Notizie Notizie Mondo Inflazione Italia risale, inflazione Ue rallenta verso target Bce. I dettagli

Inflazione Italia risale, inflazione Ue rallenta verso target Bce. I dettagli

7 Gennaio 2026 11:34

Mentre i mercati sembrano ignorare gli sviluppi geopolitici (sia in Venezuela sia in Groenlandia) i dati macro economici tornano ad imporsi e a riprendere il controllo. Attenzione oggi ai numeri sull’inflazione dell’area euro in generale e dell’Italia nello specifico, appena annunciati rispettivamente dall’Eurostat e dall’Istat.

In Italia, nel mese di dicembre, secondo le stime preliminari, l’inflazione è salita a +1,2%, tornando al livello di ottobre. Nella media 2025, i prezzi al consumo risultano cresciuti dell’1,5% rispetto all’anno precedente, in accelerazione in confronto al dato registrato nel 2024 (+1%).

Dall’inflazione dell’area euro, è emerso che nel mese di dicembre il CPI ha evidenziato un calo su base annua al 2% dal precedente 2,1%, in linea con le attese. Nella versione core – ovvero all’inflazione depurata dalle componenti più volatili rappresentate dai prezzi dei beni alimentari ed energetici – si è registrata una discesa al 2,3% su base annua, in lieve calo rispetto al +2,4% di novembre, centrando le stime degli analisti.

L’inflazione odierna è ancora una volta un dato chiave per la Banca centrale europea (Bce). Dopo il dato relativo ai prezzi tedeschi di ieri (calo maggiore delle attese), il mercato è tornato a prezzare nessun taglio dei tassi nel corso del 2026 e anche il dato odierno sembra sostenere tassi stabili.

Il dato chiave per la Bce

L’inflazione nell’area euro rallenta in linea con l’obiettivo dalla Banca centrale europea. Nel dettaglio,  prezzi al consumo sono aumentati del 2% rispetto a un anno fa a dicembre, in calo rispetto al 2,1% del mese precedente, in linea con le stime degli economisti. L’inflazione core, che esclude i costi volatili di alimentari ed energia, è rallentata al 2,3%. Anche l’inflazione dei servizi, attentamente monitorata, ha mostrato un rallentamento.

Indicazioni che sostengono la tesi portata avanti dalla maggior parte dei responsabili politici che concorda sul fatto che l’inflazione sia sotto controllo. “Con un’inflazione al 2% e un modesto rallentamento della crescita dei prezzi previsto nei prossimi mesi, la Banca Centrale Europea può permettersi di attendere ulteriori indicazioni sull’economia prima di decidere la sua prossima mossa”, commenta Bert Colijn, chief economist Netherlands di Ing, rimarcando che la Bce ha definito la situazione attuale ‘la situazione favorevole’ fino alla nausea ed “è improbabile che cambi idea, poiché i dati attuali continuano a indicare un contesto inflazionistico favorevole”.

Come sottolinea Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm,  a dicembre l’inflazione si è allineata al target Bce per la prima volta dalla scorsa estate.  “Il dato, in linea con le attese, rafforza l’ipotesi di tassi di interesse invariati – segnala l’esperto -. Ad oggi, l’economia europea mostra segnali di tenuta e le stime di crescita del Pil per il 2026 sono state riviste leggermente al rialzo, dall’1% all’1,2%, aprendo ad un cauto ottimismo”.

Restano, però, alcuni rischi legati al contesto geopolitico, in particolare sul fronte energetico, alla luce dell’attuale situazione in Venezuela. Per ora, la Bce sembra orientata verso un approccio attendista.

Il tutto mentre si guarda già alla fine del mandato di Christine Lagarde alla Bce.  Il mandato unico di otto anni terminerà nel novembre 2027.

Inflazione Italia, Istat: indice accelera a dicembre

Per quanto riguarda l’inflazione in Italia,  secondo le stime preliminari diffuse oggi dall’Istat, nel mese di dicembre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, ha registrato un aumento dello 0,2% su base mensile e dell’1,2% su base annua (dal +1,1% del mese precedente). In media, nel 2025, i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,5% (+1,0% nel 2024). L’inflazione al netto degli energetici e degli alimentari freschi (l’“inflazione di fondo”) e quella al netto dei soli energetici mostrano un aumento medio annuo rispettivamente dell’1,9% (+2,0% nell’anno precedente) e del 2,0% (+2,1% nel 2024).

L’Istat spiega che la  lieve accelerazione dell’inflazione osservata a dicembre è dovuta principalmente alla crescita dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +0,9% a +2,6%), degli alimentari non lavorati (da +1,1% a +2,3%) e lavorati (da +2,1% a +2,6%), in parte attenuata dalla diminuzione di quelli degli energetici regolamentati (da -3,2% a -5,3%) e dal rallentamento dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,7%).

E ancora precisa  che l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera (da +1,7% a +1,8%), come quella al netto dei soli beni energetici (da +1,7% a +1,9%).
Il ritmo di crescita su base annua dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +1,5% a +2,2%) e dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2,0% a +2,2%) si accentua.

In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione su base mensile pari a +0,2% e del +1,2% su base annua (in accelerazione da +1,1% di novembre). Nella media del 2025, la variazione tendenziale dell’indice armonizzato è pari a +1,7% (+1,1% nel 2024).

Inflazione tedesca frena a fine 2025

Intanto ieri sono arrivati i dati sull’inflazione tedesca che rallenta a fine 2025. Secondo il dato nazionale, il dato è sceso all’1,8% su base annua a dicembre dal 2,3% su base annua di novembre, con il dato armonizzato Ue che è calato al 2% su base annua dal 2,6% su base annua di novembre. L’inflazione core è leggermente scesa al 2,4% su base annua, mentre l’inflazione dei servizi è rimasta invariata al 3,5% su base annua.

“Guardando al futuro, l’inflazione complessiva tedesca sembra destinata a scendere ulteriormente nei prossimi mesi e rimanere al di sotto della soglia del 2%, prima di riprendere a crescere ulteriormente nel corso dell’anno”, segnala Carsten Brzeski di Ing, secondo il quale nel breve termine, prevarranno fattori disinflazionistici, come l’euro più forte e gli effetti favorevoli della base energetica.

Secondo l’esperto, questa tendenza disinflazionistica è supportata anche dal continuo calo dei prezzi alla produzione e all’importazione, solitamente un buon indicatore anticipatore dell’inflazione complessiva. Nel lungo termine, tuttavia, gli stimoli fiscali in arrivo dovrebbero portare a nuove pressioni inflazionistiche, almeno in alcuni settori. Nel complesso, l’inflazione tedesca dovrebbe oscillare sostanzialmente intorno al 2% per tutto il 2026. Inizialmente leggermente al di sotto di tale livello e poi leggermente al di sopra. Si tratta di una buona notizia per la Banca Centrale Europea e il governo tedesco, dato che elimina una preoccupazione da una già lunga lista di sfide economiche.