Notizie Trading e Mercati Goldman Sachs: Hormuz spinge l’auto elettrica, petrolio può calare sostanzialmente

Goldman Sachs: Hormuz spinge l’auto elettrica, petrolio può calare sostanzialmente

24 Giugno 2026 12:27

La crisi dello stretto di Hormuz dopo l’attacco statunitense all’Iran lo scorso febbraio, con l’incertezza sul futuro energetico globale che ne è derivata, ha fatto aumentare le vendite di veicoli elettrici, ponendo così le basi per un calo della domanda globale di petrolio nel lungo periodo.

Lo rivela uno studio di Goldman Sachs, secondo cui se questo trend proseguirà la domanda globale di petrolio potrebbe vedere una diminuzione tra 0,13 e 0,32 milioni di barili al giorno, pari allo 0,1% e allo 0,3% della domanda globale, entro la fine del 2027.

Aumento percentuale di vendite di EV in 12 dei 15 principali mercati globali

L’analisi di Goldman registra un’ampia accelerazione delle vendite di veicoli elettrici come percentuale delle vendite totali di auto dallo scorso Febbraio.

Le penetrazione globale delle vendite di auto elettriche, ovvero la percentuale di EV sul totale di auto, è aumentata di 3,4 punti percentuali il mese scorso, raggiungendo il dato record del 26,1%, escludendo il settembre 2025, mese in cui si registrò un’esplosione di acquisti in vista della scadenza del programma di tax credit negli Stati Uniti.

Nei 15 maggiori mercati mondiali per veicoli elettrici, 12 hanno visto un’aumento della penetrazione, mentre la Cina conferma la sua leadership, con un aumento dell’11,4% da febbraio 2026.

 

Da ICE a EV: ogni milione di auto elettriche cancella fino a 30.000 barili al giorno

Lo studio della banca d’affari newyorkese individua due scenari, uno di “accelerazione temporanea” e uno di “accelerazione permanente”, con il presupposto metodologico che per ogni milione di vendite spostatesi da veicoli a combustione interna a veicoli elettrici la domanda di petrolio per il trasporto stradale cali di 30.000 barili al giorno negli Stati Uniti e di 20.000 barili al giorno nel resto del mondo.

Il primo scenario, quello di accelerazione temporanea, ipotizza che il tasso di penetrazione regionale degli EV a fine 2027 resti immutato rispetto ai livelli di maggio 2026. Con queste premesse la domanda globale di petrolio subirebbe un calo di 0,13 milioni di barili al giorno.

Lo scenario in cui l’accelerazione sia persistente invece, che ipotizza una crescita lineare secondo il trend osservato da febbraio a maggio 2026, vedrebbe una riduzione di domanda globale di petrolio pari a 0,32 milioni di barili al giorno.

Il brent rischia il crollo a 50 dollari al barile

L’accelerazione delle vendite globali di EV è solo uno degli elementi che costruiscono uno scenario ribassista del prezzo del petrolio elaborato da Goldman Sachs, ma suggerisce che quest’ultimo sia plausibile. In questo scenario la domanda globale di petrolio subirebbe una perdita persistente dopo la crisi di Hormuz pari a 1,5 milioni di barili al giorno e il prezzi del Brent calerebbe intorno ai 50 dollari al barile a fine 2027.

Fondamentale è considerare che lo studio di Goldman Sachs ha considerato solo le nuove immatricolazioni, mentre le tendenze sono più profonde e riguardano anche i cambiamenti sulla flotta esistente. I prezzi record del carburante stanno spingendo anche chi possiede già un’auto tradizionale a cambiare radicalmente le proprie abitudini di guida, preferendo soluzioni alternative. Una tendenza certificata dal caso della Cina, dove nell’ultimo anno i volumi di vendita di benzina e derivati sono crollati di oltre il 20%, a fronte di un’impennata speculare dei consumi di energia per le ricariche elettriche.

L’analisi inoltre non considera un’altra tendenza importante, ovvero l’affermarsi delle due o tre ruote soprattutto in alcuni paesi asiatici. Gli EV a due e tre ruote costituiscono la maggioranza delle vendite totali di EV in India (92% nel 2025), Vietnam (80%) e Cina (35%) e possono rimpiazzare da un terzo alla metà del carburante che un’auto EV per passeggeri può sostituire.

Lo shock geopolitico legato allo Stretto di Hormuz rischia così di lasciare un segno profondo e permanente sulla domanda globale di greggio.