Notizie Lavoro Tegola lavoro Usa: a febbraio persi 92mila posti, risale disoccupazione

Tegola lavoro Usa: a febbraio persi 92mila posti, risale disoccupazione

6 Marzo 2026 15:18

A febbraio, il mercato del lavoro statunitense ha mostrato segnali di rallentamento, con una sorprendente riduzione dei posti di lavoro. Secondo i dati pubblicati venerdì dal Bureau of Labor Statistics, i posti di lavoro non agricoli sono diminuiti drasticamente e si sono attestati sotto le stime degli analisti, interrompendo un avvio positivo per l’anno. Il tasso di disoccupazione è aumentato, raggiungendo il 4,4%. Una parte di questo calo è attribuibile alla diminuzione dell’occupazione nel settore sanitario, influenzata dalle attività di sciopero. Questo scenario solleva preoccupazioni sulla solidità del mercato del lavoro, che potrebbe vedere ulteriori sfide nei prossimi mesi.

Brusca discesa per i nonfarm payrolls

A febbraio, i posti di lavoro non agricoli negli Stati Uniti hanno registrato una perdita di 92 mila unità, un dato nettamente inferiore alle stime di mercato. La previsione media degli economisti, basata su un sondaggio tra 75 esperti, indicava un aumento di 55 mila posti (con un intervallo tra -9.000 e +113.000). Inoltre, i dati di gennaio sono stati rivisti al ribasso, con un incremento di soli 126 mila posti rispetto ai 130 mila precedentemente riportati. Le revisioni nette per i due mesi precedenti ammontano a una riduzione complessiva di 69 mila posti di lavoro.

Il tasso di disoccupazione è aumentato al 4,4%, contro il 4,3% di gennaio e rispetto alla previsione di mantenimento al 4,3%. Sul fronte delle retribuzioni, le ore medie sono cresciute dello 0,4% su base mensile, confermando il dato di gennaio e superando la stima di un aumento dello 0,3%. Su base annua, l’incremento delle retribuzioni orarie è stato del 3,8%, leggermente sopra le aspettative di un +3,7%. Questi dati, combinati, potrebbero influire sulle prossime decisioni della Federal Reserve in merito alla politica monetaria, in particolare sul mantenimento dei tassi di interesse.

Preoccupa la salute del mercato lavoro Usa

Il recente andamento del mercato del lavoro, pubblicato poco fa dal Bureau of Labor Statistics, solleva interrogativi sulla sua effettiva stabilizzazione dopo il peggior anno per le assunzioni, non legate a una recessione degli ultimi decenni. Nonostante la crescita dell’occupazione all’inizio dell’anno e, la stabilizzazione delle richieste di sussidi di disoccupazione su livelli contenuti, molte aziende potrebbero essere pronte a concretizzare una serie di licenziamenti che avevano precedentemente annunciato. Allo stesso tempo, un’altra dinamica interessante riguarda i guadagni di produttività, che mostrano come gli investimenti in intelligenza artificiale stiano consentendo ad alcune imprese di ridurre il personale senza compromettere l’efficienza operativa. Questo trend potrebbe avere implicazioni significative per le decisioni future delle banche centrali, in particolare in relazione alla politica monetaria, mentre il focus sulle problematiche inflazionistiche continua a dominare la scena economica.

Il calo di posti di lavoro ha interessato diverse aree, tra cui il tempo libero, l’ospitalità e la costruzione, con probabilmente un impatto dovuto al maltempo che ha influenzato le attività di alcuni settori. Altri ambiti che hanno visto un abbassamento dell’occupazione comprendono la manifattura, i trasporti, i magazzini e il settore dell’informazione. In particolare, il settore sanitario e dell’assistenza sociale, che l’anno precedente aveva rappresentato la maggior parte della crescita dei posti di lavoro, ha visto una perdita di quasi 19 mila occupazioni. Le previsioni economiche avevano indicato che lo sciopero di oltre 30 mila dipendenti di Kaiser Permanente, che ha interessato gran parte del mese di febbraio, avrebbe avuto un impatto significativo sul numero di posti di lavoro nel settore.

Il dilemma della Federal Reserve

Questi dati potrebbero spingere la Federal Reserve a concentrarsi nuovamente sullo stato del lavoro, mentre valuta la durata della politica di tassi di interesse stabili. Sebbene recentemente i responsabili politici si siano principalmente focalizzati sull’inflazione, anche prima che il conflitto USA-Israele con l’Iran sollevasse timori tra gli investitori riguardo alla pressione sui prezzi, i numeri provenienti dal mercato del lavoro potrebbero avere un impatto significativo nelle prossime scelte economiche della Fed.

La Federal Reserve si trova quindi di fronte a un dilemma sempre più complesso, segnato dalla recente battuta d’arresto nella crescita occupazionale negli Stati Uniti “La situazione per la Fed non è affatto semplice” commenta Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia. “Da un lato, un rallentamento del mercato del lavoro potrebbe giustificare un orientamento più accomodante nelle prossime decisioni di politica monetaria” continua Diodovich “Dall’altro, la banca centrale deve fare i conti con il rischio di inflazione accentuato dall’escalation della guerra con l’Iran, che potrebbe spingere al rialzo i prezzi dell’energia, dei carburanti e dei costi di trasporto”.

In questo scenario, la Fed si trova divisa tra due forze opposte, spiega Diodovich “Il calo dell’occupazione e i segnali di un possibile raffreddamento dell’economia da un lato, e i rischi inflazionistici in crescita dall’altro”. I dati sull’inflazione previsti per la prossima settimana (CPI e indice core PCE) rivestono un’importanza cruciale “Se l’inflazione dovesse rimanere alta, la banca centrale potrebbe mantenere una posizione cauta, mentre un dato più moderato aprirebbe la strada a un possibile allentamento monetario nei mesi successivi” continua Filippo Diodovich. Al momento il mercato continua a prevedere una Fed prudente, con l’incertezza derivante dal conflitto in Medio Oriente che complica ulteriormente il bilanciamento tra il rischio recessivo e quello inflazionistico.

La reazione del mercato

A seguito della pubblicazione del report, i mercati hanno reagito con un significativo nervosismo. I future sugli indici Usa hanno rapidamente ampliato le perdite, con gli investitori preoccupati per il netto peggioramento del quadro occupazionale negli Stati Uniti. Anche il dollaro ha mostrato inizialmente debolezza, in linea con l’aspettativa di una Fed più incline a ridurre i tassi di interesse. Tuttavia, successivamente la valuta americana ha recuperato terreno, rafforzandosi contro le principali valute “Questo rimbalzo è stato sostenuto dalla ricerca di beni rifugio e dal clima di forte avversione al rischio, che continua a dominare i mercati globali” ci spiega Diodovich. “In particolare, la crisi in Iran ha spinto a un apprezzamento del dollaro, poiché gli Stati Uniti, essendo esportatori netti di energia, traggono vantaggio dalle crescenti incertezze geopolitiche”.