papi nega,ruby nega,la minetti nega
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  1. #1
    L'avatar di jessica76
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    Talking papi nega,ruby nega,la minetti nega

    direi si possano assolvere tutti

  2. #2
    L'avatar di Conato
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    l'unica sicura che abbiano fatto sesso è la Bocassini

  3. #3

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    Citazione Originariamente Scritto da jessica76 Visualizza Messaggio
    direi si possano assolvere tutti
    basta fare l'autocertificazione che sei innocente, e sei a posto.....

  4. #4
    L'avatar di ludvis
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    papi nega,ruby nega,la minetti nega-283737_574153692628746_89199674_n.jpg

    :d

  5. #5
    L'avatar di Conato
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    pure voi siete certi che abbiano fatto sesso?
    Eravate là con la Bocassini?

  6. #6
    L'avatar di ludvis
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    un infiltrato delle toghe komuniste, guardava ..guardave e guardava, fin quando diventò guardone , poverino

  7. #7
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  8. #8
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    ricapitolando....

    “HA PAGATO TUTTI I TESTIMONI” RISCHIA LO STESSO SEI ANNI DI CARCERE
    ILDA BOCCASSINI AL PROCESSO RUBY CHIEDE PER BERLUSCONI ANCHE L’INTERDIZIONE PERPETUA DAI PUBBLICI UFFICI. LA MAROCCHINA HA AVUTO DA LUI 4,5 MILIONI DI EURO
    di Gianni Barbacetto e Antonella Mascali
    Sei anni di carcere e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Queste le richieste del pubblico ministero Ilda Boccassini per Silvio Berlusconi, al termine del processo in cui “si è dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, che ha fatto sesso a pagamento con una minore e ha esercitato pressioni sui funzionari della questura di Milano”. Cinque anni per concussione e uno per prostituzione minorile. Ora la parola passa ai difensori, Niccolò Ghedini e Piero Longo, che terranno le loro arringhe il 3 giugno, e poi il tribunale pronuncerà la sentenza, probabilmente il 24 giugno.

    Boccassini ha iniziato la sua lunga ricostruzione dei fatti con un riconoscimento al governo Berlusconi, che ha avuto il merito, tra il 2006 e il 2008, di inasprire le pene per i reati che hanno come vittime i minori. Ecco, ora quelle pene rischiano di ricadere sull’allora presidente del Consiglio che, come argomentato dal pm Antonio Sangermano nella prima parte della requisitoria, “ormai più d’un mese fa”, ha “dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che presso l’abitazione di Arcore funzionava un sistema prostitutivo organizzato per compiacere l’imputato. Tra le decine di ragazze via via coinvolte del “sistema”, anche una minorenne: Karima El Mahroug, detta Ruby Rubacuori.

    Mistero Karima

    Karima è una ragazza difficile. Nasce in Marocco il 1 novembre 1992 e cresce in Sicilia. Ilda Boccassini per ben due volte si premura di difendere l’immagine del padre della ragazza. È stato descritto come un uomo duro e violento, che è arrivato perfino a versarle in testa olio bollente. Così ha raccontato Karima e così hanno amplificato i media di Berlusconi. In realtà, sostiene Boccassini, il padre è un uomo mite che con la sua famiglia vive una vita umile ma decorosa. Lo testimoniano gli operatori sociali che hanno conosciuto molti anni fa Ruby. In realtà la cicatrice che ha in testa e che ogni tanto esibisce per muovere a pietà gli interlocutori è il risultato di un incidente domestico capitato alla madre quando era piccola.

