Bolla capex allontana gestori dall’AI: ecco i nuovi settori preferiti
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Cresce tra gli investitori la preoccupazione circa l’ingente aumento della spesa in conto capitale (capex) da parte delle grandi aziende tech di Wall Street. E’ quanto emerge in maniera lampante dall’ultimo survey mensile di Bank of America tra i maggiori gestori mondiali.
Troppi investimenti
Nonostante il sondaggio di febbraio vede l’ottimismo dei gestori veleggiare ai massimi da giugno 2021, circa il 35% di loro ha avvertito che le aziende stanno sovrainvestendo. Si tratta della percentuale più alta vista negli ultimi due decenni, rimarca lo strategist Michael Hartnett. Contestualmente gli investitori stanno anche riducendo la loro esposizione ai titoli tecnologici. I partecipanti considerano la spesa in conto capitale “troppo alta in questo momento”, ha detto Hartnett, anche se hanno anche la visione più positiva sugli utili aziendali globali da agosto 2021.
Un quarto dei partecipanti al survey BofA, condotto tra il 6 e il 12 febbraio tra 162 partecipanti con 440 miliardi di dollari di attivi, ritiene una “bolla dell’IA” come il principale rischio per i mercati, mentre il 30% ha affermato che la spesa in conto capitale per l’AI da parte delle grandi aziende tecnologiche è la fonte più probabile di una crisi creditizia.
Microsoft & co, scommessa da 650 miliardi
Le quattro maggiori aziende tecnologiche statunitensi prevedono per quest’anno andranno a spendere circa 650 miliardi di dollari totali, in netto aumento rispetto allo scorso anno. I recenti annunci sono stati accolti con umore differente dagli investitori: Microsoft è crollata in Borsa proprio sulle preoccupazioni circa il timing incerto di rientro dai maxi-investimenti sull’AI. Di contro Meta è balzata di oltre l’11% dopo aver rivelato i suoi ambiziosi piani di spesa per l’AI.
Grande rotazione
Ad emergere con chiarezza è anche il cambio di preferenze degli investitori che stanno scaricando il settore tech ruotando su energia, materiali e beni di prima necessità. Il calo dell’esposizione alla tecnologia è il più grande dal marzo 2025, anche se gli intervistati mantengono un sovrappeso netto del 5% nel settore (in calo rispetto al 19% netto di un mese fa)
A spiccare è anche una rotazione dalle azioni statunitensi verso i mercati emergenti ed europei, anche qui ai massimi da 5 anni.
Il sentiment rimane rialzista con l’overweight sulle materie prime ai massimi dal maggio 2022, quello sulle azioni al top da dicembre 2024, mentre la percentuale di chi rimane ‘liquido’ è molto bassa (3,4% rispetto al minimo storico del 3,2%.
C’è poi l’effetto Warsh. La maggioranza dei partecipanti (38%) afferma che il prossimo presidente della Fed Kevin Warsh porterà a rendimenti dei Treasury più alti e dollaro più basso.