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Wall Street futures con il fiato sospeso in attesa report occupazionale. Nasdaq in fase di correzione, energetici in pole position con petrolio

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Futures sugli indici azionari Usa incerti, dopo il tonfo di ieri di Wall Street innescato dall’aumento dei rendimenti dei tassi sui Treasuries decennali, balzati fino all’1,5762%, a un passo dalla soglia dell’1,6% superata la scorsa settimana, dopo il discorso proferito dal numero uno della Federal Reserve, Jerome Powell.

Powell non è riuscito a placare le preoccupazioni su una eventuale brusca impennata dell’inflazione Usa, che rischierebbe di tradursi in una fase di tapering e di successivo rialzo dei tassi sui fed funds.

I futures sul Dow Jones oscillano attorno alla parità a 30.877 punti; quelli sul Nasdaq sono piatti, in calo di appena -0,08%, a 12.443 punti circa; quelli sullo S&P arretrano dello 0,02%, fermi anch’essi attorno a 3.764 punti.

Nella sessione della vigilia, alla fine della seduta di contrattazioni, lo S&P ha perso -51,25 punti o -1,34% a 3.768,47 punti; il Nasdaq ha ceduto -274,27 punti o -2,11% a 12.723,47; il Dow industrial ha chiuso in flessione di -345,95 punti o -1,11% a quota 30.924,14; l’ìndice delle small cap Russell index ha segnato un ribasso di 60,87 punti o -2,76% a 2.146,92 punti.

Il Nasdaq è ora negativo da inizio anno ed è anche in fase di correzione, ovvero in flessione del 10% dai massimi recenti.

Durante la sessione, le vendite si erano fatte anche più violente, con l’indice Dow Jones affondato nei minimi intraday di 722 punti e il Nasdaq capitolato fino a -3,4%.

Non è riuscito invece a smorzare i timori di Wall Street il numero uno della Federal Reserve Jerome Powell, che non ha indicato nessuna strategia per placare le preoccupazioni di una eventuale brusca impennata dell’inflazione Usa, che rischierebbe di tradursi in una fase di tapering e di successivo rialzo dei tassi sui fed funds. I rendimenti sono saliti così fino all’1,5762%. “I tassi dei bond sono saliti – ha detto il numero uno della banca centrale americana- Diversi fattori sono alla base del rialzo, ma crediamo di essere molto lontani dai nostri obiettivi. Sarei preoccupato se si manifestassero condizioni disordinate sul mercato dei bond”. Parole che i mercati non hanno interpretato come sufficientemente dovish. Oggi market mover principale sarà la pubblicazione del report occupazionale Usa di febbraio, che avverrà alle 14.30 ora italiana. Gli economisti prevedono una creazione di 210.000 nuovi posti di lavoro, rispetto ai +49.000 del mese di gennaio.

Per l’ennesima settimana, Wall Street ha pagato le forti vendite che si sono abbattute sui titoli hi-tech. Il Nasdaq si avvia a concludere la settimana con un calo, su base settimanale, pari a -3,6%.

Le prospettive di una ripresa dell’economia hanno continuato a puntellare invece i titoli energetici, con il sottoindice di riferimento che ieri è avanzato del 2,5%, beneficiando anche dell’effetto petrolio, in rally fino a +5% dopo l’annuncio dell’Opec+, che ha deciso di lasciare la produzione invariata nel mese di aprile, contrariamente alle attese degli analisti, che avevano previsto un aumento concordato dell’offerta fino a 1,5 milioni di barili al giorno.

In una nota riportata dalla Cnbc Edward Moya, analista di Oanda, ha commentato che “i prezzi del petrolio potrebbero schizzare a valori ancora più alti, con l’offerta che potrebbe rimanere sotto controllo (dunque non essere alzata) anche per tutta l’estate. Prezzi del WTI a $75 non sembrano più impensabili da raggiungere, così come il Brent potrebbe facilmente testare quota $80 entro l’estate”.

Alle 12.30 circa ora italiana, il contratto WTI scambiato a New York sale del 2,30% a $65,30, mentre il Brent fa +2,53% circa a $68,44 al barile.