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Wall Street: futures in lieve rialzo, con il fiato sospeso in attesa del report occupazionale Usa. L’outlook degli economisti

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I futures dei principali indici azionari di Wall Street sono in rialzo, in attesa del report occupazionale Usa di aprile, che sarà reso noto alle 14.30 ora italiana.

Gli economisti intervistati da Dow Jones prevedono una creazione di 1 milione di nuovi posti di lavoro, a fronte di un tasso di disoccupazione in calo dal 6% al 5,8%.

Il dato viene considerato di importanza cruciale per capire se la Fed sarà costretta a lanciare il tapering del suo programma di Quantitative easing prima del previsto, alzando magari anche i tassi dal range attorno allo zero a cui sono inchiodati.

Negli ultimi giorni sembra riessersi messa in moto la rotazione dai titoli hi-tech ai titoli value, quelli che beneficerebbero in misura maggiore della riapertura delle economie post Covid-19.

Ieri il Dow Jones Industrial Average è balzato di 318 punti (o +0,9%), chiudendo al record di 34.548,53 punti; lo S&P 500 è salito dello 0,8% a 4.201,62 punti e il Nasdaq Composite ha azzerato le perdite iniziali per avanzare dello 0,4% a 13.632,84 punti.

Il trend di Wall Street su base settimanale è contrastato: il Dow Jones ha guadagnato il 2% circa, lo S&P 500 ha fatto +0,49%, mentre il Nasdaq Composite è sceso di oltre -2,3%.

Alle 13.40 circa ora italiana, i futures sul Dow Jones avanzano dello 0,26% a 34.532 punti; quelli sul Nasdaq crescono dello 0,27% a 13.634 punti, mentre quelli sullo S&P sono in progresso dello 0,23% a 4.203 circa.

In attesa del dato Usa, l’euro-dollaro è in lieve rialzo a $1,2072.

In generale, il Dollar Index viaggia vicino al minimo dell’ultima settimana, a 90,841 punti, in perdita dello 0,5% durante la settimana di contrattazioni, dopo il peggior calo in quasi due settimane sofferto nella sessione di ieri.

I tassi decennali sui Treasuries sono in rialzo ma sotto controllo, attorno all’1,56% (ben al di sotto dell’1,77% della fine di marzo, quando avevano toccato il record in più di un anno, spinti dal reflation trade).