    Fugge di casa la prima volta quando ha 14 anni. Da allora è un’interminabile serie di fughe e rientri in comunità, affidi in famiglie e denunce. Nel 2009 partecipa in Sicilia a un concorso di bellezza ed è la prima svolta della sua vita: presidente della giuria è Emilio Fede, che la adocchia e fa sul palco un pubblico elogio della ragazzina minorenne che vuole cambiare vita. La cambierà scappando a Milano. “È una ragazza intelligente e furba”, dice Boccassini, “ha un solo obiettivo: fare soldi in fretta, entrare nel mondo dello spettacolo. È il sogno italiano dei soldi facili, comune a tutte le ragazze che approdano ad Arcore”. Arriva a Milano tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010. Entra in contatto con Lele Mora. “Non c’è alcun dubbio che si dedica all’attività della prostituzione, prima e dopo essere stata a casa Berlusconi”. Certamente il 14 febbraio 2010 è ad Arcore: lo provano le celle telefoniche. La porta con la sua auto Emilio Fede, che sa che è minorenne. Come lo sa Mora. Come lo sa un’altra protagonista di questa storia, Nicole Minetti: ospite delle feste di Arcore, ma organizzatrice delle altre ragazze e, al tempo stesso, premiata con un seggio sicuro e ben remunerato. Aveva un “doppio lavoro: gestiva le case di via Olgettina dove vivevano le ragazze che si prostituivano ed era un rappresentante delle istituzioni nel Consiglio regionale, pagata dai contribuenti”. Quanto a Fede, “ha con Berlusconi un rapporto di amicizia e fedeltà assoluta: non può non averlo avvertito che gli stava portando una minorenne”. Ruby va più volte ad Arcore. Poi entra in scena “una scheggia impazzita”.

    Il milionario

    “Ruby nega di avere avuto rapporti sessuali con Berlusconi”. Ma “mente, perché aveva da lui direttamente quello che le serviva per vivere in cambio delle serate ad Arcore”, ha avuto “un tornaconto personale quantificato in milioni di euro”. In particolare, da maggio 2010 “iniziano continue distribuzioni di denaro a Ruby da parte del ragionier Spinelli”. E tra ottobre e dicembre 2010 le intercettazioni e gli appunti di Ruby provano che Berlusconi ha dato a Ruby “4,5 milioni di euro per il suo silenzio”. Spinelli ritira in contanti , nel solo 2010, ben 12 milioni euro. Molti dei testimoni di questo processo sono pagati da Berlusconi, ragazze, camerieri, il pianista, il cantante...

    “Apparato militare”

    La “scheggia impazzita” si chiama Katia Pasquino. È una ragazza che ospita Ruby a casa sua. Si dedica alla prostituzione. Ruby le racconta di essere andata nelle residenza del presidente del Consiglio dove ha mangiato, ballato, fatto sesso. “Katia è invidiosa di Ruby, vorrebbe anche lei andare ad Arcore”. Le due litigano. Karima se ne va, ospite in via Villoresi di Michelle Coincencao, prostituta. Nella sua rubrica telefonica sono ordinatamente segnati i numeri dei clienti e “Ruby, *****”. Quando il pomeriggio del 27 maggio 2010 Katia incontra Karima in un centro estetico di corso Buenos Aires, la denuncia per furto. Ruby si offre subito al poliziotto che interviene (“Dai, vengo con te a fare l’amore...”. “No, te con me non vieni da nessuna parte”). La ragazza viene portata alla questura di Milano. Inizia una lunga, incredibile notte. “Si mette in moto quasi un apparato militare che si scatena per proteggere la ragazza”, dice Ilda Boccassini. Katia avverte Michelle di aver denunciato Ruby. Michelle si allarma. Chiama il centro estetico. Verifica con il 113. Chiama il ragionier Spinelli, l’uomo che paga per conto di Berlusconi. Infine, alle 23.36, avverte il presidente del Consiglio, di cui aveva (incredibilmente) il numero privato. Le ragazze del bunga-bunga annusano il pericolo: sanno che Karima è una chiacchierona che potrebbe mettere in pericolo il loro “bancomat”. Michelle è già corsa in questura alle 22.05. Prima di mezzanotte vi arriva anche Nicole Minetti, avvertita da Berlusconi. Intanto Ruby, secondo le normali procedure e le disposizioni della pm dei minori di turno, Annamaria Fiorillo, è identificata e fotosegnalata: come Karima El Mahroug, marocchina, 17 anni, senza documenti, in fuga da una comunità siciliana. Fino alle 23.58 tutto procede nella normalità, “i comportamenti sono ineccepibili, le procedure seguite”. La questura chiama numerose comunità d'accoglienza, nessuna ha posto per la notte, Ruby si accinge ad aspettare la mattina in questura. Poi, il secondo colpo di scena. E questa volta non è una “scheggia impazzita”, ma il presidente del Consiglio: è impegnato a Parigi in un’importante missione internazionale, eppure alle 23.49 telefona al capo di gabinetto della questura Pietro Ostuni, che è a letto a casa sua. Segnala che è arrivata in questura una ragazza minorenne, da rilasciare in fretta per evitare incidenti diplomatici, essendo la nipote di Mubarak. In realtà la ragazza è già stata identificata e lei stessa ha escluso qualsiasi parentela con il rais egiziano. Ma da Parigi arrivano ancora altre telefonate. I funzionari della questura non avvisano il consolato egiziano, il capo della polizia, il ministro dell’Interno. Ma si consultano freneticamente tra loro, Ostuni, Giorgia Iafrate, Ivo Morelli. E alla fine cedono: affidano Karima a Nicole Minetti, che la lascia alla prostituta Michelle. Quando la ragazza è già fuori da ore, arriva il fax dei poliziotti siciliani mandati nella notte a casa dei suoi genitori, con il mandato (assurdo e superato) di verificare la parentela con Mubarak. “Possiamo credere alle risibili dichiarazioni che tutto ciò sia stato fatto per proteggere una povera ragazza?”. È stato fatto “perché poteva rivelare di aver fatto sesso con Berlusconi”. E i funzionari della questura “hanno agito solo per l’interesse di Berlusconi”.

