Notizie Asset Class Commodity Energia, investimenti verso quota 3.400 miliardi. Petrolio in calo, boom di reti e gas

Energia, investimenti verso quota 3.400 miliardi. Petrolio in calo, boom di reti e gas

28 Maggio 2026 10:56

La nuova crisi energetica innescata dal conflitto in Medio Oriente sta ridisegnando le strategie globali di investimento nel settore dell’energia. La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, il rialzo dei prezzi del petrolio e le tensioni sui flussi commerciali stanno spingendo governi e aziende a rafforzare la sicurezza energetica attraverso nuove rotte di approvvigionamento e una maggiore diversificazione delle fonti. Secondo il rapporto World Energy Investment 2026 dell’IEA, il mercato si muove verso un modello più orientato a reti elettriche, gas naturale, rinnovabili e nucleare, mentre gli investimenti nel petrolio sono destinati a diminuire per il terzo anno consecutivo.

Il calo degli investimenti petroliferi e il nuovo equilibrio energetico

Gli investimenti globali nel settore petrolifero si avviano verso una contrazione per il terzo anno consecutivo, in un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dalle crescenti preoccupazioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici. Lo shock sull’offerta causato dal conflitto sta infatti spingendo governi e aziende a riconsiderare le proprie strategie, puntando su nuove rotte commerciali e su una maggiore diversificazione delle fonti energetiche.

Secondo il rapporto annuale World Energy Investment pubblicato dall’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), la spesa globale destinata ai progetti petroliferi dovrebbe scendere sotto i 500 miliardi di dollari nel 2026, nonostante il recente rialzo dei prezzi del greggio. I mercati petroliferi sono in forte tensione da quando la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transitava un quinto del greggio mondiale trasportato via mare. L’interruzione dei flussi ha provocato rialzi dei prezzi e carenze di offerta in diverse aree del mondo, costringendo aziende e Paesi a ripensare le proprie strategie di investimento energetico.

Il direttore esecutivo dell’IEA, Fatih Birol, aveva già avvertito che, a causa della guerra, il mondo sta perdendo 14 milioni di barili di petrolio al giorno. All’inizio del mese ha inoltre dichiarato che l’IEA è pronta a intraprendere ulteriori azioni, dopo che a marzo i Paesi membri avevano concordato il rilascio sul mercato di 400 milioni di barili dalle riserve di emergenza, nella più grande operazione di questo tipo mai realizzata.

Energia, la nuova crisi ridisegna gli investimenti globali

A pochi anni dallo shock energetico provocato dall’invasione russa dell’Ucraina, la crisi in Medio Oriente apre una nuova fase per il settore. Le tensioni sullo Stretto di Hormuz stanno modificando la percezione del rischio e spingono governi e imprese a rivedere le strategie di investimento, soprattutto in Asia e nell’area mediorientale, dove le interruzioni dei traffici marittimi hanno avuto gli effetti più marcati.

Secondo Birol, il mondo sta affrontando la più grave crisi di sicurezza energetica mai registrata, destinata a ridisegnare le priorità di investimento con effetti paragonabili agli shock petroliferi degli anni Settanta. La risposta dei Paesi produttori e consumatori passa da una maggiore diversificazione: nuove infrastrutture di approvvigionamento, rotte alternative, più ricorso a risorse domestiche, dalle rinnovabili al nucleare, fino a carbone, petrolio e gas in alcuni casi.

Il rapporto World Energy Investment 2026 stima investimenti energetici globali per 3.400 miliardi di dollari, in lieve aumento sull’anno precedente. Circa 2.200 miliardi dovrebbero andare a reti, accumuli, combustibili a basse emissioni, nucleare, rinnovabili, efficienza ed elettrificazione. Altri 1.200 miliardi saranno invece destinati a petrolio, gas naturale e carbone. I principali importatori di combustibili stanno cercando risorse energetiche domestiche, soprattutto rinnovabili, nucleare e carbone. Secondo il rapporto, l’incertezza sulla durata del rialzo dei prezzi, i lunghi tempi di sviluppo dei progetti, i vincoli nelle catene di fornitura e un mercato più teso per le piattaforme offshore stanno limitando le risposte di spesa nel breve periodo fuori dal Medio Oriente. Allo stesso tempo, gli investimenti nel gas naturale dovrebbero salire a 330 miliardi di dollari, il livello più alto dell’ultimo decennio, sostenuti da una nuova ondata di progetti per l’esportazione di GNL, in particolare negli Stati Uniti e in Qatar.

Rinnovabili, nucleare e carbone: la sicurezza energetica cambia la mappa degli investimenti

La crisi energetica sta spingendo i Paesi importatori di combustibili a guardare con maggiore attenzione alle fonti disponibili sul territorio nazionale, e ha accelerato la ricerca di nuove rotte commerciali. Rinnovabili e nucleare restano al centro di questa strategia, ma in alcuni mercati torna spazio anche il carbone, soprattutto dove la sicurezza degli approvvigionamenti è diventata una priorità più urgente.

Secondo il rapporto, gli investimenti nei progetti rinnovabili dovrebbero raggiungere circa 665 miliardi di dollari nel 2026, con 365 miliardi destinati al solo solare. Dopo anni di forte crescita, il ritmo di espansione delle rinnovabili si è moderato, ma le fonti a basse emissioni continuano a rappresentare oltre il 70% degli investimenti globali nella generazione elettrica. Prosegue anche il rilancio del nucleare, con investimenti annui superiori a 80 miliardi di dollari e quasi 80 gigawatt di nuova capacità in costruzione in 15 Paesi.

Il quadro è più articolato sul carbone. Gli investimenti dovrebbero salire a 180 miliardi di dollari nel 2026, il livello più alto dal 2012, con la Cina responsabile di quasi il 70% della spesa globale per l’offerta. In alcuni Paesi asiatici colpiti dall’attuale crisi, le centrali a carbone esistenti potrebbero inoltre rimanere in esercizio più a lungo per rafforzare la sicurezza energetica.