Bpm resta al centro del risiko. Mps alla finestra e Agricole rilancia: “Per M&A 7-8 miliardi”
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Il risiko bancario non accenna a spegnersi e gli occhi del mercato sono tutti puntati su Bpm. Da un lato Mps con il Tesoro che resta azionista e vede, secondo indiscrezioni una integrazione tra Siena e Banco Bpm (che ha il 3,7% del Monte). Dall’altro, Crédit Agricole primo azionista del Banco con il suo 20% e pronto a superare questa soglia con l’ok della Bce.
I francesi hanno inoltre annunciato che puntano a rafforzare lo slancio del gruppo in Italia, il suo secondo mercato domestico, nel piano “Act 2028”. Ma le vendite si sono scatenate sul settore bancario con Unicredit che cede il 2,3%, Mediobanca e Mps (-2%), Banco Bpm e Bper (-1,6%).
Le mire di Agricole
Agricole “resta attenta alle opportunità di crescita esterna”. In Italia la Banque Verte ha un obiettivo di 6,5 milioni di clienti e un contributo del 20% agli utili del gruppo nel 2028.
In particolare, Agricole “vuole rafforzare lo slancio del gruppo in Italia, il suo secondo mercato domestico, e nel piano Act 2028 punta a un obiettivo di 6,5 milioni di clienti e un contributo del 20% agli utili 2028”. E’ quanto si legge nel nuovo piano della banca, secondo cui “ciò porterà a un aumento del cross-selling, alla diversificazione dei canali di distribuzione e dell’offerta, al rafforzamento del marchio e allo sviluppo di una banca digitale per i professionisti, il tutto mantenendo un’attenzione costante alle opportunità di crescita esterna in Italia”. “Guardando alla fine di questo nuovo piano strategico, e se durante il periodo di validità del piano non avremo effettuato alcuna operazione oltre a quelle già annunciate, e se avremo raggiunto il livello di risultati che ci aspettiamo ogni anno, allora avremo a disposizione tra i 6 e i 7 miliardi di euro alla fine del 2028 che potrebbero essere utilizzati per fusioni e acquisizioni”, ha chiarito il deputy ceo, Jerome Grivet.
“Ma nella realtà, avremo sicuramente l’opportunità di valutare operazioni di crescita esterna prima di allora“, sottolinea Grivet.
Secondo il piano, Agricole in Italia ha visto crescere di circa 4 miliardi lo stock degli impieghi Corporate con potenziamento della rete territoriale al servizio delle imprese, valorizzando l’expertise del Gruppo in Italia; ha registrato una evoluzione continua dell’App Crédit Agricole Italia verso uno strumento integrato per l’acquisition e per la fase di vendita e post vendita. E la l’ambizione di riaffermare la leadership nel mercato dei mutui, nel segmento Agri-Agro e nella soddisfazione della clientela.
Mps e le mire del Governo
Secondo indiscrezioni raccolte da Reuters, il Governo italiano manterrà la sua quota residua del 4,9% nella banca salvata Monte dei Paschi di Siena mentre l’istituto di credito incorpora Mediobanca.
Ma il governo di Giorgia Meloni conta su un altro futuro accordo di fusione per ridurre eventualmente la quota azionaria, hanno detto le fonti, aggiungendo che Roma vede il Banco come partner preferito.
L’Italia, che ha ottenuto il 68% di Mps a seguito del salvataggio del 2017, ha ridotto la sua partecipazione attraverso una serie di collocamenti azionari negli ultimi due anni e, infine, con l’acquisizione di Mediobanca da parte di Mps.
L’attuale partecipazione azionaria residua del Tesoro soddisfa già gli impegni di riprivatizzazione concordati tra Roma e la Commissione europea per autorizzare il salvataggio. “Tuttavia, Roma non ha rinunciato al piano di integrazione di Mps con il Banco”, hanno affermato le due fonti.
Il ruolo di Unicredit
Unicredit ha fatto fallire il piano di Roma per un’unione tra Mps e Bpm nel novembre di un anno fa lanciando un’offerta per Bpm, che ora è tramontata. L’amministratore delegato Giuseppe Castagna ha detto che le due opzioni di fusione per la sua banca sono Mps e la francese Credit Agricole.
Bpm detiene il 3,7% di Mps, mentre Credit Agricole è partner commerciale di Bpm e suo maggiore investitore con una quota del 20,1%. L’istituto di credito quotato a Parigi ha aumentato la quota per aiutare Bpm a contrastare Unicredit, assicurandosi così un controllo su qualsiasi futura mossa di Bpm. L’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, ha più volte affermato che tra un paio d’anni il settore sarà oggetto di un nuovo ciclo di consolidamento, dopo l’attuale ondata di fusioni e acquisizioni.
Le pagelle Bce
Secondo la Bce, le banche europee, nel 2025, presentano complessivamente “posizioni robuste di capitale e liquidità e una forte generazione di utili”. Lo si legge nello Srep, il Processo di revisione e valutazione prudenziale con cui la Bce passa ai raggi X le banche europee. “I requisiti e la guidance sul capitale Cet1 e i requisiti di secondo pilastro 2026 “restano complessivamente stabili all’11,2% e all’1,2% rispettivamente”, spiega la vigilanza bancaria, mentre la guidance non vincolante Pillar 2 scende dall’1,3% all’1,1%. Le priorità 2026-28 sono “resilienza ai rischi geopolitici e incertezze macro-finanziarie” oltre che solidità operativa e dei sistemi It.