Quali sono i minerali critici? Ecco come investire nelle radici della transizione energetica
Il tema dell’estrazione di materie prime va di pari passo con un contesto geopolitico complesso in quanto, nei prossimi anni, la sicurezza delle forniture di questi materiali si imporrà come una priorità economica di molti governi, ma una offerta limitata potrebbe creare rischi e problemi. Questo vale soprattutto per le materie prime necessarie per la sua attuazione pratica della transizione energetica come litio, cobalto, manganese, rame e terre rare.
“La mobilità elettrica: una rivoluzione ritenuta da molti controversa, ma ormai inarrestabile, parte integrante della transizione energetica, prodotta dalla ormai consolidata sensibilità ambientale e dal progresso tecnico. Una rivoluzione che promette nel lungo termine l’indipendenza energetica e l’affrancamento dai combustibili fossili (e dai loro produttori), ma per cui serve un’industria mineraria in grado di fare fronte allo spropositato aumento di domanda di tecnologie elettriche nei trasporti, ma anche nelle infrastrutture e nella generazione di energia” ha dichiarato Fabio Massellani, Sales Associate Italy di HANetf, in occasione dell’edizione 2023 de Il Salone del Risparmio, atteso appuntamento per i professionisti del settore che offre interessanti spunti sul mondo del risparmio gestito e degli investimenti.
I numeri parlano chiaro, sottolinea Massellani, “per arrivare a net-zero nel 2050, i 93 paesi che si sono posti questo obiettivo dovranno tagliare del 45% il livello di emissioni al 2030 rispetto al livello 2010. Per fare questo, evitando un cambiamento negativo nel tenore di vita, servirà il 75% in più di energia elettrica (stime 2020-2050 IEA world Energy Outlook 2021) distribuita sui vari usi. Questo significa maggiore capacità di generazione, trasporto e immagazzinamento. E per installare quelle capacità, secondo i numeri riportati dall’International Energy Agency, servirebbero 40 volte il litio che estraiamo oggi, 25 volte la grafite, 20 volte il cobalto e 3 volte il rame. Nel caso di quest’ultimo, per dare un’idea concreta dell’impatto, significherebbe passare da 21 milioni di tonnellate a 63 milioni di tonnellate: se consideriamo una concentrazione media stabile del rame nel minerale estratto in miniera, contando che la media del ventunesimo secolo è 0,6%, stiamo parlando di 10.500 tonnellate di materiale estratto ogni anno. In termini di volume, ipotizzando di estrarre solo minerali cuprifero, equivarrebbe alle dimensioni di due Empire State Building e mezzo ogni anno”.
Masellani conclude: “L’estrazione di materiali critici fondamentali per la transizione energetica ha ovviamente degli impatti anche a livello geopolitico sui principali Governi mondiali, specialmente in questo momento storico dove la relazioni tra i maggiori Paesi produttori di materie prime critiche, come Cina e Russia, sono compromesse dallo scoppio della guerra in Ucraina. Bisogna però sottolineare che le più grandi economie del mondo, come Stati Uniti e blocco occidentale, stanno procedendo spedite su questa strada con l’introduzione di misure governative per favorire la transizione. Basti pensare all’Inflation Reduction Act statunitense, del valore di 369 miliardi di dollari in incentivi per le rinnovabili (per le quali risultano fondamentali materiali come rame, nickel e manganese) , o il Critical Raw Materials Act e il Green New Deal europeo che insieme delineano gli obiettivi e stabiliscono le risorse per potenziare e proteggere le catene di approvvigionamento sul Vecchio Continente”.