BTP, rendimenti in calo e spread ridotti: la fotografia di Confindustria
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È un’economia quasi immobile quella che descrive il Centro Studi di Confindustria nella sua ultima Congiuntura flash secondo cui a pesare sono soprattutto le tensioni internazionali, il dollaro debole e un contesto geopolitico incerto che continua a frenare la fiducia di famiglie e imprese. A sostenere la crescita restano invece gli investimenti legati al PNRR, il graduale miglioramento delle condizioni finanziarie e la tenuta del mercato del credito.
L’industria italiana resta volatile, i consumi procedono a rilento e l’export fatica a ritrovare slancio. In questo scenario, il mercato dei titoli di Stato, e in particolare dei BTP, offre segnali di relativa stabilità che contribuiscono a contenere le tensioni finanziarie complessive.
Energia e incertezza frenano la crescita
Uno dei fattori che pesa maggiormente sul quadro macroeconomico è il ritorno al rialzo dei prezzi energetici. Dopo mesi di calo, all’inizio del 2026 il prezzo del petrolio ha invertito la rotta, attestandosi in media intorno ai 65 dollari al barile, con picchi superiori. A incidere è stato anche l’aumento delle tensioni geopolitiche, come nel caso del Venezuela, che pur essendo un produttore marginale resta strategico per le riserve mondiali.
Anche il prezzo del gas naturale ha smesso di scendere, stabilizzandosi su livelli ancora più che doppi rispetto al periodo pre-pandemia. Un fattore che continua a pesare sui costi di produzione delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie.
BTP e spread: cosa dice Confindustria
A gennaio i rendimenti dei BTP sono leggermente diminuiti, scendendo in media intorno al 3,45% (da 3,50%), arrivando persino sotto i livelli dei titoli francesi (3,47%), sottolinea il centro studi di viale dell’Astronomia, sebbene ancora sopra a quelli spagnoli (3,21%). Parallelamente, continua a salire il rendimento del Bund in Germania, (2,97%, da 2,95%) e quindi gli spread si restringono: Spagna +24 punti base, Italia +48, Francia +50.
La politica monetaria resta in una fase di attesa: la BCE è orientata a mantenere i tassi fermi, mentre la FED, dopo i tagli del 2025, dovrebbe prendersi una pausa più lunga. In questo contesto, il dollaro fortemente svalutato sull’euro penalizza le esportazioni europee e italiane, rendendo meno competitivi i prodotti sui mercati internazionali.
Investimenti: l’unico vero motore del PIL
In un contesto di consumi deboli, gli investimenti restano il principale sostegno alla crescita. I dati del quarto trimestre mostrano una dinamica positiva per impianti, macchinari e costruzioni, con un aumento significativo dei contratti di leasing e una ripresa graduale del credito bancario.
Il PNRR continua a svolgere un ruolo centrale, rappresentando una leva fondamentale per sostenere la domanda interna e compensare la debolezza degli altri comparti. Tuttavia, i segnali di rallentamento della fiducia tra le imprese indicano che questa spinta potrebbe non essere sufficiente nel medio periodo senza un rafforzamento del contesto generale.
Nonostante un aumento del reddito disponibile, le famiglie italiane mostrano un comportamento sempre più prudente. L’incertezza economica e geopolitica ha spinto la propensione al risparmio su livelli record, frenando la crescita dei consumi.
Le vendite al dettaglio e il mercato dell’auto mostrano segnali di recupero solo parziale, mentre il mercato del lavoro, pur restando su un trend positivo, non è ancora sufficiente a rilanciare con decisione la domanda interna.
Industria e export: segnali contrastanti
Il settore industriale continua a muoversi in modo irregolare. Dopo un recupero della produzione a novembre, gli indicatori di fiducia e i PMI manifatturieri sono tornati in area recessiva a fine anno, confermando una volatilità elevata.
Anche l’export resta debole. Le vendite verso i principali partner europei mostrano segnali di rallentamento, mentre alcuni mercati extra-UE, come Stati Uniti e Turchia, evidenziano una contrazione. Tengono invece alcune economie europee minori e mercati asiatici come India e Giappone, ma il quadro complessivo resta fragile.
Uno sguardo internazionale: USA e Cina
A livello globale, il quadro è eterogeneo. Negli Stati Uniti la crescita ha sorpreso positivamente, sostenuta dai consumi e dall’export netto, anche se gli indicatori anticipatori suggeriscono un possibile rallentamento nel breve periodo.
La Cina ha centrato l’obiettivo di crescita, grazie soprattutto alla forza delle esportazioni, ma continua a soffrire per la debolezza della domanda interna e per fattori strutturali come il calo demografico.