Notizie Notizie Mondo BCE verso la riunione del 5 febbraio: tassi fermi al 2%, ma l’euro è osservato speciale

BCE verso la riunione del 5 febbraio: tassi fermi al 2%, ma l’euro è osservato speciale

2 Febbraio 2026 11:31

La Banca centrale europea si avvicina alla riunione del 5 febbraio senza grandi sorprese sul fronte dei tassi. Il consenso tra gli analisti è ampio: il tasso di riferimento resterà al 2%, confermando una fase di continuità nella strategia di politica monetaria dell’Eurotower. Secondo il Centro Studi di Unimpresa, non ci sono al momento le condizioni per giustificare un cambio di rotta. I dati macroeconomici diffusi nelle ultime settimane risultano coerenti con lo scenario delineato dall’Eurosistema a dicembre e non segnalano tensioni sui mercati finanziari tali da richiedere interventi correttivi. Anche le condizioni di finanziamento restano ordinate e stabili, riducendo l’urgenza di azioni sui tassi ufficiali.

A rafforzare questo quadro contribuisce anche il contesto internazionale. La de-escalation delle tensioni tra Stati Uniti ed Europa, legate al dossier Groenlandia, ha ridotto il rischio di nuovi dazi e di shock esterni potenzialmente destabilizzanti per fiducia, mercati ed export dell’area euro. In questo scenario, la BCE può permettersi di mantenere un approccio prudente, ribadendo una linea fortemente data-dependent, con decisioni assunte riunione per riunione.

Tuttavia, sotto la superficie di apparente stabilità, torna a farsi spazio un tema sensibile: il rafforzamento dell’euro e il suo impatto sulle prospettive di inflazione e crescita.

Dollaro debole, euro forte: perché il taglio dei tassi non è scontato

Uno dei nodi destinati a emergere nella conferenza stampa post-riunione è la persistente debolezza del dollaro, che ha favorito un rafforzamento dell’euro. Un tema che riapre il dibattito sulla possibile divergenza tra la politica monetaria della BCE e quella della Federal Reserve.

Secondo l’analisi di Unimpresa, però, uno scenario di dollaro debole “a tutto campo” riduce, anziché amplificare, le pressioni per un allentamento monetario in Europa. Un biglietto verde strutturalmente debole attenua infatti gli impulsi deflazionistici importati e limita l’impatto negativo sulle esportazioni nette dell’area euro. Per questo motivo, l’ipotesi di un taglio dei tassi BCE non appare imminente. Per rendere credibile uno scenario di riduzione del costo del denaro fino all’1,75%, sarebbe necessario – secondo il Centro Studi – un deprezzamento strutturale e non temporaneo del dollaro di circa il 10%, tale da spingere il cambio euro/dollaro verso quota 1,30. Solo uno shock valutario di questa portata sarebbe in grado di incidere in modo significativo sulle prospettive di inflazione di medio termine.

Taglio tassi a marzo? Le view di ING e Generali

Carsten Brzeski, Global Head of Macro di ING, osserva come il recente rafforzamento dell’euro stia rendendo la “buona posizione” della BCE leggermente meno confortevole. Pur non aspettandosi cambiamenti immediati nella riunione del 5 febbraio, Brzeski segnala che un euro più forte potrebbe riaccendere il dibattito su futuri tagli dei tassi, soprattutto se l’apprezzamento dovesse proseguire e tradursi in un’inflazione persistentemente sotto il target.

Secondo le stime ING, l’apprezzamento recente dell’euro potrebbe ridurre le proiezioni d’inflazione della BCE di circa 0,1 punti percentuali, un elemento che non passerebbe inosservato tra i membri più sensibili al rischio di un’inflazione troppo bassa. “Se l’euro dovesse rafforzarsi ancora – continua Brzeski – aumenterebbero le probabilità di un taglio dei tassi a marzo”. “Per ora e per la prossima settimana, l’euro più forte rappresenta un fattore di complicazione per l’inversione di tendenza ciclica dell’industria, che si sta appena materializzando, e per le prospettive di crescita in generale. Il recente apprezzamento non sarà una preoccupazione sufficiente a indurre la BCE a cambiare rotta la prossima settimana. Per ora, la banca centrale manterrà la sua posizione e non ci aspettiamo che Lagarde dica altro sul tasso di cambio, se non che la BCE lo monitorerà attentamente”. “Tuttavia, conclude l’esperto, se la tendenza dovesse continuare e se la BCE volesse inviare un segnale che un leggero calo dell’inflazione è altrettanto preoccupante quanto un leggero aumento, le probabilità di un taglio dei tassi a marzo aumenterebbero chiaramente”.

Una lettura simile arriva anche da Martin Wolburg, Senior Economist di Generali Investments. Il superamento temporaneo della soglia di 1,20 USD/EUR ha riacceso le speculazioni su una possibile risposta della BCE. Pur ricordando che il tasso di cambio non è un obiettivo di politica monetaria, Wolburg sottolinea come esso incida sulle prospettive d’inflazione. In caso di un rafforzamento persistente dell’euro, i tassi di interesse potrebbero scendere sotto l’attuale livello del 2%, considerato oggi un punto di equilibrio.