Notizie Notizie Italia I cinque titoli del Ftse Mib su cui puntare nel 2026. Occhio anche alle occasioni tra le Pmi

I cinque titoli del Ftse Mib su cui puntare nel 2026. Occhio anche alle occasioni tra le Pmi

25 Novembre 2025 09:03

Mentre sta per andare in archivio un anno di grandi performance per Piazza Affari, con il Ftse Mib che nelle scorse settimane si è spinto sui massimi dal lontano 2001, gli analisti iniziano a guardare avanti proiettandosi già al 2026.

Piazza Affari pronta a calare il poker nel 2026

Nonostante il ritracciamento delle ultime due settimane, complice anche il corposo stacco dividendi di ieri, da inizio anno il Ftse Mib segna un balzo nell’ordine del 23% sotto la spinta prepotente del rally delle banche. In tre anni, Piazza Affari ha più che raddoppiato il proprio valore (a ottobre 2022 il Ftse Mib viaggiava in area 20mila punti).

Secondo gli analisti di Banca Akros, anche il 2026 si prospetta un anno favorevole per le azioni italiane, con una preferenza per le mid-small cap rispetto alle large cap. Per l’Italia, Banca Akros prevede un miglioramento della crescita del Pil reale nel 2026, pur restando sotto l’1%. La domanda interna sarà il principale motore dell’espansione, mentre l’inflazione è attesa sotto il 2% grazie al calo dei prezzi all’import e al contenuto aumento dei costi domestici. Il deficit pubblico è previsto in calo al 3% nel 2025 e al 2,8% nel 2026. Viceversa, il rapporto debito/Pil aumenterà, risentendo dell’impatto ritardato dei crediti d’imposta per le ristrutturazioni edilizie.

I motivi dell’ottimismo

Nel complesso, il team equity di Akros conferma una view positiva sull’azionario italiano grazie anche alla sponda della maggiore stabilità politica, della riduzione dello spread Btp-Bund e del previsto aumento degli utili nel 2026 (84 miliardi di euro, +13% annuo, ben sopra la media storica di crescita mid-single digit). “Le valutazioni restano interessanti – spiega Akros – il P/E italiano a 24 mesi forward è intorno a 11 volte, contro i circa 14 volte dell’Europa. La moderata rivalutazione degli ultimi anni è spiegata soprattutto dal settore bancario, grazie a ROE strutturalmente più elevati (P/E delle banche italiane 9x vs una mediana a 7 anni di 7x)”.

I titoli su cui puntare nel 2026

A livello di settori, per finanziari e utilities è attesa una crescita limitata degli utili nel 2026, bilanciata, però, dai rendimenti interessanti per gli azionisti grazie ai dividendi e ai buyback, mentre consumer discretionary, industriale e Tmt dovrebbero registrare una forte crescita.

I riflettori maggiori vanno però sulle piccole e medie imprese del listino milanese che vantano uno sconto del 10% rispetto alla media storica dei loro multipli e dovrebbero beneficiare del supporto di liquidità derivante dal lancio dei nuovi fondi legati al Fondo nazionale strategico, con un volume totale di investimenti previsto pari o superiore a 700 milioni.

L’outlook 2026 di Banca Akros mette insieme una cinquina di titoli del Ftse Mib tra le proprie best pick: nell’ordine Azimut (target price a 40 euro), Campari (7,5 euro), Lottomatica (27 euro), Saipem (3 euro) e Stellantis (10,5 euro).

Tra le mid cap la cinquina è composta da De’ Longhi (tp a 42 euro), Ferretti (3,5 euro), Mfe A (4,3 euro), Moltiply (57 euro) e Reply (180 euro).

Infine, tra le small cap le referite sono Abp Nocivelli (tp a 8,7 euro), Fila (12,5 euro), First Capital (29,3 euro), GeneralFinance (23 euro) e Orsero (24 euro).

Non solo Piazza Affari

Sul fronte azionario globale il quadro è più complesso: i multipli si sono significativamente rivalutati rispetto ai minimi di aprile, dopo il “liberation day” Usa. L’S&P 500 – che rappresenta il 70% della capitalizzazione mondiale – tratta oggi a un P/E forward di 20x (contro 15x di aprile), mentre il CAPE di Shiller sfiora quota 40x. Un livello elevato, che secondo Akros potrebbe tuttavia essere giustificato dall’espansione ancora agli inizi dell’intelligenza artificiale, come suggerito dal boom dei capex degli hyperscaler: 368 miliardi di dollari stimati per il 2025 (+66% annuo) contro il +22% previsto a inizio anno. Restano però alcune incognite sulla monetizzazione dell’AI e sui suoi meccanismi di finanziamento.