Notizie Notizie Italia Export e consumi frenano l’industria, attesi effetti positivi dal decreto energia: i messaggi di Confindustria

Export e consumi frenano l’industria, attesi effetti positivi dal decreto energia: i messaggi di Confindustria

23 Febbraio 2026 11:03

Nel quarto trimestre del 2025 l’economia italiana ha mostrato un segnale di tenuta, con un aumento del PIL dello 0,3%, sostenuto in larga parte dagli investimenti legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. È questo uno dei principali elementi che emerge dall’ultimo report del Centro Studi di Confindustria, che analizza l’andamento congiunturale tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.

Il quadro che ne risulta è articolato: alcuni indicatori migliorano, in particolare nei servizi e nella fiducia delle famiglie, mentre altri restano deboli, come industria ed export. Sullo sfondo pesano l’andamento dei prezzi energetici, la volatilità dei mercati finanziari e un costo del credito che torna a salire.

Energia: prezzi in aumento, attesa per il decreto “bollette”

Uno dei fattori più rilevanti resta il costo dell’energia. A febbraio il prezzo del petrolio è salito a 71 dollari al barile, in aumento rispetto ai 63 dollari di dicembre. Dopo il picco registrato a gennaio, il gas naturale si è stabilizzato a 33 euro per MWh, comunque sopra i 28 euro di fine 2025. A incidere è anche il cambio euro-dollaro. La valuta americana si è indebolita fino a quota 1,18 contro l’euro, sulla base delle attese di una Federal Reserve più orientata verso tagli dei tassi. Questo contribuisce solo in parte ad attenuare l’impatto dei rincari energetici, ma al tempo stesso penalizza le esportazioni italiane, rendendo i prodotti meno competitivi sui mercati internazionali.

In questo contesto si inserisce il decreto “bollette” approvato dal Governo italiano, che secondo il Centro Studi potrebbe ridurre in modo significativo il prezzo dell’energia per famiglie e imprese, qualora ricevesse il via libera della Commissione europea.

Mercati finanziari e credito: spread in calo, ma tassi in risalita

Sul fronte finanziario si osserva un parziale allentamento delle tensioni sui titoli di Stato. A febbraio il rendimento dei BTP italiani è sceso al 3,36%, mentre il Bund tedesco si è stabilizzato al 2,97%. Lo spread si restringe a 39 punti base, un livello contenuto rispetto al passato e in linea con la dinamica osservata anche in Spagna. La Banca centrale europea mantiene invariato il tasso di riferimento al 2,00% da metà 2025, nonostante l’inflazione nell’Eurozona sia scesa a un moderato +1,7% a gennaio. Tuttavia, il costo del credito per le imprese italiane ha interrotto la fase di discesa: il tasso medio è risalito al 3,58% a dicembre, dopo il 3,38% di settembre. Un’inversione che potrebbe pesare sulle decisioni di investimento nei prossimi mesi.

Investimenti: segnali ancora favorevoli

Nonostante il quadro finanziario meno espansivo, gli indicatori congiunturali continuano a suggerire una tendenza positiva per gli investimenti in impianti e macchinari. A gennaio migliora la fiducia delle imprese manifatturiere, in particolare nel comparto dei beni strumentali, segnale di una possibile prosecuzione della dinamica avviata con il PNRR. Diversa la situazione nelle costruzioni: per il terzo mese consecutivo cala la fiducia delle imprese, penalizzate dal peggioramento dei giudizi sugli ordini. Restano però positive le aspettative sui piani di costruzione nei prossimi tre mesi, elemento che potrebbe limitare la flessione del settore.

Consumi: partenza lenta nel 2026

Il fronte dei consumi rimane fragile. A dicembre le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,9% in volume, quasi azzerando la crescita del quarto trimestre (+0,1%). A gennaio si registra però un aumento degli acquisti di autovetture, che rappresenta un primo segnale di reazione. La fiducia delle famiglie migliora leggermente a inizio 2026. Anche il mercato del lavoro mostra una certa resilienza: nonostante una lieve contrazione a fine 2025, nel quarto trimestre l’occupazione è cresciuta dello 0,3%. In forte calo, invece, la fiducia delle imprese del commercio, pur in presenza di giudizi ancora positivi sulle vendite correnti.

Export: dinamiche eterogenee

Le esportazioni italiane di beni sono cresciute dello 0,6% a dicembre in termini reali, ma il quarto trimestre chiude con un calo dell’1,9%. L’import registra un aumento modesto sia su base mensile (+0,1%) sia trimestrale (+0,4%). Il 2025 ha mostrato forti differenze tra settori e mercati di destinazione. L’export è stato trainato dai farmaci verso gli Stati Uniti e dai metalli verso la Svizzera, mentre la filiera farmaceutica ha contribuito in modo significativo all’aumento delle importazioni da Cina e Stati Uniti. A gennaio 2026 gli ordini esteri manifatturieri restano deboli, pur con segnali di lieve miglioramento.

Eurozona e Stati Uniti: segnali misti

Nel quarto trimestre, come si legge nella Congiuntura flash di Confindustria, l’Eurozona è cresciuta dello 0,3%, con un aumento dell’occupazione dello 0,2%. La produzione industriale è scesa dell’1,4% a dicembre, ma il trimestre resta leggermente positivo. A gennaio i PMI indicano un’espansione dei servizi in Germania e dell’industria in Francia, mentre migliorano fiducia e aspettative sull’occupazione.

Negli Stati Uniti l’economia continua a mostrare segnali di solidità sul fronte produttivo: la produzione industriale è cresciuta dello 0,4% a dicembre e il quarto trimestre chiude a +0,2%. Gli indici manifatturieri restano in area espansiva anche a gennaio 2026. Più debole il mercato del lavoro: la creazione di posti si attesta a +130 mila unità, dopo un quarto trimestre 2025 negativo. Nel complesso, l’Italia si muove in un contesto internazionale ancora incerto. La crescita c’è, ma resta fragile e fortemente dipendente dagli investimenti pubblici e dall’evoluzione dei costi energetici e finanziari.

Inflazione in rallentamento, ma resta la pressione sui servizi

La Congiuntura flash di Confindustria arriva mentre l’Istat rende noto il dato sull’inflazione di gennaio, da cui arrivano segnali di raffreddamento. L’indice dei prezzi al consumo in particolare è aumentata dello 0,4% su base mensile e dell’1% su base annua, in calo rispetto al +1,2% di dicembre e sui livelli più contenuti da novembre 2024. Il dato, confermato dall’Istat, consolida il quadro di progressiva normalizzazione avviato nella seconda parte del 2025. L’inflazione di fondo – al netto di energetici e alimentari freschi – si attesta all’1,7%, mentre quella calcolata escludendo solo i beni energetici è pari all’1,9%. A gennaio i prezzi dei beni registrano una variazione tendenziale negativa (-0,2%), a fronte di un aumento del 2,5% per i servizi. Il differenziale tra i due comparti raggiunge così 2,7 punti percentuali, evidenziando una pressione più marcata nei settori a maggiore intensità di lavoro.

Il cosiddetto “carrello della spesa”, che comprende alimentari, prodotti per la cura della casa e della persona, segna un incremento dell’1,9% rispetto a gennaio 2025, lo stesso ritmo dei beni ad alta frequenza d’acquisto. Un andamento che, pur in un contesto di inflazione contenuta, continua a incidere sul potere d’acquisto delle famiglie e contribuisce a spiegare la cautela nei consumi registrata a cavallo tra la fine del 2025 e l’inizio del nuovo anno.