Ray Dalio vede una mega bolla AI e spiega perché non può non scoppiare
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C’è un pre e un post-AI. Dal lancio di ChatGpt, nell’autunno del 2022, il mondo è cambiato molto con le grandi aziende tecnologiche impegnate in una corsa a perdifiato per dominare il mercato emergente. Il tutto attraverso investimenti monstre.
Il monito di Ray Dalio
Ray Dalio non ha particolari dubbi sul fatto che la tecnologia AI cambierà il mondo, ma ciò che lo preoccupa è la corsa degli investitori a pagare qualsiasi prezzo pur di partecipare alla rivoluzione dell’AI. Intervistato da Bloomberg, il fondatore di Bridgewater ha definito l’attuale fase del mercato come una vera e propria bolla, sottolineando però un aspetto spesso trascurato: essere corretti sulle prospettive di una tecnologia non significa necessariamente guadagnare investendo nelle società che la sviluppano.
L’errore degli investitori
Secondo Dalio, tutte le grandi rivoluzioni tecnologiche della storia hanno generato eccessi finanziari. È accaduto con le ferrovie, con internet e potrebbe accadere nuovamente con l’intelligenza artificiale.
Il problema nasce quando il mercato smette di valutare le aziende sulla base dei risultati economici e inizia a prezzare scenari futuri sempre più ambiziosi. In questa fase le società sono spinte a investire somme enormi per conquistare una posizione dominante, alimentando una “corsa agli armamenti AI” che rischia di comprimere la redditività.
Per Dalio molti investitori stanno confondendo due concetti distinti: scommettere sul successo dell’AI e scommettere sulle azioni delle società legate all’AI. Le due cose non coincidono necessariamente, soprattutto quando le valutazioni diventano molto elevate. Nel concreto le aziende di IA possono raggiungere valutazioni elevate, ma mancano di liquidità per sostenerle.
“Devi spendere un sacco di soldi per conquistare la tua quota di mercato senza preoccuparti se sia troppo o meno, oppure non spendendo abbastanza e perdi la tua quota di mercato”, rimarca Dalio.
Quando scoppia davvero una bolla
L’analisi di Dalio riguarda il meccanismo che porta allo scoppio delle bolle, che solitamente si materializzano nel momento in cui si cerca di monetizzare gli investimenti.
Secondo Dalio una bolla non esplode semplicemente perché i prezzi sono troppo alti. Il detonatore arriva quando gli investitori hanno bisogno di liquidità e sono costretti a trasformare la propria ricchezza finanziaria in denaro contante. “Non si può spendere la ricchezza, bisogna venderla per ottenere denaro”, ha spiegato.
Finché nuovi capitali continuano ad affluire verso gli asset più popolari, il sistema regge. Quando però il flusso rallenta e aumenta il bisogno di liquidità, le vendite iniziano ad autoalimentarsi e le valutazioni possono ridimensionarsi rapidamente.
Tra gli elementi di rischio da non sottovalutare a detta di Dalio c’è anche il grande deficit Usa, che spendono circa 7 trilioni di dollari contro soli 5 trilioni di entrate. Questo deficit costringe a più debito in un mercato obbligazionario già sotto pressione. Il fatto che i tassi long salgano rispetto a quelli short spesso segnali di problemi.
Ma il boom AI è ancora giovane
Nonostante l’avvertimento, Dalio non invita gli investitori a fuggire immediatamente dal settore. Al contrario, ritiene che l’attuale ciclo sia ancora nelle fasi iniziali della bolla e che al momento non siano evidenti catalizzatori in grado di provocarne l’esplosione.
Il fondatore di Bridgewater, che vanta un patrimonio stimato di 21,5 miliardi di dollari secondo il Bloomberg Billionaires Index, osserva che la combinazione tra investimenti record nelle infrastrutture AI, abbondante liquidità e aspettative di crescita straordinarie continua a sostenere il comparto. Proprio per questo il boom AI potrebbe durare ancora a lungo.