Notizie Notizie Mondo Cina: Pil 2Q meglio del previsto ma i consumi interni stentano. Per ora niente stimoli da Pechino

Cina: Pil 2Q meglio del previsto ma i consumi interni stentano. Per ora niente stimoli da Pechino

15 Luglio 2025 12:27

La Cina ha registrato un dato di crescita del Pil migliore del previsto nel secondo trimestre dell’anno, nonostante una certa debolezza nei consumi interni che potrebbe portare il governo centrale ad intervenire con pacchetti di stimoli nei prossimi mesi. Per ora tuttavia la situazione appare sotto controllo e, grazie ad una solida performance delle esportazioni, Pechino resta in scia per raggiungere l’obbiettivo del 5% su base annuale.

Secondo i dati forniti dall’istituto nazionale di statistica cinese, nel trimestre aprile-giugno il pil è cresciuto del 5,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, meglio del 5,1% previsto dagli analisti ma in calo rispetto al 5,4% del primo trimestre.

Stentano i consumi interni, vola il manifatturiero, immobiliare in caduta libera

La produzione industriale rilevata in giugno è cresciuta del 6,8% rispetto a giugno 2024, meglio del 5,6% stimato dagli analisti. A guidare il dato è stata l’impennata del 7,4% dell’output manifatturiero, al livello più alto in tre mesi.

Le vendite al dettaglio hanno però registrato un +4,8%, un rallentamento superiore alle aspettative. In giugno le vendite di bevande, sigarette, alcol e cosmetici sono tutte scese rispetto ad un anno fa, producendo un impatto sui consumi complessivi nonostante la crescita negli acquisti di elettrodomestici, mobili e attrezzature per le comunicazioni, dovute ai sussidi governativi.

“È un quadro di forte offerta ma di debole domanda interna, e la resilienza dell’export non durerà“, ha detto a Bloomberg Michelle Lam, economista di Societé Generale, “Non sono dei buoni dati nonostante il Pil”.

I consumi interni hanno contribuito al 52% del Pil della Cina nella prima parte dell’anno, secondo quando dichiarato in una conferenza stampa do Laiyun Shen, vice direttore dell’istituto nazionale di statistica, che ha detto anche di attendersi un modesto aumento dei prezzi al consumo nella seconda parte dell’anno. Un anno fa il contributo registrato era stato del 60%. Shen ha sottolineato che la domanda interna è “insufficiente”.

Il settore immobiliare continua la sua caduta libera, registrando un -11,2% nella prima parte dell’anno e anche gli investimenti in infrastrutture e manifatturiero sono calati.

“Il mercato immobiliare deve ancora raggiungere il suo punto più basso”, ha detto Sheng, invocando un “maggiore sostegno” per stabilizzare il settore.

Export continua a trainare nonostante incertezza sui dazi. A metà agosto atteso accordo con Trump

La seconda economia al mondo ha comunque continuato a crescere nonostante un calo del 24% in spedizioni verso gli Stati Uniti nel secondo trimestre e complessivamente l’export ha continuato a crescere. Questo dà spazio a Pechino per preparare nuove risposte in caso di nuove tensioni con Washington in merito ai dazi, quando a metà agosto finirà la pausa negoziale stabilita da Trump.

“L’economia ha mantenuto una crescita costante con un buono slancio, mostrando una forte resilienza e vitalità”, ha detto Sheng, mettendo però in guardia da “molti fattori di instabilità e di incertezza” all’estero.

La guerra dei dazi globale scatenata dal presidente americano Donald Trump all’inizio di aprile ha avuto la Cina come principale obbiettivo. La situazione era rapidamente degenerata fino ad arrivare ad uno straordinario 145% applicato sull’import cinese negli Usa, e ad azioni altrettanto drastiche adottate da Pechino, oltre che a manovre di stimolo finanziario per le proprie imprese esportatrici.

In maggio le due parti hanno deciso di prendersi una pausa negoziale, ritirando la maggior parte dei dazi reciproci nell’attesa di trovare un accordo. La data stabilita per arrivare ad un accordo permanente con Washington è il 12 agosto.

Economisti vorrebbero misure di stimoli ma Pechino non ha fretta

Secondo Chang Shu ed Eric Zhu di Bloomberg Economics “il rallentamento della crescita del Pil nel secondo trimestre è stato relativamente lieve ma i dettagli destano preoccupazioni per l’outlook. I politici non possono abbassare la guardia.

Molti economisti vorrebbero vedere nuovi pacchetti di stimoli fiscali da parte delle autorità centrali cinesi per sostenere l’economia, anche se Pechino non sembra avere fretta.

“Se la minaccia di guerre commerciali diminuisse almeno nel breve periodo, calerebbero anche le chance di un grande stimolo fiscale in Cina”, ha detto a Cnbc Zhiwei Zhange, presidente e capo economista di Pinpoint Asset Management, aggiungendo che i risultati dei primi due trimestri “danno al governo spazio per tollerare un certo rallentamento nella seconda parte dell’anno”.

Secondo Raymond Yeung, economista di Australia & New Zealand Banking Group, “la deflazione resta una minaccia chiave” e “cattive vendite al dettaglio e dati deboli del settore immobiliare suggeriscono che strategie come i sussidi non sono la ricetta per una ripresa sostenibile dei consumi”