Petrolio: prezzi in risalita nella prima seduta dell’ottava
Avvio di ottava con il segno più per le quotazioni del greggio in scia di tre fattori: le trattative sul congelamento dell'output, il calo della produzione statunitense e l'orientamento degli operatori. Dall'accordo di Doha del 16 febbraio con cui Arabia Saudita, Russia, Venezuela e Qatar hanno deciso di bloccare l'ouput i prezzi hanno fatto segnare un incremento a doppia cifra e indicazioni rialziste arrivano anche dall'aggiornamento sulla produzione statunitense, al quinto calo settimanale consecutivo (-33 mila a 9,1 milioni di barili nella settimana al 19 febbraio).
La statunitense Commodity Futures Trading Commission ha annunciato che nella settimana al 23 febbraio gli hedge fund e gli altri speculatori hanno incrementato le posizioni nette lunghe sul Wti (la differenza tra contratti rialzisti e ribassisti) del 14% portandole ai massimi da novembre.
Poco prima dell'avvio degli scambi a Wall Street il Wti, il petrolio made in Usa, segna un incremento dell'1,16% a 33,16 dollari il barile mentre il Brent avanza dell'1,21% a 35,87 dollari.
La statunitense Commodity Futures Trading Commission ha annunciato che nella settimana al 23 febbraio gli hedge fund e gli altri speculatori hanno incrementato le posizioni nette lunghe sul Wti (la differenza tra contratti rialzisti e ribassisti) del 14% portandole ai massimi da novembre.
Poco prima dell'avvio degli scambi a Wall Street il Wti, il petrolio made in Usa, segna un incremento dell'1,16% a 33,16 dollari il barile mentre il Brent avanza dell'1,21% a 35,87 dollari.