Tassi BCE: dazi ed euro forte, i crucci di Lagarde. L’analisi nel Bollettino economico
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Politica monetaria, inflazione, crescita ed euro sono i punti chiave del nuovo Bollettino economico pubblicato dalla Banca centrale europea, il primo del 2026 da cui emerge un messaggio chiaro: il contesto globale resta complesso e ricco di incognite a causa dell’aumento dei dazi e dell’apprezzamento dell’euro durante lo scorso anno. Andiamo per ordine e vediamo cosa dice l’istituto centrale.
Politica monetaria: la decisione della BCE
In primis la questione politica monetaria. Il Consiglio direttivo, nella riunione del 5 febbraio 2026, ha scelto di lasciare invariati i tre tassi di interesse di riferimento, ribadendo un approccio prudente e guidato dai dati. “Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato – si legge nel Bollettino – seguirà un approccio guidato dai dati, secondo il quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione”. “In ogni caso, il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti gli strumenti di cui dispone nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione si stabilizzi durevolmente sull’obiettivo di medio termine e per preservare l’ordinato funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria”.
Accelerano i mutui alle famiglie
Dalla riunione di metà dicembre del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, l’andamento dei mercati ha registrato un calo dei tassi di interesse, in un contesto però reso più instabile dalle tensioni geopolitiche e commerciali internazionali, che hanno alimentato episodi di maggiore volatilità. Sul fronte del credito, il costo dei finanziamenti alle imprese ha segnato un lieve aumento: a dicembre il tasso medio sui prestiti bancari è salito al 3,6%, rispetto al 3,5% del mese precedente. Un incremento analogo si è osservato anche per le emissioni di obbligazioni societarie. Diversa la situazione per le famiglie: il tasso medio applicato ai nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni è rimasto sostanzialmente invariato, attestandosi al 3,3%. Guardando ai volumi, i prestiti alle imprese hanno continuato a crescere su base annua, con un ritmo del 3% a dicembre, leggermente inferiore al 3,1% di novembre ma superiore al 2,9% di ottobre. Anche il mercato obbligazionario ha mostrato segnali di vivacità, con un aumento del 3,4% nelle emissioni corporate.
Secondo l’ultima indagine sul credito bancario nell’area dell’euro, la domanda di finanziamenti da parte delle imprese è aumentata moderatamente nel quarto trimestre del 2025, soprattutto per esigenze legate a scorte e capitale circolante. Parallelamente, tuttavia, le banche hanno adottato criteri di concessione più restrittivi. Per quanto riguarda invece il credito alle famiglie, i mutui ipotecari hanno registrato un’accelerazione: la crescita annua è salita al 3% a dicembre, rispetto al 2,9% di novembre e al 2,8% di ottobre, sostenuta da una domanda in aumento e da condizioni di accesso al credito più favorevoli.
Un contesto internazionale ancora fragile
La crescita mondiale ha mostrato una buona capacità di tenuta nel terzo trimestre del 2025, grazie soprattutto alla solida espansione negli Stati Uniti e in Cina. Tuttavia, per il trimestre successivo è attesa una lieve attenuazione, anche a causa dello shutdown del governo americano tra ottobre e novembre. Sul fronte commerciale, il quadro resta debole: le importazioni globali hanno rallentato e dovrebbero restare sotto le medie storiche nel breve periodo, complice l’incertezza sulle politiche commerciali e l’aumento dei dazi. A ciò si aggiunge l’apprezzamento dell’euro registrato lo scorso anno, che pesa sulla competitività dell’area. “Le esportazioni dell’area dell’euro restano vincolate dai dazi statunitensi, da un euro forte e da una debole domanda mondiale, e sono diminuite dello 0,1% nei tre mesi fino a ottobre 2025″ si legge nel Bollettino. Nota positiva nel commercio mondiale arriva dai prodotti ad alta tecnologia, inclusi quelli legati all’intelligenza artificiale, che continuano a trainare gli scambi internazionali.
Area euro: crescita moderata ma resiliente
Secondo la stima preliminare di Eurostat, nel quarto trimestre del 2025 l’economia dell’area euro è cresciuta dello 0,3%. A sostenere l’attività è stato soprattutto il settore dei servizi, in particolare informazione e comunicazione. Il manifatturiero ha mostrato una tenuta migliore del previsto, nonostante le difficoltà legate al commercio globale e alle tensioni geopolitiche.
