PIL Italia a +0,3% nel 2025. Guerra Iran, zavorra su prospettive globali
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L’economia italiana nel 2025 ha mostrato una crescita moderata ma stabile, sostenuta soprattutto dalla domanda interna, mentre il contributo del commercio con l’estero è risultato negativo.
I dati diffusi dall’Istituto Nazionale di Statistica indicano che il Prodotto interno lordo (Pil) italiano, in termini reali, è aumentato dello 0,5% rispetto al 2024, una dinamica inferiore alla media dell’Eurozona, che nello stesso periodo ha registrato una crescita dell’1,3%.
Economia in crescita, inflazione sotto media UE: i conti italiani secondo l’Istat
Il principale motore dell’economia italiana nel 2025 è stato rappresentato dalla domanda interna. Secondo le stime, questa componente ha contribuito per 1,5 punti percentuali alla crescita complessiva del Pil. In altre parole, la spesa delle famiglie, delle imprese e delle amministrazioni pubbliche ha sostenuto l’attività economica in modo significativo. Al contrario, la domanda estera netta – cioè la differenza tra esportazioni e importazioni – ha avuto un impatto negativo, sottraendo 0,7 punti percentuali alla crescita. Anche la variazione delle scorte ha esercitato un piccolo contributo negativo, pari a -0,2 punti percentuali.
L’andamento dell’economia ha mostrato un miglioramento soprattutto nella parte finale del 2025. Nel quarto trimestre dell’anno, il Pil – calcolato in valori concatenati con anno di riferimento 2020 e corretto per gli effetti di calendario – è cresciuto dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Nel confronto con le principali economie europee, l’Italia si colloca in una posizione intermedia: la crescita è stata superiore a quella della Francia (+0,2%), analoga a quella della Germania (+0,3%), ma inferiore alla Spagna (+0,8%), che si conferma tra le economie più dinamiche dell’area.
Nel dettaglio delle componenti della domanda, la dinamica del commercio estero è risultata sfavorevole: nel trimestre le esportazioni di beni e servizi sono diminuite dell’1,2%, mentre le importazioni sono aumentate dell’1,0%, determinando un contributo negativo della domanda estera netta alla crescita del Pil.
A febbraio, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto dell’1,6% in termini tendenziali, mostrando una decisa accelerazione. L’inflazione in Italia continua a mantenersi al di sotto della media dell’area euro, evidenziando un differenziale in riduzione.
Consumi finali in aumento dello 0,1%
La crescita della domanda interna è stata diffusa tra le varie componenti. Nel quarto trimestre del 2025 i consumi finali nazionali sono aumentati dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Guardando alla composizione dei consumi delle famiglie, emerge un lieve rallentamento della spesa per beni non durevoli (-0,1%), mentre risultano in aumento beni semidurevoli (+0,1%), beni durevoli (+0,3%) e servizi (+0,1%).
Ancora più dinamici sono stati gli investimenti fissi lordi, che nel quarto trimestre hanno registrato un incremento dello 0,9%. La crescita è stata trainata soprattutto dagli investimenti in abitazioni, aumentati in modo significativo (+7,1%). Più contenuto invece l’aumento degli investimenti in prodotti di proprietà intellettuale (+0,4%), mentre sono diminuiti quelli in impianti e macchinari (-0,2%) e in fabbricati non residenziali (-1,8%).
Dal lato dell’offerta, nel quarto trimestre si osserva una dinamica positiva in diversi settori. Il valore aggiunto dell’industria in senso stretto è cresciuto dello 0,6%, mentre le costruzioni hanno registrato un incremento ancora più marcato (+1,4%). Il settore dei servizi ha mostrato un aumento più contenuto (+0,1%), con andamenti differenziati tra i comparti. Da un lato si registrano cali nelle attività finanziarie e assicurative (-1,1%) e nelle attività artistiche e di intrattenimento, oltre che nelle attività professionali e scientifiche (-0,2%). Dall’altro lato crescono i servizi di informazione e comunicazione (+0,9%) e il comparto del commercio, trasporto, alloggio e ristorazione (+0,4%).
Industria in difficoltà, costruzioni in crescita
Nel breve periodo emergono segnali contrastanti. L’industria ha mostrato un rallentamento: a gennaio 2026 la produzione industriale è diminuita dello 0,6% rispetto al mese precedente, dopo il calo di -0,5% registrato a dicembre. Tuttavia, considerando il trimestre novembre 2025 – gennaio 2026, l’indice segna comunque un aumento dello 0,7% rispetto ai tre mesi precedenti.
Nello stesso periodo si osserva una riduzione della produzione di beni di consumo (-1,1%) e beni intermedi (-0,2%), mentre crescono i beni strumentali (+1,5%) e soprattutto il comparto energia (+7,2%). Molto positiva invece la dinamica delle costruzioni, che nel 2025 sono cresciute in media del 4,8%, accelerando rispetto al +3,9% del 2024. Nel quarto trimestre il settore ha registrato un forte recupero congiunturale (+1,5%), dopo la flessione del trimestre precedente.
Anche i servizi hanno mostrato segnali di ripresa: nel 2025 l’indice del fatturato del settore è cresciuto dello 0,8%, migliorando rispetto al -0,1% registrato nel 2024. Nel quarto trimestre l’indice ha segnato un incremento dello 0,3%, confermando il trend positivo iniziato alla fine del 2024.
Il contesto economico globale: prospettive 2026 incerte
Il quadro internazionale nel 2025 è caratterizzato da andamenti economici differenti tra le principali aree del mondo. La Cina ha mantenuto un ritmo di crescita in linea con gli obiettivi del governo, con un aumento del Pil pari al 5,0%. Gli Stati Uniti hanno invece registrato una decelerazione dell’attività economica, con una crescita del 2,2%.
L’Eurozona, nel complesso, ha mostrato una ripresa superiore alle attese, con un incremento medio del Pil pari all’1,3% nel 2025, pur con differenze significative tra i singoli paesi. Tuttavia, le prospettive per il 2026 appaiono più incerte. Le tensioni geopolitiche, in particolare il conflitto in Medio Oriente, stanno esercitando pressioni al rialzo sui prezzi del petrolio. Un fattore cruciale è il ruolo dell’Iran come produttore di greggio e l’importanza strategica dello Stretto di Hormuz, una delle principali rotte mondiali per il trasporto di petrolio.
Questo contesto potrebbe contribuire a un peggioramento delle prospettive dell’economia globale nel 2026, a causa dell’aumento dei costi energetici e dell’incertezza nei mercati internazionali. In un quadro già segnato da una crescita moderata, tali fattori rappresentano un rischio significativo per la stabilità economica globale.