Notizie Notizie Italia Tassi Bce in aumento entro l’estate: cosa cambia per mutui in corso e nuovi

Tassi Bce in aumento entro l’estate: cosa cambia per mutui in corso e nuovi

5 Maggio 2026 08:24

Nell’ultima riunione del 30 aprile scorso, la Banca Centrale Europea ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse, confermando una linea prudente già seguita anche dalla Federal Reserve. Si tratta di una scelta che riflette un contesto economico ancora incerto, segnato da tensioni geopolitiche e da una crescita non del tutto stabile nell’area euro. La Bce, infatti, ha ribadito di non voler seguire un percorso prestabilito, ma di adottare un approccio basato sui dati, valutando di volta in volta le condizioni economiche prima di prendere nuove decisioni.

Nonostante questa prudenza, i mercati finanziari si muovono già in anticipo e scontano possibili rialzi nei prossimi mesi. Secondo le aspettative, entro la fine dell’estate potrebbero arrivare due aumenti dei tassi da 0,25% ciascuno, con la possibilità di un ulteriore intervento entro la prima metà del 2027. Dopo questa fase, i tassi dovrebbero stabilizzarsi fino al 2029, per poi avviarsi gradualmente verso il 3%.

Questo scenario ha conseguenze per chi ha già un mutuo, in particolare per chi ha scelto il tasso variabile. All’inizio del 2025 molti mutuatari avevano beneficiato di una riduzione della rata, con un risparmio vicino al 10%. Tuttavia, questa fase favorevole potrebbe essere temporanea. Con l’Euribor destinato a salire, già dall’autunno le rate potrebbero tornare ai livelli iniziali, per poi stabilizzarsi nei tre anni successivi.

Mutui variabili: cosa cambia per chi ha già un finanziamento e per i nuovi mutuatari

A fornire una fotografia dettagliata dell’impatto è l’Osservatorio MutuiSupermarket.it, secondo cui un aumento dei tassi dello 0,25% su un mutuo trentennale da 150.000 euro comporta un incremento della rata di circa 20 euro al mese. Un aumento che può sembrare contenuto, ma che nel tempo incide sul bilancio familiare, soprattutto se si considera la possibilità di più rialzi consecutivi.

La situazione è diversa per chi oggi si appresta a sottoscrivere un mutuo. In questo momento, le offerte a tasso variabile risultano ancora più convenienti rispetto a quelle a tasso fisso. Sempre secondo i dati dell’Osservatorio MutuiSupermarket.it, per un finanziamento da 150.000 euro a 30 anni le migliori soluzioni variabili si collocano intorno ai 590 euro mensili, mentre quelle a tasso fisso si attestano intorno ai 640 euro. La differenza è quindi di circa l’8%, un elemento che può influenzare la scelta iniziale.

Tuttavia, questo vantaggio potrebbe essere solo temporaneo. Con i rialzi attesi del costo del denaro, il divario tra tasso fisso e variabile potrebbe ridursi rapidamente, fino ad azzerarsi nel giro di circa sei mesi. Guardando a un orizzonte più ampio, pari a cinque anni, il costo complessivo delle due soluzioni tende a diventare molto simile. Questo significa che la scelta tra fisso e variabile non dipende più soltanto dal risparmio immediato, ma anche dalla propensione al rischio e dalla capacità di sostenere eventuali aumenti futuri.

Giovani e mutui: il peso della rata e le scelte possibili

Un discorso a parte riguarda i giovani, in particolare gli under 36 che si avvicinano al mercato immobiliare. Secondo l’Osservatorio MutuiSupermarket.it, nel 64% dei casi richiedono mutui ad alto LTV, cioè finanziamenti che coprono una quota molto elevata del valore dell’immobile, spesso perché non dispongono di risparmi sufficienti per versare un anticipo significativo.

Questa caratteristica incide direttamente sulle condizioni applicate dalle banche, soprattutto per quanto riguarda la sostenibilità della rata. Nel caso dei mutui a tasso fisso, molti istituti accettano che la rata arrivi fino al 40% del reddito netto del mutuatario. Per i mutui a tasso variabile, invece, le soglie sono più basse e nella maggior parte dei casi non superano il 30%, anche se alcune banche possono arrivare al 35%. Si tratta di una scelta prudenziale legata alla maggiore incertezza del variabile.

Un esempio concreto aiuta a capire meglio la differenza. Una giovane coppia con un reddito netto mensile di 2.800 euro può ottenere condizioni diverse a seconda del tipo di mutuo scelto. Con un tasso variabile, la rata massima sostenibile è intorno agli 850 euro al mese, che permette di accedere a un finanziamento di circa 215.000 euro in 30 anni. Optando per il tasso fisso, invece, la rata può arrivare fino a circa 1.125 euro mensili, consentendo di ottenere un mutuo di circa 250.000 euro.

Questa differenza incide direttamente sulle possibilità di acquisto e sul valore dell’immobile a cui si può accedere. Per molti giovani, infatti, il vero elemento decisivo non è tanto il tipo di tasso, quanto la rata mensile sostenibile. È questo parametro che determina l’importo massimo finanziabile e, di conseguenza, anche la scelta della casa.