Segnali positivi arrivano anche dalle costruzioni, spinte dagli investimenti pubblici. Il mercato del lavoro continua a rappresentare un pilastro: il tasso di disoccupazione è sceso al 6,2% a dicembre. La crescita dei redditi, insieme a una riduzione del tasso di risparmio delle famiglie, dovrebbe sostenere i consumi nei prossimi mesi. Anche gli investimenti delle imprese sono attesi in consolidamento, con una quota crescente destinata alle tecnologie digitali.
Inflazione in discesa verso il 2%
Capitolo inflazione, a gennaio 2026 l’indice dei prezzi al consumo è sceso all’1,7%, in calo rispetto ai mesi precedenti. Il contributo principale è arrivato dall’energia, con prezzi in forte diminuzione (-4,1%). I beni alimentari hanno invece registrato un lieve aumento. L’inflazione di fondo (al netto di energia e alimentari) è scesa al 2,2%, mentre quella dei servizi si è attenuata al 3,2%. Le misure delle aspettative di inflazione a lungo termine restano ancorate intorno al 2%, un segnale che rafforza la fiducia della BCE nel raggiungimento stabile dell’obiettivo di medio termine. Anche la dinamica salariale mostra segnali di moderazione, pur restando alcune incertezze legate alla componente variabile delle retribuzioni. Ma le prospettive sono incerte.
Prezzi e apprezzamento dell’euro: l’analisi della BCE
Sul fronte dei prezzi difatti l’incertezza rimane elevata. L’inflazione potrebbe rallentare più del previsto qualora l’inasprimento dei dazi riducesse la domanda estera per i prodotti dell’area euro o se economie con capacità produttiva in eccesso aumentassero le esportazioni verso l’Europa. L’inflazione “potrebbe risultare inferiore se, per effetto dei dazi, la domanda di esportazioni dell’area dell’euro si riducesse più di quanto atteso e se i paesi con eccesso di capacità produttiva aumentassero ulteriormente le loro esportazioni verso l’area”. Inoltre, “un rafforzamento dell’euro potrebbe far scendere l’inflazione oltre le attuali aspettative. Anche mercati finanziari più volatili e avversi al rischio potrebbero gravare sulla domanda e ridurre quindi l’inflazione. Per converso, – continua il Bollettino – l’inflazione potrebbe risultare superiore se le quotazioni dell’energia aumentassero in maniera persistente o se catene di approvvigionamento mondiali più frammentate spingessero al rialzo i prezzi all’importazione, riducessero l’offerta di materie prime critiche e accrescessero i vincoli di capacità produttiva nell’economia dell’area dell’euro”.
Quali sono i rischi da considerare
Il quadro in cui si muove l’area dell’euro- sottolinea la Bce nel Bollettino- resta infatti fortemente condizionato dall’instabilità politica internazionale. Un ulteriore aumento dell’incertezza potrebbe frenare la domanda interna, così come un peggioramento del sentiment sui mercati finanziari globali. Nuove tensioni commerciali rischiano di ostacolare gli scambi, interrompere le catene di fornitura e comprimere esportazioni, consumi e investimenti.
Tra i principali fattori di rischio continua a figurare il conflitto avviato dalla Russia contro l’Ucraina, che alimenta instabilità geopolitica e pressioni sui mercati. “Ulteriori frizioni nel commercio internazionale potrebbero causare interruzioni nelle catene di approvvigionamento, ridurre le esportazioni e indebolire consumi e investimenti”. Le tensioni geopolitiche, “in particolare la guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina, rimangono fra le principali fonti di incertezza”.
Esistono però anche elementi che potrebbero rafforzare la crescita oltre le attese. L’aumento della spesa pubblica destinata a difesa e infrastrutture, insieme a riforme orientate alla produttività e a un maggiore utilizzo delle tecnologie innovative da parte delle imprese, potrebbe sostenere l’attività economica e migliorare la fiducia di famiglie e aziende. Allo stesso modo, eventuali nuovi accordi commerciali e un rafforzamento dell’integrazione del mercato unico europeo potrebbero offrire un impulso aggiuntivo.