Notizie Notizie Italia FMI: crescita Italia resta stabile ma nel 2026 finisce in coda all’Europa

FMI: crescita Italia resta stabile ma nel 2026 finisce in coda all’Europa

14 Ottobre 2025 17:03

Crescita economica contenuta ma coerente con le aspettative: questo il ritratto dell’Italia secondo le nuove proiezioni del World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale secondo cui il PIL tricolore dovrebbe aumentare dello 0,5% nel 2025 e dello 0,8% nel 2026.

Il nostro Paese, secondo l’istituto guidato da Kristalina Georgieva, riuscirà a riportare il deficit pubblico sotto la soglia del 3% del PIL solo nel 2026, ma il debito tornerà a crescere, fino a raggiungere il 138,3% del prodotto interno lordo entro due anni.

L’Italia sotto la lente del Fondo Monetario Internazionale

Nel quadro europeo, l’Italia si muove quindi con prudenza. Le stime dell’FMI confermano che la nostra economia crescerà lentamente ma senza arretrare. Dopo lo 0,5% previsto per il 2025, il PIL dovrebbe salire dello 0,8% nel 2026, sostenuto in parte dal graduale recupero degli investimenti e dai fondi europei, ma frenato da consumi ancora deboli e da un contesto internazionale che non favorisce le esportazioni.

Sul piano dei conti pubblici, il deficit resterà leggermente sopra la soglia del 3% nel 2025, al 3,3% del PIL, per poi scendere al 2,8% nel 2026. Il debito, invece, continuerà a salire, passando dal 135,3% del PIL nel 2024 al 136,8% nel 2025 e fino al 138,3% nel 2026. È un andamento che riflette, secondo il Fondo, i costi legati ai tassi d’interesse più alti e alle nuove esigenze di spesa, in particolare per difesa, sicurezza economica e transizione climatica. Per quanto riguarda l’inflazione, le proiezioni per l’Italia convergono su un tasso a 1,7% per quest’anno e a 2,0% per il prossimo.

Le nuove proiezioni del FMI risultano sostanzialmente in linea con quelle del governo italiano contenute nel Documento di programmazione economica e finanziaria presentato a inizio mese, che già indicava un possibile freno alla crescita nel 2026 legato all’impatto dei dazi statunitensi.

In sostanza, per il 2025, la crescita prevista per l’Italia appare più che dimezzata rispetto a quella dell’area euro, stimata all’1,2%, e resta inferiore anche per l’anno successivo, quando l’Eurozona dovrebbe espandersi dell’1,1%. Nel confronto con le principali economie del blocco, l’Italia quindi nel 2025 farà leggermente meglio della Germania, ma nel 2026 rischia di chiudere la classifica come l’economia più lenta del gruppo.

Economia mondiale perde slancio

Il nuovo rapporto del Fondo parte da un presupposto chiaro: l’economia mondiale sta reagendo a un ambiente mutato da politiche fiscali e commerciali differenti, nonché da nuovi equilibri geopolitici. Alcuni degli eccessi legati all’aumento dei dazi si sono attenuati grazie ad accordi successivi, ma il quadro complessivo resta fragile.

Dopo una prima metà del 2025 sostenuta da fattori temporanei, l’attività economica mondiale sta perdendo slancio. Le previsioni aggiornate del FMI – pur leggermente migliori rispetto a quelle di aprile – restano più deboli rispetto a quelle formulate prima dei recenti cambi di politica economica.

Numeri che raccontano un’economia in lento consolidamento, ancora zavorrata da vincoli strutturali e da un contesto internazionale incerto. Lo stesso FMI, infatti, pur avendo leggermente rivisto al rialzo le sue stime rispetto alla primavera, segnala un rallentamento generalizzato: la crescita mondiale scenderà al 3,2% nel 2025, dopo il 3,3% del 2024, per poi attestarsi al 3,1% nel 2026. Il Fondo descrive uno scenario in cui l’economia globale si sta adattando a un nuovo equilibrio politico e commerciale, ma resta vulnerabile a shock e volatilità.

UE e USA a confronto

Nel complesso, il Fondo prevede che le economie avanzate cresceranno in media dell’1,5%, mentre i mercati emergenti e i paesi in via di sviluppo manterranno un ritmo di poco superiore al 4%. Negli Stati Uniti la crescita dovrebbe passare dal 2,8% del 2024 al 2% nel 2025, con una leggera ripresa al 2,1% nel 2026. Per l’Eurozona, invece, il FMI prevede un piccolo miglioramento: dal +0,9% del 2024 si passerebbe a un +1,2% nel 2025, per poi stabilizzarsi all’1,1% nel 2026. La Germania, ancora debole, crescerebbe appena dello 0,2% nel 2025 e dello 0,9% nel 2026, mentre la Francia si muoverebbe su valori leggermente superiori, con +0,7% e +0,9% rispettivamente.

Il rallentamento, sottolinea il Fondo, non è uniforme ma diffuso, e i rischi sono chiaramente orientati al ribasso. Le tensioni geopolitiche, l’inasprimento del protezionismo e la debolezza del mercato del lavoro in alcune aree pesano sulle prospettive di crescita. A ciò si aggiungono le vulnerabilità fiscali di molti paesi e le potenziali correzioni dei mercati finanziari, che potrebbero mettere a rischio la stabilità economica globale.

Le raccomandazioni del Fondo

Il messaggio del FMI è chiaro: serve più responsabilità nella gestione dei bilanci pubblici, ma anche maggiore determinazione nell’affrontare i nodi strutturali che frenano le economie. Senza interventi tempestivi, avverte il rapporto, la combinazione di crescita più lenta, alti tassi d’interesse e livelli di debito elevati rischia di erodere ulteriormente i margini di manovra dei governi.

L’organismo internazionale invita quindi gli Stati a ricostruire margini fiscali credibili e a favorire un clima di fiducia attraverso politiche trasparenti e sostenibili. Allo stesso tempo, il Fondo richiama l’importanza di una “diplomazia commerciale” più efficace per evitare nuove ondate di protezionismo e ribadisce la necessità di tutelare l’indipendenza delle banche centrali, considerata un pilastro della stabilità economica. Infine, l’FMI insiste anche sull’urgenza di riforme strutturali che migliorino il potenziale di crescita: investimenti in infrastrutture, innovazione, digitalizzazione e capitale umano restano le chiavi per rendere le economie più resilienti e competitive.