    I bugiardi

    La funzionaria di polizia Giorgia Iafrate “ha detto una bugia” al processo quando ha riferito che Ruby in questura aveva con sé il cellulare. È dimostrato dalle celle telefoniche. “Alcuni testimoni sono stati costretti a mentire”, ha detto inoltre Ilda Boccassini, facendo infuriare l’avvocato Longo. I “testimoni bugiardi” sarebbero la papi-girl Miriam Loddo, che “ha mentito quando ha detto di essere presente in questura la notte del 27 maggio”; e l’esponente del Pdl Valentino Valentini che non risulta aver mai parlato con Ostuni al telefono da Parigi.

    Inquinamenti

    La notte del 6 ottobre 2010 Ruby viene “interrogata” a Milano. Non dalla procura, ma da un avvocato e da un “emissario di Lui”. Lo racconta in diretta Luca Risso, attuale compagno di Ruby, attraverso sms e telefonate (e la sua fidanzata di allora, Serena Facchineri, lo ammonisce: “Ricordati grano”). “Il 6 ottobre dunque l’imputato Berlusconi viene a sapere che la ragazza aveva reso interrogatori al pubblico ministero”. Partono indagini difensive, il 21 ottobre, prima che diventi nota l'indagine su Berlusconi (il 26 ottobre, dopo un articolo del Fatto).

    Attenuanti zero

    Berlusconi “è da condannare all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e non merita le attenuanti generiche”, quelle che in passato, ha ricordato Boccassini, “lo hanno salvato dal processo sul Lodo Mondadori”. Non le merita “per la gravità dei reati commessi” e per il suo comportamento processuale. “Ancora una volta si è difeso non nel processo ma fuori dal processo. Ha poi ricordato la marcia del Pdl sul palazzo di giustizia, l'11 marzo: “Il giorno in cui ho visto un assembramento di persone che fanno parte delle istituzioni che volevano entrare nell'aula del processo, mi sono rifiutata di fare aprire la porta in attesa che il Collegio arrivasse e mi sono sentita smarrita”.

  9. #9
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    Cacciari è una persona normale, con pregi e difetti, ma la santanonè è quello che tutte le persone normali pensano.

  10. #10
    L'avatar di volopazzo
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    saluti da miami


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