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Regno Unito, think tank: con Brexit, crisi Covid-19 & Co. rischia di diventare la nuova Italia

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Il Regno Unito, fresco di divorzio dall’Unione europea con la Brexit, rischia di diventare la nuova Italia: è quanto emerge da un report del think tank Resolution Foundation, riportato in alcuni articoli di Reuters e del Guardian.
Nell’analisi del think tank indipendente si legge che il paese fa fronte a un decennio di importanti sfide, che potrebbero finire con il minare la solidità della sua economia, facendola avvicinare più a quella dell’Italia che a quella del motore dell’economia europea, ovvero della Germania.

Tra le sfide, ci sono sicuramente i problemi legati alla Brexit e quelli che anche altri paesi europei devono affrontare, come l’era post Covid-19, la transizione a un’economia a emissioni zero, l’invecchiamento della popolazione e i cambiamenti tecnologici.
Tutto questo, mentre nell’ultimo decennio il Regno Unito si è caratterizzato per aver sofferto  1) la crescita della produttività più lenta in oltre 120 anni; 2) la mobilità nel mercato del lavoro più debole dagli anni ’30; 3) la disuguaglianza più forte che in qualsiasi altro paese dell’Unione europea, a parte la Bulgaria.
In questa situazione, avvertono gli autori del report, se non ci saranno piani appropriati per superare queste vulnerabilità, il Pil pro-capite britannico si avvicinerà più a quello dell’Italia, che a quello della Germania, entro la fine di questo decennio.
“Il Regno Unito fa fronte ora a un decennio decisivo, con l’era post Covid-19, la Brexit e la transizione verso le emissioni nette zero di agenti inquinanti che si presentano insieme ai grandi cambiamenti in atto nella tecnologia e nella demografia. Questo ha molta più importanza dell’economia. L’eventuale incapacità di superare queste sfide lascerebbe la nazione divisa e più debole”, ha sottolineato Clive Cowdery, fondatore e co-presidente dell’indagine “The Economy 2030” stilata dal think tank Resolution Foundation.
Viene rimarcato nel report come il paese abbia bisogno di un nuovo approccio e che “ciò che rende un nuovo approccio essenziale è la grandezza del cambiamento in arrivo”.
Oltre a presentare le varie sfide, l’analisi fornisce anche qualche precisazione:

  • Covid-19: il risultato della pandemia è che ci sono più persone in smart-working (nel report home working): questo significa che si è allargato il ventaglio delle scelte sullo stile di vita che i professionisti possono fare. Ma significa, anche, che chi guadagna di meno dovrà trovare una nuova occupazione in nuovi ambienti lavorativi.
  • Brexit: il Regno Unito beneficia di una ritrovata libertà di scelta, ma deve anche far fronte a costi più alti nelle sue relazioni con l’Ue, che rimane il suo principale partner commerciale.
  • Emissioni nette zero: la decarbonizzazione creerà opportunità economiche, ma è urgente muoversi. Il Regno Unito dovrà passare dall’installare quasi zero pompe di calore all’anno, all’installarne 3.000 ogni giorno, entro il 2030.
  • Tecnologia: l’arrivo di nuove tecnologie migliorerà ma sconvolgerà anche il tenore di vita. A tal proposito, l’Ocse prevede che un posto di lavoro su sette potrebbe sparire a causa del processo di automazione, nel corso dei prossimi 15-20 anni.
  • Demografia: il rapporto tra le persone che hanno meno di 20 o più di 65 anni rispetto a quelle che hanno un’età compresa tra 20 e 64 anni aumenterà dal 72% al 79% nel periodo compreso tra il 2020 e il 2030: si tratterà del cambiamento più veloce rispetto a qualsiasi altro decennio della prima metà del 21esimo secolo.

Il report ricorda infine che, sebbene il governo di Boris Johnson si sia impegnato a ricostruire l’economia del paese con i vari slogan “build back better”, “level up” e “global Britain”, nessun piano economico è stato ancora sfornato per il raggiungimenti di questi nobili obiettivi.
Vale la pena citare alcuni dati macro recentemente diffusi:
Nel primo trimestre del 2021, quando il Regno Unito era nella morsa del suo terzo lockdown, il Pil è sceso dell’1,5%, stando ai dati riportati dall’Ufficio Nazionale di Statistica.
Sebbene migliore delle stime, il prodotto interno lordo britannico – come ha fatto notare a Reuters Samuel Tombs, economista di Pantheon Macroeconomics – ha dimostrato come il paese sia rimasto indietro rispetto alle altre economie del G7 per il quarto trimestre consecutivo. E’ possibile tuttavia, ha sottolineato Tombs, che il Pil UK cresca del 5% nel periodo compreso tra aprile e giugno. Vedi anche dato produzione industriale.
La Bank of England prevede per il Pil UK una ripresa fino a +7,25% nell’intero 2021, al ritmo più forte dalla crescita alimentata dalla corsa agli armamenti in vista della Seconda Guerra Mondiale; detto questo, nel 2020, anno del Covid e delle misure di lockdown, l’economia britannica è crollata del 9,8%, riportando la contrazione più forte in più di 300 anni.