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Wall Street: Dow Jones e S&P 500 in ripresa, superano effetto Bullard, ma il Nasdaq soffre. Euro riagguanta $1,19

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Wall Street in ripresa, dopo le perdite post Fed sofferte la scorsa settimana. Il Dow Jones è balzato fin oltre +200 punti in avvio di seduta: ora avanza di più di 166 punti (+0,50%), a 33.457 punti. Lo S&P 500 sale dello 0,28% a 4.177 punti, mentre il Nasdaq arretra dello 0,20% attorno a 14.000 punti. Il Dow Jones recupera rispetto alla peggiore settimana dallo scorso ottobre, provocata soprattutto dall’ansia dei mercati per un tapering del QE e un rialzo dei tassi da parte della Fed in anticipo rispetto a quanto stimato. Nelle ultime cinque sessioni, su base settimanale, il Dow Jones è capitolato del 3,45%; lo S&P 500 ha sofferto la perdita peggiore dalla fine di febbraio. Anche il Nasdaq ha chiuso la settimana in rosso, ma a un valore inferiore al record assoluto di appena -1,28%.

A pesare, oltre all’esito della riunione del Fomc – braccio di politica monetaria della Fed – da cui è emerso che gli esponenti della Fed prevedono ora due rialzi dei tassi nel 2023, quando a marzo stimavano tassi fermi almeno fino al 2024, sono state venerdì scorso le dichiarazioni di James Bullard, presidente della Fed di St. Louis, che ha detto di intravedere una prima stretta monetaria già nel 2022, ovvero già il prossimo anno. A detta di Bullard la pandemia sta per finire ed è naturale che a un certo punto si riducano gli stimoli e la banca centrale diventi più hawkish per contenere le pressioni inflazionistiche.

Bullard stima l’inflazione correre al 3% quest’anno e al 2,5% nel 2022 prima di tornare all’obiettivo del 2% della Fed.

Le sue parole hanno provocato un appiattimento della curva dei rendimenti Usa.

Misurata dallo spread tra i tassi a due anni e i tassi a 30 anni, la curva dei rendimenti è diventata la più piatta dall’inizio di febbraio.

Da un lato, i tassi sui Treasuries a 30 anni sono scivolati addirittura sotto il 2% dopo le dichiarazioni rilasciate da Bullard, scendendo fino all’1,9990% per la prima volta in più di quattro mesi; capitombolo anche per i tassi sui Treasuries a 10 anni, con i rendimenti scivolati al minimo dall’inizio di marzo, all’1,4110%, ora in rialzo fino all’1,47%. Dall’altro lato i tassi dei Treasuries a due anni, quelli più condizionati dai cambiamenti di politica monetaria, hanno scontato maggiormente la prospettiva di rialzo di tassi Usa più imminente, salendo allo 0,256%, riportando così la scorsa settimana il guadagno settimanale più forte in due anni.

I segnali più hawkish arrivati da Bullard hanno fatto impennare lo scorso venerdì anche il dollaro, con il risultato che l’euro ha bucato anche la soglia di $1,19, ora riagguantata.

Il Dollar Index è arrivato a balzare fino a 92,405 nell’arco di quella sessione, al record dallo scorso 13 aprile. Ma ora rallenta la corsa, con il rapporto euro-dollaro che avanza dello 0,36% a $1,1907.

Tra le valute che recuperano terreno c’è anche la sterlina, in crescita dello 0,62% a $1,3895, dopo essere affondata di oltre il 2% nei confronti del biglietto verde la scorsa settimana.

Attesa per la riunione della Bank of England, in calendario giovedì 24 giugno: anche la BoE affronta il dilemma dell’inflazione, dopo il balzo dell’indice dei prezzi al consumo – termometro dell’inflazione -, che a maggio è volato nel Regno Unito del 2,1%, al di sopra della soglia target della banca centrale, pari al 2%, per la prima volta in quasi due anni.

Tornando alla borsa Usa, recuperano i titoli delle società attive nel comparto delle commodities, in particolare i petroliferi Exxon e Chevron, che avanzano dell’1% circa.
A Wall Street bene i titoli dei gruppo che beneficiano del reopening trade, come Boeing.

Ripresa anche per i bancari, come per JP Morgan, Citigroup, Bank of America.

La scorsa settimana, i settori finanziario e materials erano affondati di oltre il 6%, quello energetico di oltre il 5%, mentre gli industriali avevano perso più del 3%.

Tra le Big Tech dietrofront di Apple, Amazon, Microsoft e Tesla.

Giù le crypto stocks quotate a Wall Street, con MicroStrategy affondata fino a -9%, e Coinbase scivolata fino a quasi -4%.

I titoli hanno scontato il capitombolo del Bitcoin, sceso fino a -7%, al di sotto della soglia di $33.000 per la prima volta dall’8 giugno scorso, fino a $32.801.

Sulla criptovaluta numero uno al mondo ha pesato il giro di vite sul mining da parete della Cina che, stando a quanto risulta da alcune indiscrezioni, si sarebbe diffuso nella provincia sudooccidentale di Sichuan.