News Notizie Italia Crisi Italia: boom aziende in mano alla criminalità organizzata

Crisi Italia: boom aziende in mano alla criminalità organizzata

Pubblicato 5 Febbraio 2014 Aggiornato 19 Luglio 2022 16:12
Solo un paio di giorni fa la Commissione europea ha richiamato l'Italia per il livello di corruzione del nostro Paese. Secondo le stime l'incidenza di "legami tra politici, criminalità organizzata e imprese", oltre allo "scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo" arriva a costare fino a 60 miliardi di euro all'anno. La metà del totale dell'Unione Europea.

Al di là delle polemiche che hanno interessato queste stime, ha contribuire a tracciare un quadro davvero fosco sull'incidenza della criminalità organizzata sull'economia italiana è Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa.

"Con la crisi finanziaria e la recessione sta crescendo in maniera drammatica, giorno dopo giorno, il numero delle imprese italiane attratte nel circuito dell'economia illegale: la recessione agevola la cosiddetta Mafia spa e non solo nel Mezzogiorno. La criminalità organizzata ogni anno ha il 'problema' di riciclare 150 miliardi di euro di denaro sporco e ha individuato nelle PMI l'anello debole per infiltrarsi nel tessuto economico del Paese», ha commentato i dati emersi al convegno organizzato dalla Banca d'Italia e dal Consiglio superiore della magistratura Longobardi.

Secondo il presidente di Unimpresa, "i problemi principali delle aziende vanno individuati nei ritardi di pagamento da parte della pubblica amministrazione e nella restrizione del credito delle banche".

I settori più a rischio sono l'edilizia, la logistica, il turismo, il commercio all'ingrosso e quello al dettaglio. "È sotto gli occhi di tutti che la crisi economica stia accentuando il rischio di infiltrazioni criminali nell'economia, indebolendo il controllo sociale e la capacità sia delle imprese sia delle istituzioni di respingere le penetrazioni malavitose", ha spiegato Longobardi.

Secondo il presidente di Unimpresa "la crescita delle sofferenze bancarie, salite a 150 miliardi di euro a novembre 2013, è la manifestazione più evidente dello stato di dissesto delle imprese italiane. La cronica mancanza di liquidità e la prolungata fase di crisi economica che stiamo vivendo, sono tra le cause più importanti che hanno fatto esplodere l'insolvibilità. Da una parte, quindi, l'imprenditore che non trova i soldi, dall'altra la Mafia che li ha e deve rimetterli in circolo: così 'l'incontro' delle due esigenze si conclude a tutto vantaggio del crimine organizzato".

L'aspetto che deve allarmare è che in questi ultimi anni, secondo il numero uno dell'Associazione "si sta assistendo proprio a un incremento del riciclaggio di denaro illecito all'interno delle attività imprenditoriali ovvero al ricorso sempre più frequente degli imprenditori strozzati dai debiti ai 'finanziamenti' dei mafiosi. Questo avviene dopo i prestiti negati dai canali bancari. E accade al Nord come al Sud, senza distinzione. I mafiosi diventano per gli imprenditori le nuove banche".