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Segno più sui listini europei, possibile riduzione quota Tesoro penalizza Poste

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Borse europee sopra la parità in attesa dell’intervento che Janet Yellen terrà questa sera all’Economic Club di New York. A Parigi il Cac40 segna un incremento dello 0,61% mentre lo spagnolo Ibex sale di mezzo punto percentuale. Sostanziale parità per il listino londinese (+0,05%) mentre il Dax avanza dello 0,17%. A Francoforte +0,11% di Deutsche Bank, in scia delle parole all’insegna della cautela pronunciate dal membro del board Karl von Rohr told, e -1,35% di Volkswagen sull’ipotesi di un taglio al dividendo nel 2015.

L’incertezza connessa al refendum sulla permanenza nell’Unione europea potrebbe incrementare il premio richiesto dagli investitori su un gran numero di asset britannici. È quanto è emerso dal report trimestrale elaborato dal Financial Policy Committee (FPC) della Bank of England (BoE). Si tratta di un contesto che “potrebbe portare a un ulteriore deprezzamento della sterlina e influenzare il costo e la disponibilità dei finanziamenti”. La Brexit, continua il Comitato, potrebbe inoltre alzare il premio richiesto per gli asset di Eurolandia e ridurne le prospettive di crescita economica.

A Milano, dove il Ftse Mib segna un calo dello 0,45% a 18.085 punti, spicca il -3,26% di Poste Italiane dopo le indiscrezioni sulla presunta volontà del Tesoro di ridurre la partecipazione al 35 dall’attuale 65 per cento. Tra i bancari lettera su Mps (-4,69%) e nel comparto energetico vendite su Saipem (-5,22%). Perfetta parità invece per Eni in scia ai rumors su possibili cessioni di quote di giacimenti. L’azione del colosso petrolifero snobba così la perdita del merito di credito A: la scorsa settimana Moody’s ha tagliato il giudizio a Baa1 da A3, mentre Standard & Poor’s ha portato il rating a BBB+ dal precedente A-. Secondo quanto riportato da La Repubblica, Eni avrebbe aperto un negoziato con Lukoil per cederle circa il 20% del consorzio di Zohr, la più grande scoperta effettuata in Egitto dal Cane a sei zampe. L’obiettivo dell’Eni è quello di raggiungere i 500 mila barili entro il 2019.

-1,15% invece per CNH, dopo aver annunciato giovedì a mercati chiusi un accantonamento di circa 500 milioni di dollari nel primo trimestre del 2016, e +0,51% di Fiat Chrysler Automobiles. La controllata cinese di FCA richiamerà oltre 60 mila SUV a causa di problemi al sistema frenante.