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Wall Street contrastata, Nasdaq e S&P toccano nuovi record, bene Big Tech e meme stock. Cautela in attesa di market mover cruciale

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Il Nasdaq e lo S&P 500 iniziano subito la settimana toccando nuovi record di sempre, anche se lo S&P mostra un andamento incerto, facendo dietrofront subito dopo aver inanellato un nuovo valore massimo.

Il Dow Jones è sotto pressione, perde lo 0,48% a 34.267 punti; lo S&P ritraccia dopo aver testato il massimo assoluto, scendendo dello 0,04% a 4.278 punti, mentre il Nasdaq continua la sua corsa verso nuovi record, avanzando dello 0,62% a 14.449 punti.

Lo S&P 500 aveva già terminato la sessione di venerdì scorso al massimo di chiusura di 4.280,70 punti, archiviando la migliore settimana dal mese di febbraio.

Il Nasdaq Composite aveva chiuso invece la sessione di venerdì in ribasso, salendo comunque del 2,35% su base settimanale, e riportando la sua migliore settimana dal 9 aprile scorso, in crescita del 4,45% nel mese di giugno.

Sul fronte societario si mette oggi in evidenza Tesla, dopo che le autorità di regolamentazione cinesi hanno chiesto al colosso delle auto elettriche fondato da Elon Musk di richiamare più di 285.000 auto vendute in Cina, a causa di preoccupazioni legate al sistema per il controllo della velocità.

Secondo quanto riportato dalle autorità, il sistema potrebbe attivarsi di colpo in alcuni modelli, provocando un’accelerazione dell’auto non intenzionale. Ma il titolo snobba la notizia salendo dell’1,5%.

Tra le Big Tech, bene anche Microsoft +1,2%, Facebook +0,75%, Apple +0,86%, Amazon +1%. Tra le meme stocks, GameStop avanza di oltre il 4%, così come anche AMC Entertainment.

Market mover cruciale della settimana sarà la diffusione, il prossimo venerdì, del report occupazionale Usa di giugno:

gli economisti intervistati da Dow Jones prevedono un aumento di 683.000 unità di nuovi posti di lavoro, dopo la crescita di 559.000 buste paga di maggio, ancora al di sotto del rialzo di 1 milione di posti di lavoro che alcuni economisti speravano che gli Stati Uniti riportassero, con la ripresa dalla pandemia Covid-19. Gli investitori presteranno attenzione anche al trend dei salari, dopo gli ultimi dati sull’inflazione degli Stati Uniti: venerdì scorso è stato diffuso l’indice PCE – (con il dato delle spese per consumi).
Il dato, attentamente monitorato dalla Federal Reserve per le sue decisioni di politica monetaria, è salito dello 0,5% su base mensile, meno del +0,6% atteso dal consensus.

Su base annua, l’indice è balzato del 3,4%, come da attese, a fronte del +3,9% dell’indice PCE generale, sempre su base annua (indice generale include le componenti volatili dei prezzi dei beni energetici ed alimentari). Il rialzo dell’indice PCE core su base annua, pari a +3,4%, è stato il più forte in 30 anni circa, dagli inizi degli anni ’90, mentre la crescita dell’indice PCE generale è stata la più sostenuta dal 2008 (su base mensile +0,4%).

Dollaro in rialzo, con l’euro che perde lo 0,23% a $1,1905. In calo i tassi sui Treasuries decennali, che scendono all’1,51%.