Scatto dell’Ops su Mediobanca, Mps balza al 27%. Obiettivo minimo vicino
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Come in una lunga staffetta, dopo qualche giorno di stallo l’offerta di scambio di Mps su Mediobanca fa un balzo in avanti con le adesioni che hanno raggiunto 63,5 milioni di azioni, pari a circa il 7,62% del capitale, portando il totale delle adesioni dal 19,44% al 27,06%. Non vi sono conferme ufficiali su chi abbia consegnato questo consistente pacchetto di titoli, ma gli occhi del mercato sono però tutti puntati sul gruppo Caltagirone che al momento non commenta. Il titolo Mps ha aperto in ribasso di 1 punto percentuale con il settore del credito diffusamente debole. Per arrivare all’obiettivo minimo entro la fine dell’offerta manca solo un 8%.
Il ruolo di Caltagirone
Forte di quasi il 10% del capitale di Mediobanca, Francesco Caltagirone è l’unico azionista in grado di imprimere una tale svolta alle adesioni. Il gruppo romano ha poi convintamente sostenuto, da azionista di Mps, la scalata a Mediobanca, contrastando con ancora maggiore fermezza il tentativo dell’ad di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, di mantenere gli attuali equilibri con l’offerta su Banca Generali.
La soglia minima
La prossima settimana Mps dovrebbe riunire il cda per decidere se aggiungere una componente cash alla sua offerta, che viaggia a sconto del 3% rispetto ai corsi di Borsa di Mediobanca. Una mossa che prevederebbe un rilancio di 525 milioni di euro.
In questo scenario, la soglia minima del 35% a cui Siena ha subordinato l’efficacia dell’offerta (che si chiude l’8 Settembre) appare fattibile. L’ad di Mps, Luigi Lovaglio può contare sul supporto certo di Delfin e Caltagirone e di quello abbastanza probabile di Casse di previdenza, Unicredit, Benetton, Amundi, Anima e Tages. Inoltre il rilancio potrebbe convincere gli indecisi e in particolare il mercato, permettendo a Lovaglio di scavallare la soglia del 50% che garantisce il controllo di diritto di Mediobanca.
L’indagine fantasma
Ieri intanto la Procura di Milano ha negato con una nota “di avere aperto un’indagine per concussione a carico di due membri del governo in merito a presunte pressioni esercitate su alcuni soci di Mediobanca perché aderissero all’offerta di Mps e non partecipassero all’Ops su Banca Generali”. A smentire la notizia di Lettera43 è il procuratore di Milano Marcello Viola, che in una nota scrive che le notizie “sono prive di ogni fondamento”. Viola ha spiegato inoltre che “non risultano altresì pervenuti ad oggi a questo Ufficio esposti, da chicchessia provenienti, corredati o meno da registrazioni, che rappresentino i fatti riferiti nell’articolo anzidetto”.
Le sinergie tra Mps e Mediobanca
L’ad Lovaglio decanta da mesi le sinergie potenziali tra Mps e Mediobanca ma il mercato è diviso. Equita Sim, spiega che “l’operazione solleva diversi dubbi”. In particolare: “Il premio riconosciuto risulta modesto, considerando anche la probabile riduzione dell’appeal speculativo sul titolo Mps. Riteniamo difficile identificare sinergie, mentre emerge il rischio di potenziali dissinergie“. Non solo, Equita intravede “difficoltà nel mantenimento e nell’apporto di nuove professionalità all’interno del gruppo risultante, con il rischio di una diluizione delle specificità distintive di Mediobanca”.
Per gli esperti le sinergie lorde sono stimate in 700 milioni di euro, di cui 300 milioni da risparmi sui costi (pari a circa il 20% della base costi), 300 milioni da incremento dei ricavi, 100 milioni da ottimizzazioni nel funding. Gli oneri di integrazione sono pari a 600 milioni lordi, da sostenere nel primo anno. Da considerare anche l’accelerazione nell’utilizzo delle Dta per 2,9 miliardi di euro complessivi, con un impatto stimato di 0,5 miliardi annui a sostegno del mantenimento di livelli di capitale elevati.