1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Petrolio: Fugnoli, “la crisi energetica ci sara’, ma su Marte”

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

“Sul petrolio c’è molta confusione”. Se a dirlo è un economista del calibro di Alessandro Fugnoli, capoeconomista di AbaxBank, si può credergli. “In certi momenti sembra che siamo alla vigilia della terza crisi energetica, in altri sembra che il problema quasi non sussista. Gli stessi operatori della finanza, gestori e trader, di giorno comperano futures di greggio e vendono borse e bond, ma quando escono dall’ufficio non vengono nemmeno sfiorati dall’idea di spegnere la luce o di prendere l’autobus se fino al giorno prima usavano l’auto o il motorino. La crisi energetica ci sarà, ma probabilmente su Marte”, scherza Fugnoli, sgombrando il campo da alcuni luoghi comuni molto recenti. Il primo è che in termini reali il prezzo di oggi è ancora al di sotto di quello degli anni Settanta. “La cosa è vera e falsa al tempo stesso”, sostiene Fugnoli. “In dollari 2005 il greggio toccò, durante la prima crisi del 1973-74, i 37 dollari, 20 meno di oggi. Poi se ne stette per tre anni tra i 40 e i 50. Con la rivoluzione iraniana il greggio fu sospinto fino agli 88 dollari, ma la media del periodo 1978-82 fu intorno ai 70. Il problema, però, non è di capire se i discorsi sugli anni Settanta siano veri o falsi. Il problema è invece che gli anni Settanta furono l’orrore assoluto per i mercati finanziari. L’SP 500 varrebbe oggi 400 e non 1190 con i multipli che erano in uso in quegli anni”, spiega l’esperto. Il secondo luogo comune dice che non è il caso di agitarsi perchè di petrolio ce n’è in giro tantissimo. “L’abbondanza di riserve fossili è infatti certificata anche da Greenspan nel suo breve e succoso discorso di San Antonio. Tra asfalti canadesi e venezuelani e gas dell’Artico possiamo stare tranquilli per secoli, non per decenni. Ce n’è per tutti, Cina e India comprese”, tranquillizza il capoeconomista di AbaxBank. Un terzo luogo comune dice che Goldman Sachs afferma che il greggio andrà a 105 dollari. “L’ipotesi di 105 non è affatto irragionevole. Tra l’altro è abbastanza vicina, in termini reali, al picco del 1981”, sgombra il campo Fugnoli. “Nel caso specifico dello studio, tuttavia, non siamo di fronte a un ragionamento causa-effetto, ma a una pura ipotesi. Tutto si aggiusterà, quindi, ma passando per prezzi più alti di quelli di oggi. L’importante, come la Fed ha sottolineato più volte negli ultimi mesi, è che gli aumenti siano regolari”, tranquillizza per l’ultima volta.