BTP e il peso del rischio energetico: “Italia tra i Paesi più sensibili”. Domani pagella Moody’s
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Il conflitto in Iran resta il driver principale sui mercati. E se ieri è stata una giornata dominata dalle speranze alimentate da un possibile piano di pace Usa, oggi è quella della cautela e dell’incertezza visto che continuano ad arrivare notizie contrastanti dal Medio Oriente. Al momento sembrano, infatti, tenere banco le indiscrezioni secondo cui l’Iran avrebbe rigettato la proposta Usa e avrebbe rilanciato, ponendo le sue condizioni per una fine del conflitto.
“La speranza di un inizio immediato delle trattative per porre fine alla guerra in Medio Oriente si è dimostrata illusoria: la tensione persiste con lanci di missili iraniani su Israele e l’ipotesi che gli Usa abbiano in serbo un’imminente azione militare per occupare l’isola-terminal di Kharg”, sottolineano in un commento di oggi gli strategist di Mps Capital Services.
Il sentiment sui mercati resta in balia della volatilità. In un copione già visto nei giorni scorsi torna a salire il petrolio (con il Brent che torna sopra la soglia di 100 dollari al barile) e tassi, mentre gli indici europei mostrano un certo nervosismo (con l’indice Ftse Mib che cede qausi un punto percentuale).
Sotto osservazione anche i titoli di Stato, come quelli europei che vedono i rendimenti in risalita. Per l’Italia, lo spread Btp-Bund torna ad allargarsi e ora viaggia in area 92,7 punti base.
BTP sotto pressione, aspettando il giudizio di Moody’s
L’escalation del conflitto in Iran ha innescato una fase di risk-off sui mercati globali. Gli investitori alleggeriscono le posizioni sugli asset più rischiosi, protagonisti nei mesi scorsi. Vendite diffuse anche sui beni rifugio, in particolare sull’oro, che arrivava allo scoppio della guerra su valutazioni tirate. Più che una rotazione ordinata, il movimento riflette una fase di deleveraging accompagnata da prese di profitto su posizioni affollate, più che una riallocazione selettiva.
“In questo contesto, i mercati obbligazionari europei stanno rapidamente incorporando un premio per il rischio energetico. L’Italia si conferma tra i Paesi più sensibili: dall’inizio delle tensioni, il rendimento del BTP decennale è salito di quasi 70 punti base, contro i circa 50 punti degli omologhi francesi e britannici, mentre lo spread con il Bund si è ampliato di circa 30 punti base”, segnala di Gianni Piazzoli, CIO di Vontobel WM Sim.
Vontobel AM: “maggiore vulnerabilità italiana è legata alla dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas”
“La maggiore vulnerabilità italiana è legata alla dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas, che espone il Paese a shock sui prezzi energetici”, osserva Piazzoli. “A questo si aggiunge un fattore tecnico: su un mercato di titoli di Stato pari a oltre 2.600 miliardi di euro, l’ammontare di governativi italiani detenuti da investitori esteri, per lo più istituzionali, è cresciuto nel 2025 di un centinaio di miliardi, il doppio di quanto hanno aggiunto gli istituzionali italiani. Se da un lato l’Italia può ringraziare per il contributo estero al finanziamento del suo debito, dall’altro è presumibile che, in fasi di avversione al rischio, questa componente possa amplificare i deflussi e la volatilità”.
Rating Moody’s e tenuta dei fondamentali
Alla vigilia della revisione del rating da parte di Moody’s, attesa per venerdì sera, l’attenzione degli operatori si concentra sulla tenuta dei fondamentali macro. Nell’ultimo aggiornamento di novembre, l’agenzia aveva promosso il merito di credito italiano a Baa2 da Baa3, indicando un rapporto debito/PIL al 136,5% e un percorso di graduale riduzione fino a circa il 130% nel 2034. I dati più recenti diffusi da Istat segnalano tuttavia un livello leggermente più elevato, al 137,1%, complice un debito lordo salito a 3.095,5 miliardi di euro.
Un elemento che mitiga il quadro arriva però lato liquidità: il Tesoro può contare su un buffer più ampio, con circa 15 miliardi in più rispetto a dodici mesi fa, mentre il PIL nominale che è pari a 2.258 miliardi (+2,5%), si è mantenuto in linea con le attese.
Guardando al 2026, il mercato resta in attesa di un aggiornamento delle stime governative, ma uno scenario di crescita nominale intorno al 2,5% appare plausibile anche nel biennio in corso. In questo quadro, anche con un deficit leggermente superiore ai 65 miliardi programmati, il profilo di finanza pubblica continuerebbe a beneficiare di un avanzo primario atteso attorno all’1% del PIL nel 2026, in miglioramento verso l’1,5% nel 2027.
Per Piazzoli resta, tuttavia, centrale la questione del costo del debito. “Le ipotesi sui tassi incorporate nel Documento di programmazione economico-finanziaria appaiono oggi ottimistiche alla luce della recente volatilità: sul tratto breve della curva, il rendimento del BTP biennale si colloca intorno al 2,8%, al di sopra del 2,0% previsto. Un aumento che segnala un costo marginale più elevato, ma che dovrebbe tradursi in un incremento degli oneri finanziari ancora complessivamente gestibile”, sottolinea.
In prospettiva, conclude l’esperto di Vontobel AM, qualora i rendimenti dovessero mantenersi su livelli elevati più a lungo, le pressioni sui conti pubblici potrebbero intensificarsi nel medio termine, come evidenziato anche da Fitch. Tuttavia, proprio in questo contesto, il giudizio di Moody’s viene atteso senza particolari tensioni: i fondamentali italiani, pur sotto pressione, restano coerenti con un percorso di stabilizzazione del debito, un elemento che potrebbe sostenere una valutazione ancora costruttiva anche in una fase di mercato più complessa.