Unicredit, Intesa, Mps, Bpm e Bper: su chi puntare? Solo una banca convince in coro tutti gli analisti
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Tornano a ruggire le banche di Piazza Affari. Il grande rally di inizio settimana ha contribuito a far schizzare il Ftse Mib ai nuovi massimi dal 2007. Reduce da qualche mese riflessivo dopo la prima metà dell’anno a spron battuto, il settore ritorna sotto i riflettori anche sulla scia di una tornata di trimestrali a suon di utili.
L’indice Ftse Italia All Share Banks con il rally di ieri di quasi +4% si è riportato ai ridosso dei massimi annui toccati ad agosto e con il saldo a 12 mesi a +60%. Ieri a primeggiare è stata Mps (+5,5%), seguita a ruota da Banco Bpm (+4,7%), Bper (+4,4%), Mediobanca (+4,4%), Unicredit (+4,1%) e Intesa Sanpaolo (+3,5%).
Mps e la sirena super dividendi
A dare fiato agli acquisti su Mps sono state anche le view positive degli analisti a seguito dei riscontri trimestrali oltre le attese e le attese sul fronte dividendi. L’istituto di Rocca Salimbeni si sta muovendo nella direzione di rivedere il vincolo dello statuto che impone di destinare a una speciale riserva statutaria almeno il 25% degli utili dell’esercizio. La riserva potrebbe essere abbassata al 5% degli utili con un’assemblea straordinaria ad hoc che potrebbe essere convocata a inizio 2026.
L’amministratore delegato, Luigi Lovaglio, ha fatto capire a margine della presentazione dei conti trimestrali che l’intenzione è distribuire in dividendi il 100% degli utili nel 2026, con una cedola in linea con quella del 2025, impegnandosi ad aumentarla di anno in anno e aprendo all’introduzione di un acconto sul dividendo.
La generosa politica dei dividendi, garantita da un cuscinetto patrimoniale superiore di 770 punti base ai minimi regolamentari, è tra i motivi che hanno spinto Kepler ad alzare il target price su Siena da 7,6 a 8 euro, con valutazione ‘hold’ confermata, citando proprio “i messaggi rassicuranti sui dividendi” dati dal management. Intermonte ha invece alzato l’asticella del target price da 10,5 a 11 con giudizio ‘buy’ alla luce dei positivi e resilienti trend del business e della “positiva sorpresa” di un Cet1 più alto del previsto. “I risultati del terzo trimestre sono stati solidi, in particolare per l’evoluzione del capitale e per le conferme positive sul dividendo per azione”, fanno eco gli analisti di Barclays.
Per le banche 6,5 mld di utili trimestrali
Le banche italiane hanno registrato un utile netto aggregato di 6,5 miliardi di euro nel terzo trimestre del 2025, in lieve calo (-3%) su base annua o in aumento del 2% escludendo gli elementi non ricorrenti. Nei primi 9 mesi dell’anno l’utile netto aggregato segna invece un +8% in area 21 miliardi. “I ricavi non derivanti da interessi e la gestione dei costi hanno sostenuto i risultati in un contesto di stabilizzazione del reddito da interessi netti”, sottolinea un report di Morningstar DBRS.
“I risultati dei primi nove mesi del 2025 hanno confermato la solidità creditizia delle banche italiane, nonostante la crescita moderata, i rischi geopolitici e il protezionismo commerciale”, afferma Andrea Costanzo, vicepresidente European Financial Institution Ratings presso Morningstar DBRS.
Ma occhio a impatto tassa extraprofitti
Relativamente al previsto aumento delle imposte sulle banche, Costanzo rimarca che assorbirà probabilmente parte della futura redditività delle banche. “Tuttavia – prosegue l’esperto – l’erogazione di nuovi prestiti, i ricavi da commissioni derivanti dai recenti sforzi di diversificazione aziendale, le sinergie di ricavi e costi derivanti dalle acquisizioni e i risparmi sui costi derivanti dalla digitalizzazione delle operazioni contribuiranno a mitigarne l’impatto”.
Prevalgono i giudizi positivi, ecco i titoli bancari con più buy
Tra i migliori titoli da inizio anno spicca Unicredit (+70% Ytd) e tra gli analisti prevalgono i giudizio positivi sul titolo: il 58,3% dice buy, il 33,3% è hold, mentre l’8,4% è sell. Il prezzo obiettivo medio indicato è di 71,3 euro, con quindi un potenziale upside dell’8,7% rispetto ai livelli a cui viaggia attualmente. Tra i più positivi spicca Goldman Sachs che indica un prezzo obiettivo a 84,3 euro, recentemente ritoccato al rialzo dopo i conti trimestrali. In area 80 euro il target indicato da Mediobanca, mentre gli analisti di JP Morgan dicono buy fino a 78 euro.
L’altra big, Intesa Sanpaolo (+49% Ytd), vede ben il 66,7% degli analisti dire buy, il 22,2% dire hold e l’11,1% è sell. Il prezzo medio indicato è di 6,10 euro, con un upside potenziale del 5,7%.
En plein di buy per Bper, fresca dell’acquisizione di Popolare Sondrio e che è anche quella con miglior performance nel 2025 (+75% circa). Il 100% degli analisti ha infatti raccomandazione d’acquisto con prezzo obiettivo a 11,66 euro e rendimento potenziale dell’8,7%. Tra i più positivi spiccano Intermonte e Barclays, entrambe con target a 12,50 euro.
Più freddi i giudizi su Banco Bpm, protagonista di un +69% quest’anno in Borsa. Tra gli analisti i buy sono infatti pari solo al 27,8%, mentre la maggioranza dice hold (61,1%) e l’11,1% è sell. Il prezzo obiettivo indicato è di 12,99 euro con rendimento potenziale negativo (-1,5%).
Infine Mps, salita del 20% da inizio anno e che vanta un 66,7% di giudizi buy e 33,3% di hold. Il target price medio degli analisti è in area 9,39 euro, ossia il 24,8% sopra i livelli attuali, che la pone quindi come la banca che ad oggi risulta più sottovalutata a detta degli analisti. Deutsche Bank e Intermonte fissano addirittura un target a 11 euro, pari a un potenziale upside di quasi il 35%.