Dalla Fed niente favori a Trump: costo del denaro invariato ma il dissenso interno cresce. Powell: da qui a settembre arriveranno dati importanti
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Il numero uno della Federal Reserve Jerome Powell resiste alle pressioni di Donald Trump e continua con la sua politica attendista sul costo del denaro, lasciandolo invariato per la quinta riunione consecutiva.
Il presidente americano ha da mesi aggressivamente puntato il dito contro l’alto funzionario, reo, a sua detta, di adottare una politica monetaria che tiene il freno a mano tirato sull’economia ma per Powell, come per la maggioranza del direttivo della Fed, è una questione di dati e per ora anche se l’economia statunitense “è messa bene”, questi non sono sufficientemente solidi per suggerire una variazione dei piani. Si tratterà di capire soprattutto l’impatto inflazionistico dei dazi voluti da Trump, ora che qualche incertezza sembra essersi dissipata.
In futuro ormai vicino una serie di dati decisivi potrebbe arrivare, e questo, ha fatto capire Powell, sarà il fattore determinante, specificando comunque che “per settembre nessuna decisione è stata presa”.
- Tassi sui fed funds restano al range 4,25%-4.50%. Due membri del Fomc dissentono
- Powell: stanno per arrivare molti dati ma non abbiamo ancora preso decisioni
- Powell: per adesso la nostra politica “moderatamente restrittiva” è appropriata
- Powell: effetto dei dazi sull’inflazione deve ancora manifestarsi
Tassi sui fed funds restano al range 4,25%-4.50%. Due membri del Fomc dissentono
Nella dichiarazione che ha accompagnato la decisione di lasciare i tassi di interesse sui fed funds invariati al range 4,25%-4.50%, il linguaggio per definire l’inflazione è rimasto lo stesso degli ultimi incontri: “abbastanza elevata”.
Due membri del Financial Open Market Committee (FOMC), il ramo della Fed responsabile delle operazioni di politica monetaria, hanno dissentito sulla decisione, preferendo un taglio di un quarto di punto percentuale già alla fine di questo incontro. Si tratta di Michelle W. Bowman e Christopher J. Waller, entrambi “papabili” come successori di Powell alla scadenza del suo mandato fra poco meno di un anno.
Si tratta della prima volta in oltre trent’anni che si registra un dissenso di più di un membro del Fomc.
Powell: stanno per arrivare molti dati ma non abbiamo ancora preso decisioni
Powel, nella conferenza stampa tenutasi a Washington a seguito della decisione sui tassi, ha reiterato che “non abbiamo preso decisioni per settembre”, dicendo comunque che queste ultime saranno prese in base a dati. Da oggi al prossimo incontro del Fomc la Fed avrà a disposizione due pubblicazioni di dati governativi estremamente importanti sull’occupazione e sull’inflazione. Questi potrebbero essere sufficienti a suggerire un cambio di corso.
Powell ha reiterato l’assoluta dipendenza dai dati nel prendere le decisioni. “Per ora siamo in buona posizione per apprendere di più dal possibile corso dell’economia e dall’evolvere dell’equilibrio dei rischi prima di fare aggiustamenti sulla nostra linea politica”, che la Fed considera “appropriata per salvaguardarci dai rischi di inflazione”.
Powell: per adesso la nostra politica “moderatamente restrittiva” è appropriata
Il numero uno della Fed ha definito l’attuale linea politica dell’istituto “moderatamente restrittiva”, dicendo che essa è attuata nel riconoscimento dei suoi due obbiettivi: massima occupazione e stabilità dei prezzi, con un tasso di inflazione al 2%. Per ora l’inflazione è ancora la leva che appare meno in equilibrio, ed è potenzialmente quella più esposta ai rischi derivanti dai dazi di Trump. “A me e a quasi tutto il direttivo sembra che l’economia non si stia comportando come se una politica restrittiva la stesse trattenendo in modo inappropriato e una politica moderatamente restrittiva sembra appropriata”.
Powell: effetto dei dazi sull’inflazione deve ancora manifestarsi
L’effetto dei dazi di Trump, anche se una parte dell’incertezza sulla loro entità sta gradualmente scomparendo con gli accordi degli ultimi tempi, deve ancora manifestarsi pienamente. Pertanto, l’approccio “wait and see” della Fed sarebbe pienamente giustificato.
“Gli alti dazi hanno cominciato a manifestarsi più chiaramente nei prezzi di alcuni beni, ma il loro effetto complessivo sull’attività economica e sull’inflazione resta da vedere”, ha detto.
La speranza è quello che si tratti di un aumento “una tantum” e non di una perniciosa spirale inflattiva. Questo, secondo Powell, sarebbe “un ragionevole scenario di base”, ma ha messo in guardia dal fatto che i dazi potrebbero anche innescare cambiamenti inflazionari “più persistenti”.
“Per il momento siamo ben posizionati per imparare di più sul probabile corso dell’economia e l’evoluzione dell’equilibrio dei rischi prima di modificare la nostra linea politica”, ha detto.