Unicredit tuona dopo sentenza Tar: “Uso illegittimo del golden power su Ops Bpm”. La reazione dei titoli
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Il tanto atteso pronunciamento del Tar del Lazio sul nodo golden power legato all’Ops di Unicredit su Bpm sbroglia solo in parte la matassa dell’operazione e la banca guidata da Andrea Orcel invoca una riscrittura del decreto alla luce di quanto evidenziato dal tribunale amministrativo. Nel frattempo la richiesta di Credit Agricole, primo socio di Bpm, di salire oltre il 20% del capitale di piazza Meda scalda il titolo in Borsa rendendo ancora più difficile l’operazione di Unicredit che in ogni caso dovrà passare da un accordo con i francesi.
A Piazza Affari reazione contenuta opposta dei titolo coinvolti con Bpm che sale dello 0,5% sull’onda della mossa di Credit Agricole, mentre Unicredit cede l’1,3%.
Cosa ha detto il Tar
Il Tar del Lazio ha accolto parzialmente il ricorso con il quale Unicredit contestava la legittimità del golden power esercitato dal governo per l’Ops su Banco Bpm. Due i punti di accoglimento. Da una parte quello che impone di “non ridurre per un periodo di cinque anni il rapporto impieghi/depositi praticato da Banco Bpm e UniCredit in Italia, con l’obiettivo di incrementare gli impieghi verso famiglie e PMI nazionali”. In particolare, secondo il Tar, non è ragionevole l’assunto che la fissazione di un termine quinquennale sia proporzionata al fine di mitigare i rischi per la sicurezza nazionale che potrebbero verificarsi qualora UniCredit, a seguito del perfezionamento dell’operazione, decida di applicare immediatamente anche a Banco Bpm il più basso rapporto depositi/impieghi praticato in Italia da UniCredit.
I giudici inoltre hanno ritenuto che alla “statuizione di parziale accoglimento del ricorso consegue, quale obbligo conformativo, la rinnovazione della valutazione in ordine alla valenza temporale oggetto di contestazione in giudizio”. Viene anche chiesto nella definizione di contemplare anche “idonee (ed auspicabilmente virtuose) modalità di interlocuzione fra la pubblica Autorità e la parte ricorrente”.
Il Tar fa inoltre un rilievo sull’imposizione all’offerente di non ridurre il livello dell’attuale portafoglio di project finance di UniCredit e BPM, ritenedo che “alla luce dell’imposizione (anche) nei confronti di UniCredit, peraltro sine die, del mantenimento del livello del portafoglio di project finance, viene infatti a configurarsi l’esercizio di un diretto intervento statale sulla politica aziendale di UniCredit”
Nessun rilievo invece sulle due prescrizioni con le quali il governo impone a a UniCredit di mantenere il peso attuale degli investimenti di Anima in titoli di emittenti italiani e di supportare lo sviluppo della società e quella che impone alla banca di cessare tutte le attività in Russia.
Le reazioni
“La decisione del Tar conferma che l’intervento dello Stato era equilibrato e giustificato da motivi di interesse nazionale, in un settore strategico come quello bancario”, è la reazione del governo secondo fonti di Palazzo Chigi.
A poche ore di distanza dal pronunciamento del Tar è arrivata la reazione di Bpm che “prende atto della sentenza del Tar Lazio in cui viene giudicato corretto l’operato del Governo e, in particolare, viene confermata la sostanziale legittimità delle prescrizioni contenute nel Dpcm del 18 aprile 2025”. La sentenza è infatti intervenuta, spiega Bpm, esclusivamente in merito al profilo temporale della prescrizione sul rapporto impieghi/depositi e ha richiesto che venga fissato un orizzonte temporale rispetto alla prescrizione relativa al mantenimento del livello di portafoglio di project finance, confermando integralmente le prescrizioni relative al peso degli investimenti di Anima Holding e alla cessazione di tutte le attività in Russia.
Unicredit valuta il da farsi
Unicredit dal canto suo si è presa 24 ore prima di diffondere un comunicato, arrivato ieri a metà giornata. A detta di piazza Gae Aulenti la sentenza prova che il “modo in cui il golden power è stato utilizzato è illegittimo», tanto che si richiede l’emissione di un nuovo decreto, «poiché quello adottato il 18 aprile è stato annullato dalla Corte”.
Unicredit pone l’accento sul fatto he gli azionisti di Banco Bpm “sono stati esposti non solo all’uso illegittimo del Golden Power insistentemente invocato da Bpm, ma anche a comunicazioni e campagne ingiustificatamente aggressive e spesso fuorvianti, volte a screditare sia l’offerta che l’offerente”. E la banca guidata da Andrea Orcel lascia la porta aperta a ogni iniziativa opportuna “in maniera tempestiva”.
Verso una nuova sospensione dell’Ops?
Adesso dal quartier generale di Unicredit si valuta la strada a un possibile ricorso puntando su una possibile violazione di alcuni articoli del Tuf (testo unico della finanza) o che speri in un intervento della Consob per disporre un’altra sospensione dell’Ops nelle more dell’approvazione del nuovo decreto. L’offerta scade il prossimo 23 luglio nei prossimi giorni, c’è chi dice già oggi, è atteso anche il giudizio della Commissione europea sempre sul golden power.