i mercati energetici globali. Questo scossone arriva dopo un secondo trimestre che aveva visto i contratti future ripiegare sensibilmente grazie all’apparente allentamento delle tensioni regionali. Ora, la ripresa delle ostilità minaccia di complicare i piani logistici di armatori e produttori, costretti a fare i conti con i rischi legati alla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, l’arteria vitale che collega i giacimenti del Golfo Persico ai mercati internazionali.

Questa improvvisa fiammata geopolitica ribalta i destini di un mercato che sembrava destinato a tutt’altro scenario. Solo poche settimane fa, colossi dell’investment banking come Goldman Sachs avevano avvertito del rischio di un imminente ritorno del greggio in situazione di surplus. Un quadro di abbondanza che l’escalation militare rischia ora di congelare, mantenendo alta la volatilità a vantaggio dei titoli oil di Piazza Affari.