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Tassi BTP e Treasuries 10 anni sotto l’1%, banche tremano: è l’effetto del taglio di emergenza Fed

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Il taglio dei tassi di emergenza firmato Federal Reserve – il primo di emergenza, arrivato con un annuncio a sorpresa, dal 2008 – ha un effetto domino sui mercati dei titoli di stato a livello globale. L’impatto del bazooka anti-coronavirus di Jerome Powell non è stato forte sull’azionario. O, per essere più precisi, non ha sortito l’effetto sperato, visto che Wall Street ha chiuso addirittura in ribasso, prima di salire nelle ultime ore, come denota il trend dei futures, ma soprattutto per l’effetto del SuperTuesday .
L’impatto si è fatto invece sentire subito sul mercato dei Treasuries e, di riflesso, anche sul mercato dei BTP italiani. In questo contesto di tassi così bassi, a farne le spese sono stati subito i titoli delle banche, sia a Wall Street che a Piazza Affari.

A pagare il dazio tra i più alti, nella sessione di ieri, sono stati di fatto i titoli delle banche Usa, che hanno iniziato a fare i conti con la possibilità che i tassi sui fed funds tornino a zero, a danno della loro redditività. Non è certo di buon auspicio l’indice delle condizioni finanziarie, che monitora nove diverse componenti, e che ieri è tornato negativo dopo il balzo di lunedì, scendendo al minimo che testò all’epoca del panico responsabile del brusco sell off alla vigilia di Natale del 2018.
Bloomberg segnala inoltre come l’indice KBW Nasdaq Bank, che include le azioni delle 24 banche più grandi degli States, sia sceso del 4,6% nella sessione di ieri, e dell’8,4% nell’arco dell’ultima settimana, più del doppio della flessione del 4% sofferta nello stesso arco temporale dall’indice S&P 500.
A Piazza Affari, i titoli bancari riportano ora un trend contrastato.
Banco BPM cede il 2% – ma non solo post Fed e dopo aver perso -8% alla vigilia, e sotto pressione è anche Bper Banca. Debole a metà seduta UniCredit,  mentre sia Intesa SanPaolo che Ubi Banca segnano solidi rialzi (qualche novità sull’ops presentata dalla banca guidata da Carlo Messina su Ubi?).

Taglio tassi di emergenza Fed affonda rendimenti Treasuries e BTP

A seguito del taglio improvviso di 50 punti base – che ha portato i tassi sui fed funds a scivolare nel range compreso tra l’1% e l’1,25% – i tassi sui Treasuries decennali Usa – già scivolati nelle ultime sessioni – hanno bucato anche la soglia dell’1%, scendendo fino allo 0,936%, minimo storico di sempre. A precipitare al valore più basso della storia sono stati anche i tassi a 30 anni, capitolati fino all’1,601%. I tassi dei bond Usa a tre mesi hanno testato lo 0,932%, scendendo sotto ai tassi a 10 anni per la prima volta dall’inversione della curva dei rendimenti, avvenuta nel mese di febbraio.
Lo scivolone dei tassi ha contagiato, come si diceva prima, anche l’Italia: l’intervento di emergenza firmato Fed ha fatto crollare infatti i tassi dei BTP decennali al minimo intraday dello 0,923%, che si confronta con il minimo storico dello 0,805% testato nel settembre 2019.
Stando a quanto riporta Reuters gli acquisti sui BTP seguiti all’annuncio della Fed hanno permesso ai rendimenti di scendere dal record delle ultime cinque settimane, pari all’1,23%, che era stato toccato due giorni fa circa. Già nella giornata di ieri, i BTP riportavano, grazie alla mossa a sorpresa di Jerome Powell, la sessione migliore in un più di un mese. E oggi il tonfo dei rendimenti continua. Probabilmente, più che le borse, è il mercato dei debiti sovrani che sta scontando i rischi di recessione e l’impatto temuto del coronavirus sull’economia mondiale.

Attenti a lezione taglio emergenza Alan Greenspan

Un articolo di Bloomberg mette intanto in evidenza “come la decisione di varare un taglio dei tassi di emergenza non sia stata presa bene (dai mercati), in quanto interpretata come una misura lanciata sull’onda della disperazione“.”Non ci sono molti esempi storici che possano guidarci, ma i tagli di emergenza della storia recente sono stati seguiti da condizioni estreme dei mercati dei capitali”.
Esempi?
“Quando la Fed di Alan Greenspan optò per un taglio dei tassi di emergenza nell’ottobre del 1998, con l’intento di sostenere i mercati del reddito fisso dopo la liquidazione dell’hedge fund Long-Term Capital Management, l’indice S&P 500 salì del 50% nei 18 mesi successivi”. Un movimento estremo, che scatenò negli anni successivi diverse critiche nei confronti di Greenspan. Il taglio venne considerato, infatti, l’errore che provocò l’ultima fase estrema della bolla dot-com. L’altro taglio dei tassi di emergenza che venne lanciato nel gennaio del 2008, quando la portata della crisi finanziaria globale iniziò a farsi chiara, fece poco o niente per aiutare la situazione. La crisi ci fu comunque, e l’azionario perse il 50% prima di riprendersi”.
Lo stesso ultimo taglio di emergenza potrebbe non bastare e/o non sortire l’effetto sperato, visto che ora la Fed è intervenuta per far fronte a una emergenza che è, in primis sanitaria. D’altronde, è stato lo stesso Jerome Powell, nella conferenza stampa successiva all’annuncio del taglio, a mostrare una certa cautela.
E’ difficile, ha ammesso il numero uno della Fed, prevedere la “portata e la durata” degli effetti della diffusione del virus. “Il virus e che le misure che si stanno varando per contenerlo peseranno sicuramente per un po’ di tempo sull’attività economica, qui e all’estero – ha precisato nella conferenza che si è tenuta a Washington – Non crediamo di avere tutte le risposte. Ma crediamo che il nostro intervento darà una spinta significativa all’economia”.