Inflazione Ue ancora sotto target 2% a gennaio. Tassi Bce, domani primo verdetto 2026
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Rallenta a gennaio l’inflazione nell’area euro, scivolando ulteriormente sotto il target del 2% fissato dalla Banca Centrale europea (Bce). Un dato che arriva alla vigilia della prima riunione del 2026 dell’istituto di Francoforte che dovrebbe mantenere i tassi fermi.
Sono appena arrivati anche i riscontri lato prezzi dall’Istat. Secondo le stime preliminari di gennaio, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha mostrato una variazione del +0,4% su base mensile e del +1% su base annua (da +1,2% di dicembre).
Inflazione UE: i numeri di dicembre
Stando ai dati preliminari per il mese di gennaio appena diffusi dall’Eurostat, i prezzi al consumo sono aumentati dell’1,7% rispetto a un anno fa a gennaio, in rallentamento rispetto al mese precedente e in linea con la mediana stimata dal consensus Bloomberg. Il dato è il più debole da settembre 2024. L’inflazione core, che esclude le voci più volatili dell’inflazione come i prezzi alimentari e dell’energia, è scesa a sorpresa al 2,2% dal precedente 2,3% atteso dagli economisti, mentre l’indicatore dei servizi, attentamente monitorato, ha rallentato al 3,2%.
“Il contesto inflazionistico più debole è in linea con le nostre aspettative di un’inflazione media inferiore al 2% per il 2026 – commentano gli esperti di ING -. Nonostante questo, le speculazioni su un ulteriore taglio dei tassi da parte della Bce si sono intensificate nelle ultime settimane, a fronte del rallentamento dell’inflazione importata, in parte dovuto al dollaro USA più debole”.
Inoltre, aggiungono che le aspettative di inflazione a medio termine sono rimaste stabili attorno al 2%, poiché si prevede che gli investimenti pubblici stimoleranno l’economia nel corso dell’anno. L’ottimismo tra le imprese è in crescita, e sebbene l’inflazione sia scesa sotto il 2%, le previsioni per il medio periodo non accennano a diminuire.
Meeting Bce, domani il primo atto del 2026
Il conto alla rovescia è quasi terminato: domani è in calendario il primo meeting del 2026 della Bce che non dovrebbe riservare sorprese dell’ultima ora sul fronte tassi, attesi ancora fermi. Prima il comunicato ufficiale in arrivo alle 14:15 seguito, come di consueto, a partire dalle 14:45 dalla conferenza stampa di Christine Lagarde che potrebbe essere interrogata sulla questione forex. Un tema che secondo molti operatori potrebbe essere al centro dei riflettori dopo il rafforzamento dell’euro. In particolare, i recenti sviluppi sui mercati valutari saranno al centro dell’attenzione dopo che l’EUR/USD è salito a 1,20, riflettendo principalmente la direzione e l’imprevedibilità delle politiche statunitensi.
Secondo gli strategist di UniCredit, che si attendono tassi invaiati nella riunione di domani, “è improbabile che un euro più forte rappresenti una grave minaccia per lo scenario di base della Bce. Tuttavia, la dipendenza dai dati e un approccio basato sulle riunioni forniscono alla banca centrale sufficiente flessibilità per agire rapidamente qualora la stabilità dei prezzi a medio termine fosse compromessa”.
Per gli esperti, “le informazioni disponibili dalla riunione di dicembre confermano ampiamente lo scenario di base della banca centrale. L’attività economica e il mercato del lavoro continuano a mostrare resilienza al contesto geopolitico che resta altamente incerto, così come i mercati finanziari. Il rischio di un’escalation delle tensioni geopolitiche a causa della Groenlandia sembra essersi attenuato, e questo elimina un’importante minaccia alle prospettive dell’economia e dei mercati nel breve termine”.
Secondo la view di Unicredit, il board potrebbe non essere particolarmente preoccupato per l’attuale livello del tasso di cambio, per alcune ragioni. Tra cui il fatto che il recente episodio di apprezzamento dell’EUR-USD riflette in gran parte una debolezza generalizzata del dollaro, mentre l’euro non si è apprezzato in modo significativo rispetto alle altre valute.
Inflazione Italia: i numeri di gennaio
Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel mese di gennaio 2026 l’inflazione ha mostrato un rialzo dello 0,4% su base mensile e dell’1% su base annua (da +1,2% di dicembre). L’istituto di statistica ha sottolineato che “un sostegno all’inflazione si deve prevalentemente alla dinamica dei prezzi dei beni alimentari, non lavorati (+2,5%) e lavorati (+2,2%), a quella dei prezzi dei Servizi relativi all’abitazione (+4,4%), dei Tabacchi (+3,3%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0%)”. Nel mese di gennaio l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, è stata pari a +1,8% e quella al netto dei soli beni energetici a +1,9%.