D-Day in Francia, Btp non immuni da rischio caos debito. Ma c’è chi scommette su Parigi con svolta ‘alla Meloni’
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La settimana dei mercati inizia con fari puntati su Parigi. E’ arrivato infatti il d-day con il decisivo voto di fiducia che con ogni probabilità sancirà la caduta del quarto governo nel giro di 3 anni.
Bayrou al capolinea
Il governo a guida Francois Bayrou dovrà affrontare un voto di fiducia. L’esito appare scontato in quanto gli ultimi giorni di colloqui non hanno aperto spiragli per un accordo tra i partiti che sostengono l’esecutivo. Lo scenario più realistico per la successiva scelta del presidente Emmanuel Macron appare quello di trovare un primo ministro centrista o di centro-destra per presentare un pacchetto di consolidamento fiscale annacquato rispetto alla manovra più netta presentata da Bayrou per rimettere in sesto i conti di Parigi.
Nodo conti che pesa come un macigno sulla Francia che nei prossimi mesi potrebbe vedere declassato il proprio merito di credito e di conseguenza ulteriori pressioni al ribasso sulle sue obbligazioni. “Se il governo fallisce un voto di fiducia legato alla necessità di una stretta fiscale, ciò andrebbe verso il punto in cui c’è poco appetito elettorale o politico per l’austerità fiscale”, rimarca Aman Bansal, senior strategist di Citi che vede che vede il voto di fiducia aumentare il rischio di un declassamento. Già il 12 settembre ci sarà il primo test con Fitch che si esprimerà sulla Francia (il suo rating è AA- con un outlook negativo).
Parigi trema, ecco i due scenari principali
L’alternativa sono nuove elezioni, anche se Macron ha finora escluso lo scioglimento del parlamento, come ha fatto l’anno scorso. In caso di ritorno alle urne l’estrema destra del Rassemblement National (RN) è destinata a ottenere buoni risultati. Al contrario, i partiti di centro-destra rischiano pesanti perdite a vantaggio del RN e quindi potrebbero cercare di evitare nuove elezioni.
“Se si eviteranno le elezioni, potrebbe essere approvato un bilancio che preveda un certo consolidamento fiscale, anche se molto inferiore a quello proposto da Bayrou. In questo caso, gli spread dei titoli OAT francesi potrebbero tornare sotto i 70 punti base rispetto ai Bund, mentre in assenza di un accordo di questo tipo e di nuove elezioni nazionali potrebbero superare i 90 punti base”, rimarca Mark Dowding, Fixed Income CIO, RBC BlueBay AM, che si spinge oltre vedendo lo spread a 100 se ci saranno le elezioni e il RN otterrà buoni risultati, con la nomina di un candidato del RN come Tanguy a premier. “A questo livello – prosegue l’esperto – la Francia potrebbe persino diventare conveniente e siamo portati a pensare che potrebbe finire per seguire le orme dell’italiana Giorgia Meloni“.
I riflessi sui Btp
Le tensioni politiche e i rischi per le finanze pubbliche francesi hanno innescato vendite sui titoli di Stato con lo spread Oat-Bund allargatosi in area 80 punti base, non lontano da quello Btp-Bund. Il rischio è che la caduta del governo inneschi nuove vendite sulla carta francese.
“L’incertezza politica è destinata a rimanere elevata durante questo processo, ma non siamo sicuri che ciò sia sufficiente a innescare oscillazioni incontrollate per gli Oat e, di conseguenza, una pressione significativa sull’euro”, rimarcano gli esperti di Ing.
L’incertezza politica in Francia e il rischio di nuove elezioni innescano preoccupazioni tra investitori per un possibile downgrade del rating sovrano potrebbero contagiare in parte anche il resto d’Europa, come visto nelle ore successive all’annuncio di Bayrou del 25 agosto di chiedere il voto di fiducia. Una svalutazione eccessiva del debito francese potrebbe estendersi ad altri titoli di Stato Ue. Già guardando alle ultime due settimane il rendimento del Btp a 10 anni era schizzato fino al 3,7% circa per poi ritornare in area 3,55%.
Giorgetti rassicura: “Niente manovra correttiva”
Intanto in Italia, nella splendida cornice del lago di Come, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha chiarito che non è in discussione una manovra correttiva. “Non servirà nessuna manovra correttiva – ha tagliato corto il numero uno di via XX Settembre – I conti stanno andando esattamente come avevamo previsto”. Un avariabile da monitorare sarà quella delle spese per la difesa, il cui incremento deciso a livello europeo, potrebbe incidere sui conti dello Stato. “Speriamo che questo non comprometta i nostri obiettivi che ci siamo fissati in termini di politica economica e di politica in senso lato”.
Nodo spese per la difesa
Sul nodo legato alle spese per la difesa si erano soffermati settimana scorsa anche gli analisti di Goldman Sachs. “Il governo deve chiarire con quale rapidità intende aumentare la spesa per la difesa per rispettare gli impegni assunti con la Nato”, rimarca la banca statunitense che ritiene improbabile che l’aumento della spesa per la difesa e l’adeguamento fiscale (taglio Irpef) possano compromettere la traiettoria di bilancio che è incamminata verso un deficit sotto il 3% nel 2026. Tuttavia, precisa Goldman, politiche che portino alla riduzione del saldo migratorio netto o il congelamento dell’età pensionabile potrebbero ostacolare la stabilizzazione del debito a partire dal 2027.