Piazza Affari KO, su Ftse Mib scattano sell (-4%). Spread, energia e debito: i 3 nodi
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Piazza Affari crolla in questa seconda seduta del mese di marzo. Dopo i ribassi visti in avvio di settimana, i listini del Vecchio continente stanno accelerando ulteriormente al ribasso, con l’indice Ftse Mib e l’Ibex spagnolo tra i peggiori con cali di oltre il 3,5%.
“Il segno meno non è un’anomalia italiana. È un denominatore comune europeo. Ma Piazza Affari, per struttura, tende a muoversi con un’ampiezza maggiore. Quando il mercato passa in modalità avversione al rischio, le differenze emergono”, chiarisce Gabriel Debach di eToro, spiegando che il Ftse Mib è un indice ad alta sensibilità, esposto in modo marcato a banche, ciclici ed energia. Una composizione che funziona molto bene nelle fasi di espansione, ma che diventa più vulnerabile quando lo shock riguarda tassi, inflazione e rischio sovrano.
Piazza Affari crolla, pochi i segni più
Sotto i riflettori gli sviluppi in Medio Oriente, con gli investitori che si interrogano sulla possibile durata del conflitto. I messaggi arrivati fino a questo momento restano contrastanti e questo genera ulteriore incertezza sui listini. “I mercati, questa mattina, mostrano ancora segnali di tensione: cresce la percezione che le stime temporali finora circolate siano state troppo ottimistiche e che, alla luce della reazione iraniana, il rischio di un ampliamento del conflitto a livello regionale stia aumentando Un simile scenario potrebbe mantenere elevati i prezzi dell’energia più a lungo, con conseguenti pressioni al rialzo sull’inflazione”, sottolineano gli strategist di Mps Capital Services.
Sulla Borsa di Milano prevalgono oggi i ribassi, con quasi tutti i titoli in rosso (tra le eccezioni Lottomatica che schiva le vendite nel giorno dei conti). Poco prima delle 14, l’indice Ftse Mib cede circa il 3,5% a quota 44.624 punti (minimo di giornata toccato in area 44.046,56 punti), allontanandosi sempre più dai massimi dell’anno registrati la scorsa settimana sopra la soglia dei 47mila punti.
Una raffica di sell che colpisce indistintamente tutti i settori di Piazza Affari. Se la migliore del listino è Lottomatica, il podio delle peggiori è composto da Saipem che indietreggia di oltre l’8% seguita da Moncler, Italgas ed Hera che segnano cali di oltre il 5%.
Ftse Mib sotto pressione: tra fattori settoriali ed effetto energia
Perché le vendite stanno impattando in modo così forte sul Ftse Mib? Secondo Annacarla Dellepiane, head of Southern Europe di HANetf, intervistata da FinanzaOnline, l’indice milanese “tende a soffrire più di altri listini soprattutto per una questione di “mix” settoriale. L’indice italiano è storicamente più concentrato su titoli finanziari e, a seguire, su comparti come auto ed energia: segmenti che, nei giorni in cui torna l’avversione al rischio, vengono spesso colpiti in modo più rapido e più netto rispetto ad altri settori più difensivi”.
Inoltre, aggiunge, parliamo di business molto ciclici, quindi più vulnerabili alle aspettative su crescita, inflazione e condizioni finanziarie. Quando il mercato passa da una seduta relativamente stabile (come quella di ieri) a una fase di vendite più “indiscriminate“, il Ftse Mib finisce per amplificare il movimento, dato che include una quota significativa di titoli considerati più esposti al ciclo.
Va inoltre preso in considerazione l’effetto energia, di cui si sta parlando molto in queste ore, alla luce dell’impennata dei prezzi del gas e del petrolio. “L’aumento del prezzo del gas pesa sia direttamente sulle utility/energia sia indirettamente sui settori industriali e sull’auto, perché riaccende il tema dei costi e dei margini. In uno scenario del genere, gli investitori riducono l’esposizione alle aree percepite come più rischiose e vulnerabili, e il listino italiano ne risente più di altri”, conclude Dellepiane.
Spread, energia e debito: i 3 nodi
Ieri il listino milanese aveva limitato i danni grazie alla tenuta di energia e difesa, che avevano assorbito parte delle vendite. Oggi quel supporto si è indebolito e la pressione si è distribuita in modo più uniforme. Secondo la lettura e analisi di Debach ci sono tre fattori da tenere in considerazione: ovvero snodo spread, debito pubblico ed energia.
“Il passaggio da 64 a 68 punti base non è un movimento drammatico in valore assoluto, ma in un contesto nervoso è sufficiente per riattivare la cautela sui bancari. E considerando il peso del settore finanziario nel ftse Mib, il differenziale BTP-Bund si trasmette rapidamente all’indice”, afferma l’esperto che si concentra sul secondo elemento individua nel debito pubblico. “In una fase in cui il mercato torna a interrogarsi su tassi più elevati o più persistenti, riemerge il cosiddetto effetto periferia. I Paesi con maggiore esposizione debitoria vengono prezzati con un premio al rischio superiore. L’Italia rientra in questa dinamica, e il mercato lo riflette”, spiega ancora Debach che vede nell’energia il terzo fattore chiave. E spiega: “con oltre il 70% del fabbisogno coperto da importazioni, ogni tensione sui prezzi energetici ha un impatto diretto sulle aspettative di inflazione e quindi sulle traiettorie dei tassi. È un canale macro che pesa più su Milano che su altri listini core”.