Intesa lancia un’Opa da 30,6 miliardi su Mps. A Unipol 635 filiali. Messina: “Non vogliamo acquisire Generali”
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A stretto giro dall’interesse promosso da Banco Bpm per Mps, Intesa Sanpaolo è passata al contrattacco con un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria su Mps che valorizza la banca senese 30,6 miliardi di euro. Obiettivo del ceo Carlo Messina è Mediobanca mentre su Generali chiarisce: “Non vogliamo acquisirla”. L’asse con Unipol spacchetta Siena. Oggi il cda sulla proposta antecedente di Bpm. Per Mps, in caso di successo, sarà delisting
In apertura Mps vola oltre il 9%, Mediobanca +8%. Intesa perde oltre il 3%
L’offerta
Nel dettaglio l’offerta avverrà attraverso 27,6 miliardi in titoli Intesa e 3 miliardi cash.
Agli azionisti del Monte viene riconosciuto un corrispettivo pari a 1,6 azioni Intesa Sanpaolo più una componente in contanti di un euro per azione, per un valore complessivo di 10,091 euro per titolo e un premio del 12,5% rispetto alle quotazioni di riferimento.
Con il via libera all’offerta su Mps, il cda di Intesa Sanpaolo ha approvato l’acquisto del 3,01% di Assicurazioni Generali e la sottoscrizione di un contratto derivato di copertura sulla stessa partecipazione. Secondo la banca, l’operazione “ha natura meramente finanziaria” e “ha durata temporanea”, risultando “funzionale ad assicurare” il mantenimento, dopo il perfezionamento dell’offerta, del trattamento contabile oggi applicato alla partecipazione detenuta da Mediobanca in Generali secondo il metodo del patrimonio netto.
L’offerta, sottolinea Intesa , “ha come obiettivo strategico l’ulteriore rafforzamento della leadership europea di Intesa Sanpaolo nel Wealth Management, Protection & Advisory e della sostenibilità della creazione di valore per tutti gli stakeholder, senza alcun rischio di integrazione anche in considerazione della comprovata capacità di Intesa Sanpaolo di realizzare integrazioni di successo con attenzione alle persone”. Il gruppo che nascerà post fusione potrà “rafforzare ulteriormente il supporto all’economia reale e sociale da leader europeo» e accrescerà «la creazione e distribuzione di valore realizzando importanti sinergie senza costi sociali, con un’integrazione agevole dei sistemi It anche grazie alla piattaforma tecnologica digitale cloud-native isytech di Intesa Sanpaolo”.
Le parole di Messina
Aprendo la call con gli analisti, l’ad Carlo Messina ha detto che “l’integrazione non ha rischi, ha zero rischi. Come risultato saremo in grado di generare più di 16 miliardi di risultato netto nel 2029”, aggiunge, “è un’operazione estremamente attrattiva che genererà valore per tutti gli azionisti”.
Messina è convinto che su Generali “tutti gli investitori privati avranno sicuramente un’idea positiva dell’operazione: abbiamo un ottimo rapporto con Delfin, con Caltagirone e ritengo che avranno assolutamente un atteggiamento positivo rispetto a questa operazione, l’accoglieranno con favore”. Quanto al Leone, Messina chiarisce di non voler mettere becco sulle questioni che riguardano Trieste, nè di volerla acquisire.
“Fa parte della base e abbiamo aggiunto le sinergie su questa base. Non abbiamo alcuna intenzione – ha ribadito – di avere niente a che fare con il management di questa partecipata. Ma è un’azienda che ci può dare dei risultati che possono giustamente stabilizzare ed essere anticiclici rispetto ai nostri risultati. Considerando che tutti quei coefficienti, tutti i risultati possono essere in linea con questo, manterremo questo 13,5% di partecipazione in Generali, ma – sottolinea – è un modo per ottenere diversificazione che fa parte del Wealth Management Protection”.
Il ceo ha poi ribadito che nonostante l’Opa, “tutte le iniziative industriali del piano di impresa restano in azione anzi sono in accelerazione”. E che avverrà una distribuzione straordinaria di 2,7 miliardi oltre al payout ratio ordinario del 95%
Le sinergie
Per la banca guidata da Carlo Messina si tratta di un’operazione che rappresenta “un’opportunità strategica chiave nel panorama bancario italiano ed europeo”, grazie a sinergie elevate, complementarità industriale e un limitato rischio di esecuzione.
In caso di successo dell’operazione, nascerà il secondo gruppo bancario quotato nell’Eurozona per capitalizzazione di borsa (circa 126 miliardi)”, che “raggiungerà/supererà già nel 2025 pro-forma gli obiettivi del piano di impresa di Intesa Sanpaolo al 2029 e potrà contare su circa 20 milioni di clienti in Italia, una rete internazionale specializzata nel supporto alla clientela corporate in 24 Paesi e attività finanziarie della clientela pari a circa 2mila miliardi di euro previsti entro il 2029.
Il gruppo risultante dall’operazione tra Intesa Sanpaolo e Mps beneficerà della capacità di generazione di ricavi di scala europea basata su un modello di business resiliente focalizzato su Wealth Management, Protection & Advisory, con una leadership nel Wealth Management rafforzata dal focus sulla clientela High Net Worth e da attività finanziarie della clientela pari a circa 2.000 miliardi di euro previste entro il 2029.
Mediobanca e Generali
Attraverso Mps Intesa metterebbe le mani sulla partecipazione in Mediobanca e quindi sul 13,2% delle Generali detenuto da Piazzetta Cuccia. Per quanto riguarda Mediobanca (di cui Ca’ de Sass ferma lo 0,2%), Intesa precisa che se la prevista fusione con Mps avverrà prima della chiusura dell’Opas, l’offerta “sarà estesa anche alle azioni» Mps “di nuova emissione che dovessero essere emesse ai fini del concambio della fusione” con Mediobanca. Se invece la fusione non sarà completata, Intesa diventerà titolare della quota di Mps in Piazzetta Cuccia e “promuoverà un’offerta pubblica obbligatoria” sul capitale residuo.
Quanto poi alla partecipazione di Generali detenuta da Mediobanca, Intesa spiega che “sarà mantenuto in continuità con l’attuale trattamento contabile secondo il metodo del patrimonio netto, come investimento azionario non di controllo e senza interferenze con la governance di Assicurazioni Generali, e beneficerà del trattamento prudenziale del cosiddetto Denmark Compromise, considerato che Intesa è già oggi un conglomerato finanziario”.
Unipol e Bper
A fianco di Mps si muove Unipol. Il gruppo bolognese punta infatti alla rete territoriale e alla licenza bancaria del Monte. In base agli accordi annunciati, una volta conclusa l’operazione Intesa cederà a Unipol 635 filiali di Mps. Successivamente la compagnia assicurativa proporrà una fusione con Bper, di cui è il principale azionista, dando vita a un gruppo che manterrebbe il nome storico di Banca Monte dei Paschi di Siena. A sostegno dell’operazione è previsto un aumento di capitale di Unipol Assicurazioni fino a 2,5 miliardi di euro.
Sulla base delle stime preliminari effettuate, il compendio Unipol risulterebbe al 31 dicembre 2025 composto e caratterizzato da: 635 filiali; Raccolta Diretta pari a circa 55 miliardi di euro; Impieghi a clientela pari a circa 42 miliardi di euro; Utile Netto compreso tra 400 milioni di euro e 460 milioni di euro; CET 1 Capital Ratio pari al 16%; Asset ponderati per il rischio pari a massimi 20 miliardi di euro; il marchio Monte dei Paschi di Siena; circa 2 milioni di clienti.