Piazza Affari chiude in netto calo appesantita da Telecom Italia, Fiat e banche
Nuovo dietrofront per Piazza Affari appesantita dalle vendite che hanno colpito in particolar modo Telecom Italia, Fiat e i titoli del comparto bancario. L'indice Ftse Mib, che ha chiuso con un ribasso dell1,62% a 20.052 punti, nel pomeriggio era sceso sotto la soglia psicologica dei 20.000 punti per la prima volta dallo scorso 3 marzo.
Le vendite hanno colpito i titoli del comparto bancario: Montepaschi ha ceduto il 4,54% a 1,262 euro, Popolare di Milano il 3,83% a 0,628 euro, Intesa SanPaolo il 2,36%, Ubi Banca il 3,745. Più contenuto il calo di Unicredit (-1,01%) che ha chiuso il secondo trimestre con un utile netto di 403 milioni di euro, oltre le attese degli analisti che erano ferme a 298,7 milioni. I profitti del primo semestre hanno raggiunto quota 1,1 miliardi. Giornata di conti anche per Campari (-0,86%) che nei primi sei mesi del 2014 ha realizzato un utile in calo dello 0,5% a 57,3 milioni di euro, mentre le vendite sono diminuite dell'1,8% a 686,1 milioni.
L'attenzione degli investitori si è concentrata soprattutto su due titoli: Telecom Italia e Fiat. Telecom ha perso il 4,62% a 0,8225 euro dopo l'offerta di Telefonica per acquisire Gvt, controllata brasiliana di Vivendi attiva nella telefonia fissa e fibra ottica. Il valore dell'offerta è pari a 20,1 miliardi di reais (circa 6,7 miliardi di euro). Inoltre, nell'ambito del'operazione, Telefonica ha proposto a Vivendi di entrare in Telecom Italia con una quota pari all'8,3%. Il colosso francese ha fatto sapere che nessuna delle sue controllate in vendita sottolineando però che "l'organismo di vigilanza prenderà in considerazione l'offerta nella sua prossima riunione (in calendario il 28 agosto)".
L'incognita recesso ha invece fatto traballare il titolo Fiat (-3,11% a 6,845 euro). Il via libera alla fusione con Chrysler dovrà superare un ultimo step: se il Lingotto sborserà oltre 500 milioni di euro agli azionisti che decidono di esercitare il recesso l'opzione put in mano al mercato decade. In poche parole salterebbe la fusione tra Torino e Detroit. Questa mattina i rumors parlavano di un significativo numero di dichiarazioni per esercitare il diritto di recesso già arrivate a Torino. Voci che hanno destabilizzato il titolo che ha però recuperato in parte le perdite dopo la secca smentita del Lingotto: "tale voce è destituita di ogni fondamento". Infine tra i peggiori di giornata da segnalare Autogrill che ha lasciato sul parterre il 3,99%.
Le vendite hanno colpito i titoli del comparto bancario: Montepaschi ha ceduto il 4,54% a 1,262 euro, Popolare di Milano il 3,83% a 0,628 euro, Intesa SanPaolo il 2,36%, Ubi Banca il 3,745. Più contenuto il calo di Unicredit (-1,01%) che ha chiuso il secondo trimestre con un utile netto di 403 milioni di euro, oltre le attese degli analisti che erano ferme a 298,7 milioni. I profitti del primo semestre hanno raggiunto quota 1,1 miliardi. Giornata di conti anche per Campari (-0,86%) che nei primi sei mesi del 2014 ha realizzato un utile in calo dello 0,5% a 57,3 milioni di euro, mentre le vendite sono diminuite dell'1,8% a 686,1 milioni.
L'attenzione degli investitori si è concentrata soprattutto su due titoli: Telecom Italia e Fiat. Telecom ha perso il 4,62% a 0,8225 euro dopo l'offerta di Telefonica per acquisire Gvt, controllata brasiliana di Vivendi attiva nella telefonia fissa e fibra ottica. Il valore dell'offerta è pari a 20,1 miliardi di reais (circa 6,7 miliardi di euro). Inoltre, nell'ambito del'operazione, Telefonica ha proposto a Vivendi di entrare in Telecom Italia con una quota pari all'8,3%. Il colosso francese ha fatto sapere che nessuna delle sue controllate in vendita sottolineando però che "l'organismo di vigilanza prenderà in considerazione l'offerta nella sua prossima riunione (in calendario il 28 agosto)".
L'incognita recesso ha invece fatto traballare il titolo Fiat (-3,11% a 6,845 euro). Il via libera alla fusione con Chrysler dovrà superare un ultimo step: se il Lingotto sborserà oltre 500 milioni di euro agli azionisti che decidono di esercitare il recesso l'opzione put in mano al mercato decade. In poche parole salterebbe la fusione tra Torino e Detroit. Questa mattina i rumors parlavano di un significativo numero di dichiarazioni per esercitare il diritto di recesso già arrivate a Torino. Voci che hanno destabilizzato il titolo che ha però recuperato in parte le perdite dopo la secca smentita del Lingotto: "tale voce è destituita di ogni fondamento". Infine tra i peggiori di giornata da segnalare Autogrill che ha lasciato sul parterre il 3,99%.