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Tim in tilt in Borsa dopo maxi svalutazione da 2 miliardi, salta anche target debito

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Dopo oltre 6 ore di discussione il cda di Telecom Italia ha gettato la spugna approvando a maggioranza una maxi svalutazione di 2 miliardi di euro. L’impartment test condotto da Enrico Laghi ha convinto il management ad apportare subito la svalutazione dell’avviamento domestico che spinge in perdita il risultato netto dei primi 9 mesi dell’anno. L’intenzione iniziale del ceo Amos Genish era di far slittare la svalutazione al 2019 in concomitanza con l’approvazione del bilancio 2018, ma la pulizia si è resa necessaria alla luce del difficile scenario in Italia tra la pressione competitiva aumentata dall’arrivo di Iliad in Italia e anche l’aumento dello spread e le dinamiche dei tassi che rendono più caro il costo del capitale e del debito.

La notizia ha affossato il titolo che ha aperto con un tonfo del 5% sotto quota 0,52 euro, vanificando in parte il rally delle ultime settimane che aveva allontanato il titolo dai minimi pluriennali toccati il mese scorso.

Il titolo Tim segna un tracollo in Borsa di quasi il 30% da inizio 2018 che si confronta con il -12% circa dell’Euro Stoxx tlc.

 

Vivendi critica svalutazione e attacca gestione Elliott

 

Vivendi, maggiore azionista di Telecom Italia con una quota di circa il 24%, ha dichiarato che la decisione della società italiana di svalutare il proprio patrimonio di circa 2 miliardi di euro peserà fortemente sul prezzo delle sue azioni. Vivendi definisce la decisione del consiglio di Telecom Italia “improvvisa e inusuale” in quanto avvenuta nel corso dell’esercizio e non a chiusura del bilancio. “È giusto chiedere ciò che Elliott ha in mente per evitare che il prezzo delle azioni cada a scapito di tutti gli azionisti della compagnia”, ha detto un portavoce della tlc transalpina. Vivendi già nei mesi scorsi aveva criticato fortemente la nuova gestione Elliott (il nuovo cda scelto dall’assemblea di maggio è espressione del fondo guidato da Paul Singer, ndr).

 

Perdita per 800 mln sui 9 mesi

L’utile netto si attesta a 1,2 miliardi di euro prima della svalutazione dell’avviamento domestico, a seguito della quale il dato risulta negativo per 0,8 miliardi di euro. Tale svalutazione, decisa a seguito del processo di impairment test, non ha impatti sui flussi di cassa ed è dovuta al deterioramento del quadro competitivo e regolatorio ed ai più alti tassi di interesse. La svalutazione non modifica le priorità strategiche del Piano triennale e non tiene conto delle revisioni che saranno prossimamente sottoposte all’approvazione del Consiglio di Amministrazione con l’obiettivo di un continuo miglioramento della performance operativa e finanziaria della società.

L’ebitda organico dei nove mesi si attesta a 6,2 miliardi di euro e risulta stabile rispetto allo stesso periodo del 2017 (al netto della componente non ricorrente e degli altri “one-off”). Tale risultato beneficia dell’effetto positivo della crescita del Brasile (+12,5%) e sconta una contenuta flessione della componente Domestic (-2,3%).

Sostanzialmente in linea con le attese ricavi ed ebitda trimestrali. I ricavi confrontabili del terzo trimestre 2018 ammontano a 4.705 milioni di euro, in linea con le attese. L’ebitda confrontabile ammonta a 2.112 milioni di euro, in miglioramento di 13 milioni di euro (+0,6%) rispetto all’analogo periodo dell’esercizio precedente (2.099 milioni di euro). L’incidenza sui ricavi è pari al 44,9% (42,8% nel terzo trimestre 2017).

 

Non confermato target debito/ebitda 2018

Tim taglia gli obiettivi di debito. In considerazione di numerosi fattori fra cui, a titolo non esaustivo, la multa connessa al procedimento Golden Power, il consolidamento di un contesto competitivo avverso e le tensioni in ambito regolatorio nel mercato domestico, nonché l’indebolimento del tasso di cambio del Real brasiliano, la maggiore tlc italiana non conferma il rapporto fra Indebitamento finanziario netto rettificato ed ebitda a circa 2,7x a fine 2018, ante fabbisogni finanziari per l’acquisizione dello spettro.

Il Cda ha preso atto dell’avanzamento del processo di valorizzazione di Persidera, oggetto di mandato all’amministratore delegato, con una trattativa in esclusiva in corso per la dismissione della quota in portafoglio di TIM. Nessuna novità invece per quanto concerne la vendita di Sparkle.