Tassi Usa e inflazione: Pimco, attesi due tagli di 25 punti base nella seconda metà dell’anno
Ieri i mercati si sono concentrati sull’inflazione negli Stati Uniti, misurata dall’indice dei prezzi al consumo (CPI) core e headline per il mese di luglio, che è risultata sostanzialmente in linea con le nostre aspettative. L’inflazione core mensile è aumentata dello 0,3%, con una leggera sorpresa al rialzo attribuibile alla volatilità dei servizi del settore viaggi. Il tasso di inflazione core su base annua è salito dal 2,9% al 3,1% e continuiamo a prevedere che raggiungerà un picco del 3,4% entro la fine dell’anno, man mano che i costi legati ai dazi saranno trasferiti sui consumatori. A fare il punto Tiffany Wilding, economista di Pimco, che sottolinea come “il trasferimento dei costi derivanti dai dazi sia stato finora lento e irregolare, con le aziende che hanno assorbito in gran parte questi aumenti di prezzo”. Motivo per cui Pimco ritiene che “ci siano buone ragioni a favore di un trasferimento graduale dei prezzi ai consumatori, tra cui margini aziendali iniziali sani, consumatori più sensibili ai prezzi e compensazioni fiscali per le imprese nella recente legislazione”.
Cosa succederà ora? Secondo l’economista, questi dati, insieme alle recenti indagini sui consumatori, mostrano un moderamento delle aspettative di inflazione e un rallentamento della dinamica del mercato del lavoro, fornendo un contesto ragionevole per la Federal Reserve per iniziare la normalizzazione dei tassi a settembre, anche se l’inflazione su base annua rimane al di sopra dell’obiettivo. “Continuiamo a prevedere due tagli di 25 punti base nella seconda metà dell’anno, seguiti da ulteriori tagli di 50 punti base nel 2026”, conclude Tiffany Wilding.