Notizie Notizie Italia Poste lancia un’offerta per salire al 100% di Telecom: valutazione da 10,8 miliardi

Poste lancia un’offerta per salire al 100% di Telecom: valutazione da 10,8 miliardi

22 Marzo 2026 21:24

Poste Italiane lancia a sorpresa un’offerta totalitaria per salire al 100% di Telecom Italia che sarà così delistata. Un’operazione inattesa che al momento è valutata 10,8 miliardi e riguarda oltre 17 miliardi di azione. L’obiettivo dell’operazione – spiega un comunicato diffuso da Poste Italiane – “è dare vita ad un unico gruppo, integrando due delle più grandi e importanti realtà industriali italiane”.

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I dettagli

L’offerta prevede una doppia componente, in carta e in cash, con una valorizzazione per azione Tim di circa 0,635 euro. In particolare, Poste offre 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione e 0,167 euro in contanti per ogni azione Tim conferita. Il premio rispetto al prezzo di chiusura del 20 marzo è del 9,01%. Il gruppo che nascerebbe dalle nozze storiche sarebbe una realtà con ricavi aggregati da 26,9 miliardi, un ebit aggregato pro-forma di circa 4,8 miliardi e con oltre 150 mila dipendenti. Il closing dell’opas è atteso entro fine 2026. La combinazione dei due gruppi proporrebbe “un mix di attività diversificato, resiliente e generatore di cassa con solidità finanziaria e ampie riserve patrimoniali distribuibili, con un’offerta unica e completa, promossa da una rete di distribuzione senza pari”.

L’obiettivo

Poste, all’interno della sua nota, spiega che la volontà è  quella di “creare un gruppo integrato pilastro strategico per l’economia nazionale, la più grande infrastruttura connessa d’Italia, con posizioni di leadership nei servizi finanziari e assicurativi, nella logistica, nelle telecomunicazioni e nei servizi digitali”. L’operazione è  “la naturale evoluzione della strategia di Poste, «il più grande network distributivo nazionale e operatore sistemico che evolve in abilitatore della trasformazione digitale del Paese”.

Le sinergie

Poste entra nel dettaglio delle sinergie stimandole in 700 milioni annui attesi: 500 milioni per sinergie di costo realizzabili in due anni, incluse le efficienze conseguibili sugli attuali livelli del costo di finanziamento di Tim e grazie all’ottimizzazione della struttura di capitale di quest’ultima, e circa 200 milioni di sinergie di ricavo, realizzabili in tre anni.  Le sinergie di ricavi si dettagliano con il rafforzamento delle attività di cross-selling e up-selling nei segmenti retail, Enterprise e Pubblica Amministrazione, attraverso la valorizzazione delle rispettive basi clienti, reti distributive ed eccellenze di prodotto. Attesa anche l’integrazione delle offerte commerciali con soluzioni avanzate di data analytics e AI, per migliorare targeting, personalizzazione dell’offerta ed engagement della clientela.

Le sinergie di costo, invece, si compongono di: un’ottimizzazione delle funzioni centrali, delle attività di procurement, IT e back-office, complice il consolidamento della scala dei volumi di acquisto e all’adozione dei processi operativi best-in-class di Poste Italiane; una gestione più efficiente della struttura finanziaria, di indebitamento e di liquidità di Tim, con una riduzione dei costi. Poste promette la preservazione della capillarità dei servizi postali e della Pa, riallocando le risorse liberate a seguito dell’integrazione verso ambiti a più elevato potenziale di sviluppo, e senza impatti sull’impiego di personale degli Uffici Postali, della rete postale e pacchi e dei servizi di telecomunicazione.

Poste ha una rete di 13mila uffici postali, a questi si aggiungerebbe gli oltre 4mila punti vendita Tim e una rete di 49mila partner terzi. Alla fine ci sarebbero 19 milioni di clienti digitali attivi. Ai servizi di Poste si aggiungerebbero tre asset significativi: una rete fissa e mobile di scala nazionale, una posizione preminente nelle infrastrutture cloud e data center del Paese e la capacità di offrire connettività sicura e sovrana a tutti gli stakeholders.

L’affondo

Poste Italiane era già il primo azionista di Telecom Italia con una quota superiore al 27% del capitale ordinario, costruita nel corso del 2025 attraverso l’acquisto progressivo delle partecipazioni di Vivendi. Inizialmente il gruppo aveva dichiarato di non voler superare la soglia che avrebbe comportato l’obbligo di Opa e di voler restare un investitore industriale di lungo periodo. L’Opas annunciata rappresenta quindi un cambio di passo netto nelle intenzioni dell’ad Matteo Del Fante.