Il rischio-Dublino allenta la presa, avvio positivo per le Borse europee
Basta dare un’occhiata al premio di rendimento pagato da Dublino per capire la situazione: i premi di rendimento di Irlanda e anche di Portogallo hanno segnato ieri nuovi record, ma anche quelli italiani si avvicinano al massimo storico. Il premio di rendimento dei titoli governativi decennali irlandesi è volato fino a 616 punti (468 punti i titoli portoghesi). L’Italia, a 174, ha sfiorato il record segnato a giugno (178), la Spagna ha raggiunto 210, la Grecia ha viaggiato sopra 900, peggio dell’Argentina.
L’epicentro della crisi irlandese tornano ad essere le banche: si teme che le prospettive nere sul fronte della crescita possano creare una situazione simile a quella degli Usa nel 2007, con le famiglie ridotte all’impossibilità di pagare i mutui. Sarebbe un colpo di grazia per gli istituti di credito irlandesi, già salvati dal governo con costi onerosi, e in crescita, per le finanze pubbliche. Ieri i mercati hanno risposto con una scrollata di spalle, oggi invece si vuole guardare oltre.
Al G20 la questione sarà affrontata. La situazione di Dublino non è un caso isolato. A Seul i leader del G20, che raggruppa i primi venti Paesi avanzati ed emergenti al mondo, esamineranno ed approveranno una lista di circa venti banche con rischio sistemico messa a punto dall’Fsb, il Consiglio per la stabilità finanziaria guidato da Mario Draghi. Lo anticipa il Financial Times, spiegando che gli istituti di credito inclusi nella lista definitiva saranno sottoposti a regole più stringenti su requisiti di capitale e vigilanza.
Qualche nome? Nella lista preliminare figurano due banche italiane, UniCredit e Intesa Sanpaolo, al fianco di Goldman Sachs, JP Morgan Chase, Morgan Stanley, Bank of America Merrill Lynch e Citigroup negli Stati Uniti, Royal Bank of Canada, Hsbc, Barclays, Royal Bank of Scotland e Standard Chartered in Gran Bretagna, Credito Svizzero e Ubs in Svizzera, SocGen e Bnp Paribas in Francia, Santander e Bbva in Spagna, Mizuho, Sumitomo Mitsui, Nomura e Mitsubishi Ufj, la tedesca Deutsche Bank e l’olandese Ing.
Secondo quanto ricostruito dal giornale inglese, esiste anche la possibilità che venga stilata una lista parallela, su base nazionale, che comprende banche molto grandi, soprattutto in Cina e Giappone, ma concentrate sul mercato domestico e, quindi, senza implicazioni sistemiche, che verrebbero lasciate alla supervisione nazionale.