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Premio Nobel Phelps: ‘non è colpa dell’euro se l’Italia cresce poco’

“Se fosse l’euro la colpa della lenta ripresa dell’occupazione e del rallentamento della crescita sarebbe accaduto anche in Francia e in Spagna”, quando invece è vero che “la ripresa dell’occupazione …

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Non è colpa dell’euro se l’Italia cresce poco: parola del premio Nobel per l’economia, Edmund Phelps, che ha parlato in occasione della celebrazione del 30esimo anniversario dei seminari (International economic seminar), a Villa Mondragone (Roma). Presente il ministro dell’Economia Giovanni Tria.

La scarsa performance economica dell’Italia, afferma Phelps stando a quanto affermano le agenzie di stampa, “dipende da problemi strutturali, non dall’euro. E’ impossibile attribuire alla moneta unica la responsabilità dei problemi del mercato del lavoro italiano e della produttività”.

“Se fosse l’euro la colpa della lenta ripresa dell’occupazione e del rallentamento della crescita – ha continuato Phelps – sarebbe accaduto anche in Francia e in Spagna“, quando invece è vero che “la ripresa dell’occupazione è rimasta molto debole in Francia, ma in Spagna c’è stato un forte recupero“.

Phelps fa notare che sia la Francia che l’Italia sono caratterizzate da “un mercato del lavoro debole, ma anche deboli livelli di innovazione“. Di conseguenza, il premio Nobel ritiene che “per ritornare prosperi e floridi, i Paesi europei e occidentali dovrebbero ripristinare lo spirito di innovazione“.

“In generale -ha sottolineato Phelps – i bassi livelli di crescita, produttività e occupazione presenti in alcuni paesi europei vengono associati anche all’Unione monetaria, visto che (con l’euro) non è più possibile deprezzare la  moneta“.

Tuttavia, sottolinea Phelps, “la graduale perdita di innovazione indigena in Italia è iniziata negli anni ’80, ed è proseguita inesorabilmente negli anni ’90”. Di conseguenza, “le forze economiche che stanno agendo nella struttura Europa sarebbero reali piuttosto che legate alla politica monetaria”.

Tornando al XXX seminario economico internazionale, l’evento si è aperto nella giornata di giorni, 25 giugno, e terminerà mercoledì 27 giugno.

Il seminario “Yearning for Inclusive Growth and Development, Good Jobs and Sustainability” è organizzato da Fuet (Fondazione Economia Tor Vergata).

A proposito di politica monetaria, nelle ultime ore nuove dichiarazioni sono state rilasciate da alcuni esponenti della Bce. In particolare Vitas Vasiliauskas, membro del Consiglio direttivo della banca centrale europea, ha detto di credere che, nel medio termine, l’inflazione core dell’Eurozona continuerà a salire.

Il banchiere si è detto ottimista riguardo alla crescita economica, anche se la possibilità di rischi al ribasso non è stata esclusa, proprio a causa dei conflitti commerciali e dunque dei timori legati all’escalation di una guerra commerciale.

Allo stesso tempo, Vasiliauskas ha affrontato la questione del Quantitative easing – la cui fine è stata annunciata nell’ultima riunione della Bce -, affermando che il piano ha i suoi limiti, ma che la Bce ha altri strumenti a disposizione, prestiti a lungo termine inclusi.

“In base alle attuali prospettive, forse possiamo pensare alla possibilità di discutere su ulteriori passi nell’autunno (dell’anno prossimo) ma, come ho detto, alla possibilità di discutere”, ha detto il numero uno della Banca centrale della Lituania, stando a quanto riporta il Wall Street Journal.

I suoi commenti lasciano pensare che la Bce non alzerà i tassi di interesse entro la fine del prossimo anno. Vasiliauskas ha di fatto escluso che Francoforte prenda una decisione sui tassi nel meeting di settembre del 2019. Il che significa quanto hanno previsto diversi analisti, ovvero che molto probabilmente non ci sarà nessuna stretta monetaria della Bce durante l’era di Mario Draghi. Draghi lascerà la Bce nel novembre del 2019: rimane l’incognita del meeting della Bce nell’ottobre del prossimo anno.